Joël Camathias: «Max grande campione, ma capisco la rabbia Mercedes»

A qualche giorno di distanza, il rocambolesco finale del Mondiale di Formula 1 e l’incoronazione di Max Verstappen fra le polemiche fanno ancora parlare, nonostante il ritiro di tutti gli appelli da parte della Mercedes abbia formalmente chiuso il discorso. Abbiamo chiesto un parere sull’accaduto a uno che se ne intende, Joël Camathias, il pilota ticinese forte di una pluriventennale esperienza sulla scena internazionale.
Joël, a botta calda, come l’hai vista? Risultato giusto?
«Premetto che non sono tifoso né di Verstappen né di Hamilton e che la prima cosa da dire è che qualsiasi dei due sarebbe stato un grande campione, al termine di una stagione stupenda, aspramente combattuta, che ha entusiasmato gli appassionati e ha riportato la Formula 1 ai tempi d’oro dei grandi duelli. Un duello che ha riproposto un confronto antologico in ogni sport, quello fra il campione pluriaffermato, nel pieno delle sue capacità e che non vuole farsi da parte, e il giovane arrembante, pieno di talento e ambizione, che non guarda in faccia a nessuno...».
Un passaggio di consegne, dunque?
«Forse sì, ma di questo avremo conferma in futuro. Certo è che l’istinto di vittoria di Verstappen, oltre che il talento e la velocità, è impressionante. I numeri (vittorie, tempi, sorpassi) gli danno ragione, pur avendo avuto, oggettivamente e sull’arco dell’intera stagione, una vettura leggermente inferiore».
Restano, però, i tanti episodi polemici vissuti durante la stagione e i pasticci della direzione gara, soprattutto nell’ultima e decisiva gara...
«Sì, quanto è successo ad Abu Dhabi lascia perplessi, anche se la suspense è stata mantenuta sino all’ultimo. Hamilton aveva costruito una gara perfetta, come guida e strategia, ed era avviato verso una vittoria sicura. C’è voluta quella sfortunata safety-car per rovinare tutto. L’opinione che me ne sono fatto, dopo aver parlato anche con qualche direttore di gara che conosco, è che l’episodio poteva essere gestito meglio. Col senno di poi, è facile dire che sarebbe stato più giusto dare bandiera rossa, fermare la gara, consentendo a tutti di montare gomme fresche, e garantendo uno sprint finale di 5-6 giri ad armi pari, che sarebbe stato da sballo. Far uscire la safety-car, invece, penalizza sempre il leader, perché perde il vantaggio che aveva e non si sa mai esattamente quando la gara riprenderà, specie sui circuiti un po’ esotici dove i commissari sono molto più lenti e addestrati che in Europa. E poi quell’esitazione su cosa fare dei doppiati, per alla fine far passare solo quelli fra Max e Lewis, nello stesso giro in cui la safety-car sarebbe uscita di scena, è apparsa stramba. Non del tutto in linea col regolamento, che comunque il direttore di gara ha facoltà di interpretare e applicare secondo le circostanze».
Conclusione?
«Capisco la rabbia della Mercedes ma ha fatto bene a rinunciare ai tribunali, per la buona immagine sua e dello sport. Verstappen non ha comunque rubato nulla, è un degnissimo campione. Quando si saranno raffreddate le emozioni, la Formula 1 ne uscirà più forte di prima, ma il potere sportivo farà bene a mettere ordine su come si applicano le regole e forse anche su chi ha ruoli determinanti».