Nessun miracolo di Newey, l’Aston Martin fa saltare i nervi

Se chi ben comincia è già a metà dell’opera, allora l’Aston Martin ha ancora molta strada davanti prima di poter presentare il proprio capolavoro. Non è certo una sorpresa che la scuderia inglese abbia iniziato il nuovo anno tra molte difficoltà. Il ritardo nella preparazione della vettura e il conseguente poco tempo sfruttato in galleria del vento avevano già posto le basi per un avvio di stagione in salita. Da allora, però, la situazione non ha fatto che complicarsi. La collaborazione con il motore Honda non sta producendo i risultati sperati. Al contrario, rischia di affondare il team di Silverstone ancor prima che prenda il via una stagione che era stata presentata come quella della svolta. «Abbiamo costruito una squadra che lotterà per il Mondiale». Così, appena cinque mesi fa, Lawrence Stroll, patron dell’Aston Martin, celebrava l’arrivo del «genio» Adrian Newey, strappato alla feroce concorrenza di Ferrari e Mercedes. Un team talmente competitivo che con ogni probabilità in Australia ritirerà entrambe le vetture prima della bandiera a scacchi.
Quel nuovo motore Honda
Il motivo è presto detto. La monoposto verde è praticamente inguidabile a causa delle violentissime vibrazioni che produce. Una condizione talmente critica che, verosimilmente, né Lance Stroll né Fernando Alonso riusciranno a portarla fino al traguardo. Il campione spagnolo ha ipotizzato di poter resistere al volante per non più di 25 giri. Ancora meno quelli che avrebbe indicato il canadese, figlio del patron: appena quindici.
Durante una conferenza stampa durata quasi venti minuti - circa lo stesso tempo che probabilmente resteranno in pista le sue monoposto domenica - l’ingegnere Adrian Newey, protagonista della gloria in Red Bull, ha spiegato che le vibrazioni generate dal motore Honda sono così intense da rappresentare un serio problema per la sicurezza dei piloti. «Esse vengono trasmesse fino alle dita del conducente, rischiando di comprometterne in modo permanente il sistema nervoso delle mani», ha dichiarato l’ingegnere britannico. Un problema, insomma, tutt’altro che marginale. «Il propulsore è la fonte delle vibrazioni, le amplifica. Questo provoca alcuni problemi di affidabilità che dobbiamo correggere. Ma il nodo principale rimangono le sollecitazioni che raggiungono le dita del pilota. Finché non troveremo una soluzione dovremo limitare pesantemente il numero di giri percorsi in gara». Accidenti, il Mondiale deve ancora iniziare e l’Aston Martin già mette in conto di ridurre al minimo la permanenza in pista.
A regime ridotto
I due piloti non hanno nascosto la loro preoccupazione. Alonso è apparso particolarmente irritato dopo i difficili test in Bahrein, durante i quali la squadra ha completato pochi giri e sempre a regime ridotto. Lo spagnolo, tra qualche mese 45.enne - sa bene di non avere troppo tempo da dedicare allo sviluppo di un progetto che rischia di trasformarsi nell’ennesima scommessa fallita. Al momento, però, le alternative sono poche. Le monoposto verdi non permettono nemmeno di raggiungere la potenza massima. «Il motore non è in grado di arrivare a 250 kW di potenza elettrica, figuratevi i 350 kW richiesti dal regolamento», avrebbe confidato Adrian Newey durante la F1 Commission, secondo un’indiscrezione firmata BBC. In altre parole: la batteria non si carica e la vettura non può completare più di una decina di giri.
Alla vigilia della tappa australiana, Alonso ha comunque cercato di mantenere un certo ottimismo. «Non è doloroso e non è complicato controllare la macchina. L’adrenalina è sempre molto più forte di qualsiasi dolore. Se stessimo lottando per la vittoria, potremmo restare in macchina per tre ore». Molto meno rassicurante il giudizio del compagno di squadra: «È come essere fulminati su una sedia elettrica». Il problema non è un semplice scuotimento meccanico, ma una risonanza che la struttura della vettura non riesce a smorzare, trasformando le frequenze del motore in impulsi violenti che raggiungono il pilota attraverso sedile e volante.
Il genio ci crede
E ora? Con pochi giorni a disposizione, è plausibile che i primi Gran Premi stagionali si trasformino in una sorta di test, con i piloti costretti a percorrere pochi giri prima di rientrare mestamente ai box per evitare un ritiro quasi inevitabile. Il nuovo team principal dell’Aston Martin resta comunque fiducioso: «Con un po’ di tempo non vedo alcun motivo, nell’architettura della vettura, per cui non possiamo diventare competitivi». Newey, insomma, ci crede. E ripone grande fiducia anche nella capacità di Honda di ribaltare l’andamento della stagione. Il tutto, tuttavia, è reso più complicato dal ritardo nella produzione della monoposto di cui accennavamo in precedenza. Un ritardo che ha lasciato il team con pochi pezzi di ricambio a disposizione in pista, con il doppio appuntamento Australia-Cina che rischia di trasformarsi in un incubo ancor prima del via.
