Formula Uno

Kimi e quei ventisei sorpassi per entrare nella storia

Diciannovesimo in griglia, primo al traguardo: Antonelli vince il Gran Premio d’Italia a Monza firmando un’impresa d’altri tempi – Russell completa la doppietta della Mercedes, la cui superiorità resta immutata - Delude la Ferrari
© KEYSTONE/DANIEL DAL ZENNARO
Pino Allievi
Pino Allievi
06.09.2026 21:00

Scattare per ultimo (o quasi) e arrivare primo: sono cose che in Formula 1 si sono viste nella notte dei tempi e che nell’automobilismo moderno sembravano impossibili. Invece è successo ad Andrea Kimi Antonelli, che trionfando a Monza dopo una rincorsa impreziosita da 26 sorpassi ha offerto una dimostrazione di superiorità che lo proietta tra i più grandi di ogni epoca, da Fangio a Prost, Lauda, Senna, Schumacher, Hamilton, Verstappen. Un’affermazione impegnativa da parte di chi scrive (!), ma la realtà è che Antonelli, oggi, ha la F1 ai suoi piedi e continua a strabiliare sia gli altri sia – come riconosce con felice ironia – sé stesso. Perché corre con una leggerezza che fa sembrare tutto facile, scontato, cominciando dal modo in cui sorpassa campioni affermati e poi prende il largo con disinvoltura. Un comportamento facile per chi ha un talento fuori dal comune e una freddezza da campione consumato, quando ha invece solo vent’anni ed è solo agli inizi, avendo debuttato nella scorsa stagione. E poi ha una qualità rara: è umile, gentile, non fa scorrettezze, ma quanto a «visione» di gara è da un lato lucidissimo e dall’altro cinico quanto basta.

Strategia chirurgica

Scattare diciannovesimo e ritrovarsi primo al traguardo dopo una strategia chirurgica che lo ha fatto diventare leader a tre passaggi dal termine è stato uno spettacolo talmente avvincente da trascinare nell’entusiasmo anche il popolo ferrarista, depresso dall’incidente spaventoso di Leclerc e dalle evidenti difficoltà di Hamilton, che non riusciva neppure a lottare per il terzo gradino del podio.

L’uno-due di Antonelli e Russell dimostra la superiorità immutata della Mercedes, nonostante il tanto atteso motore evoluto della Ferrari, denominato Aduo2. Ma dimostra pure l’armonia che si è creata – e non ci sono garanzie che permanga – all’interno del team anglo-tedesco, dove sinora non sono state fatte preferenze, anche se Antonelli domina e Russell arranca. L’inglese proprio a Monza ha disputato una corsa eccellente, vissuta – dopo la seconda partenza – sempre con le Pirelli più dure, ma nulla ha potuto contro Antonelli che nel momento in cui c’è stata la Virtual Safety Car ha montato le gomme Medie, risultando velocissimo nell’ultimo tratto di gara. C’è da dire che se fosse stato Russell a effettuare il cambio, probabilmente il risultato finale sarebbe stato diverso, però lo stesso George ha ammesso che nessuno in quel momento poteva garantire quale fosse la strategia migliore. Il sorpasso di Kimi a Russell, ideale passerella verso un possibilissimo Mondiale, è stato accolto da un boato pari a un gol di Maradona in una finale mondiale.

Che spavento per Leclerc

Verstappen, giunto a 14’’7 da Antonelli, è stato aggressivo nella prima parte di corsa, poi si è rassegnato. Quarta e quinta sono giunte le McLaren – mai competitive – di Norris e Piastri, dopo di che al sesto posto troviamo finalmente la Ferrari di Hamilton, staccata da 24’’6, veloce a tratti però inconcludente come strategia e soprattutto – a detta di Lewis – lenta nei rettilinei e incapace di far funzionare le gomme, per cui sempre precaria nell’aderenza. Doveva essere una Ferrari da far tremare il mondo, da fare sfracelli con l’Aduo2. Invece Hamilton non ha potuto mai attaccare e il sesto posto è il suo piazzamento peggiore dell’anno, insieme con quelli di Miami e Singapore. Quanto a Leclerc, dapprima ha buttato fuori Hamilton alla prima chicane, subito dopo il via, e poco dopo è andato a sbattere con violenza e paura (per fortuna nessun danno fisico) alla Parabolica per un errore dovuto alla foga di non rassegnarsi a una gara da comprimario. Da un lato è mancata la macchina, quindi. Ma dall’altro è mancata la disciplina all’interno della squadra, perché non è accettabile che per due gare di fila i piloti litighino in pista in quanto, forse, non esistono ordini precisi di squadra. Parole al vento: Monza ha detto senza mezzi termini che il mondiale 2026 del Cavallino è oramai un sogno e il futuro è avvolto nelle nebbie. Come accade da anni, del resto.