Formula 1

Kimi Antonelli, il giovane campione con l’arma segreta della semplicità

Il pilota italiano della Mercedes ha conquistato il Mondiale a poco più di 20 anni – Il bolognese ha assimilato prima e meglio di tutti il nuovo regolamento introdotto nel 2026 – Toto Wolff ha così vinto la sua scommessa
©Fernando Llano
Pino Allievi
Pino Allievi
02.11.2026 06:00

C’è un particolare che mi ha molto colpito, nell’anno magico di Kimi Antonelli. È emerso nelle giornate di vigilia del Gran Premio d’Italia a Monza, quando il futuro campione del mondo stava vivendo un momento difficile perché in gara avrebbe montato un motore nuovo (dopo i quattro «esauriti» nei precedenti GP) per cui sarebbe scattato in fondo allo schieramento. Una situazione delicata, con gli avversari pronti a sbranarlo, sottraendogli punti preziosi. A cominciare da George Russell e Lewis Hamilton, i primi inseguitori.

Il giovedì, alla vigilia delle ostilità, Toto Wolff aveva cercato di rincuorarlo: «Monza è una pista veloce, c’è la possibilità di sorpassare e recuperare posizioni». Kimi aveva ascoltato in silenzio, poi cambiando discorso si era rivolto alla persona che gli cura le relazioni: «Quando arrivano i ragazzi? Chiamami subito, è un appuntamento a cui tengo molto». Non si trattava di un meeting con sponsor o vip. Tutt’altro. Antonelli attendeva i ragazzi autistici di Pizza Aut, con i quali si è poi intrattenuto con cordialità e affetto, come già era accaduto altre volte: «Abbiamo la stessa età, io ho avuto più fortuna di loro…».

Una scelta azzeccata

Un privilegiato, Kimi Antonelli, consapevole che fuori dal paddock esiste il mondo vero con tutte le sue luci e le sue fragilità. Due giorni dopo, i ragazzi di Pizza Aut hanno festeggiato il trionfo dell’italiano, da ultimo a primo. Tifosi diversi per un ragazzo normale con le stimmate del fenomeno, cresciuto in una famiglia solida, il papà proprietario di un team di auto da corsa GT, la madre casalinga, la sorellina Maggie che va ancora a scuola. Gente comune, con la tipica bonomia bolognese e la scelta fiscale di trasferirsi a San Marino, a due passi da casa, con le stesse atmosfere e la stessa lingua. Il mare per la moto d’acqua, i campi da tennis (è amicissimo di Sinner), la pista di kart per non perdere l’abitudine.

«Adesso tutti vogliono Antonelli, abbiamo richieste per farlo presenziare a conferenze, talk show, eventi. Dobbiamo proteggerlo con qualche “no”, altrimenti lui andrebbe ovunque»: le parole di Toto Wolff, che lo volle nell’alveo Mercedes quando Kimi aveva 11 anni e correva nei kart, sono quelle del suo scopritore che ora teme, per il «figlio» adottivo, uno sconfinamento abbagliante e pericoloso verso il jet set e le lusinghe dei palcoscenici after hour.

La Ferrari, quando Kimi era un campioncino in erba, lo rifiutò. La Mercedes lo ha invece accolto a braccia aperte investendo su di lui 10 milioni di euro per pagargli le corse nelle categorie minori e i test pre-F1, in attesa del debutto all’inizio del 2025. Nel consiglio di amministrazione della marca di Stoccarda ci fu chi criticò severamente Wolff a metà dello scorso anno, quando Kimi era in crisi: «Che cosa ce ne facciamo di quel ragazzino che abbiamo preso al posto di Hamilton? Dovevamo ingaggiare un pilota con più esperienza», furono le parole che circolarono. Toto ha tenuto duro e oggi la Mercedes ha il nuovo campione del mondo a costo quasi zero. Nel 2026, Kimi ha avuto un ingaggio di 3 milioni di euro contro i 25 del compagno di squadra Russell e i 55 di Hamilton nell’ultimo anno con la Casa tedesca: anche a livello di business, la scelta di Antonelli è stata un affarone.

Questione di adattamento

Con Kimi si è aperta una nuova era che lui ha inaugurato interpretando meglio di chiunque altro il regolamento che prevede macchine nelle quali la potenza (oltre 1.000 cavalli complessivi) viene distribuita al 50% tra motore elettrico e motore termico. Un matrimonio che obbliga i piloti a una guida contro natura, togliendo il piede dal gas in certe curve (invece di tenerlo giù), al fine di recuperare energia e ricaricare la batteria, costringendoli poi a equilibrismi inusuali negli altri tratti di pista. Non è un videogioco, è un’alchimia tra cervello e guida che Kimi ha assimilato prima e meglio di tutti, facendo la differenza poi nella velocità, nel controllo di macchina, nel modo di consumare le gomme meno dei rivali, nelle strategie che lo hanno visto prendere sempre il largo ogni volta che si è trovato al comando. Lontano, irraggiungibile. E, ancora a proposito di velocità, che dire delle magiche pole position del sabato?

Ci troviamo davanti a un campione che ha scombussolato ogni gerarchia: «Analizzando le sue gare, dobbiamo ammettere che Antonelli, sino a questo momento, si è comportato meglio di due mostri sacri come Senna e Schumacher, è incredibile!», ha commentato Jody Scheckter, campione del mondo con la Ferrari nel 1979.

Il titolo di Antonelli è arrivato dopo 42 Gran Premi, all’età di 20 anni, 2 mesi e 7 giorni, cifre che lo collocano in cima alla classifica dei più giovani iridati. Ha battuto personaggi come Russell, 28 anni e 128 gare più di lui; Hamilton, 41 anni e 356 gran premi in più; Leclerc, 29 anni e 147 corse in più. Numeri da brivido perché Kimi è agli inizi dell’avventura, pronto a stupirci ed emozionarci per chissà quanto altro tempo, col sorriso gentile, quell’aria un po’ cosi e un’arma micidiale, sconosciuta a tanti campioni, che forse è il suo vero segreto: la semplicità.