Mercedes, Red Bull e una zona grigia che spacca il paddock

La stagione 2026 della Formula 1 era già destinata a far parlare di sé più di quelle che l’hanno preceduta. Una delle prime grandi dispute tecniche è però emersa ancor prima che il campionato prendesse il via. Anzi, ancor prima che le vetture del prossimo anno venissero svelate al pubblico. Tutti, o quasi, si ricorderanno che il Mondiale che partirà il prossimo inizio di marzo sarà una novità assoluta, dato che entreranno in vigore i tanto attesi regolamenti del 2026. Ed è proprio da uno di questi che è scaturita la diatriba all’interno del paddock. Al centro della discussione c’è la normativa che stabilisce le nuove linee guida delle power unit, ovvero le complesse unità propulsive ibride che combinano un motore a combustione interna con sistemi elettrici molto sofisticati. Nel caso specifico, è stato introdotto un limite più basso al rapporto di compressione del motore a combustione interna, fissato ufficialmente a 16:1, rispetto al precedente 18:1 che era in vigore fino al 2025. Il rapporto di compressione è la relazione tra il volume totale della camera di combustione quando il pistone è in basso e quando è in alto. Più è alto, più il motore è efficiente. La modifica introdotta dalla FIA si inserisce nel pacchetto di misure atte a bilanciare potenza e sostenibilità, “indebolendo” un po’ il motore endotermico per valorizzare l’apporto elettrico che ora rappresenta circa metà della potenza totale delle vetture.
Questione di temperatura
I team di F1, ovviamente, mirano invece a creare delle monoposto quanto più possibile veloci e performanti. E per farlo, studiano ogni minimo particolare e giocano su tutti i dettagli. Se una scuderia perfeziona anche solo un piccolo aspetto meglio delle altre, questo può portare a un vantaggio che in pista si rivela decisivo. Ed è proprio nel particolare relativo al rapporto di compressione del motore che, per ora, solo due team hanno trovato una sorta di zona grigia in cui muoversi, interpretando a loro modo il regolamento della FIA. Il rapporto di compressione deve essere misurato secondo una procedura dettagliata nel documento di omologazione della power unit, e questo controllo deve essere eseguito quando la vettura è fredda, cioè con il motore fermo, fuori pista. Solo in questo momento si può valutare se i valori della monoposto sono conformi alle regole oppure no. Quando invece la macchina è in moto, e di conseguenza la sua temperatura è più elevata, i valori cambiano. Questo perché i materiali metallici di cui è composto il motore si espandono termicamente quando sale la colonnina di mercurio, modificando le distanze interne tra pistone e testa del cilindro. Potenzialmente, dunque, possono portare il rapporto di compressione ben oltre il limite di 16:1. Secondo i calcoli degli ingegneri, in pista le dilatazioni potrebbero addirittura far balzare il valore intorno a 18:1, misura permessa fino all’anno scorso, con un possibile vantaggio in termini di potenza di circa 10-15 cavalli. Il guadagno in pista si attesterebbe intorno a qualche decimo di secondo sul giro. Pazzesco.
La FIA per ora non si muove
Sono Mercedes e Red Bull Powertrains - ovvero il nuovo partner di Red Bull che dal 2026 produrrà i motori per il team austriaco staccatosi dalla lunga e fruttuosa collaborazione con Honda - i due costruttori che hanno scoperto la zona grigia. Contro di loro, si sono invece scagliati lo stesso produttore giapponese, la Audi e la Ferrari, costruttori che finora non hanno adottato soluzioni simili. A loro dire, se il rapporto di compressione supera i 16:1 in qualunque momento, allora si andrebbe incontro a una violazione della regola. Per questa ragione, stanno continuando a pressare la Federazione al fine di chiarire la situazione o modificare la norma. La posizione di Mercedes e Red Bull non è tardata ad arrivare ed è stata lapidaria: finché il motore risulta conforme ai parametri di compressione misurati a temperatura ambiente, non c’è alcuna violazione delle regole. E la FIA finora ha confermato che i controlli seguiranno la procedura indicata nelle nuove regolamentazioni, sottolineando che il testo in vigore dal 2026 non impone test a temperature elevate, né vieta formalmente che la compressione vari in funzione della temperatura di esercizio. La questione, tuttavia, è lungi dall’essere risolta, dato che la FIA ha lasciato aperto uno spiraglio sostenendo che in futuro si potrebbero considerare modifiche alle procedure di misurazione o addirittura alle regole stesse se si ritenesse necessario. Così fosse, o se la Federazione dovesse giudicare illegale il meccanismo, Mercedes e Red Bull si troverebbero davanti a una scelta estremamente penalizzante, che potrebbe compromettere la loro stagione. Le power unit sono infatti già omologate, ritoccarle è dunque in compito pressoché impossibile. Se invece la FIA decidesse che fino al 2027 non si tocca il regolamento, per chi ha “sbagliato” l’interpretazione il Mondiale 2026 potrebbe dunque altamente risultare una scommessa persa.
Una bella gatta da pelare, insomma. E tutto ancora prima che inizi una delle più attese e chiacchierate stagioni nella storia della F1.
