Nadia Battocletti si racconta: «Le medaglie, la carne di struzzo e il sostegno di un papà allenatore»

Domenica, tra le stelle di GalAthletics, ci sarà anche Nadia Battocletti, regina europea dei 5.000 e dei 10.000 m, nonché campionessa mondiale indoor dei 3.000 m. Al Comunale di Bellinzona (posti seduti «sold out», restano quelli in piedi) si cimenterà nei 1.500 m, andando a caccia del primato italiano. La 26.enne della Val di Non è intervenuta in videochiamata alla conferenza stampa del meeting sopracenerino.
Dalla crisi alla doppietta
Il collegamento è instabile, qua e là l’immagine si congela, ma il sorriso di Nadia è sempre nitido. È lo stesso sorriso con cui l’azzurra ha tagliato il traguardo degli Europei di Birmingham lo scorso 14 agosto, formando la «V» di vittoria con le dita. Anzi, il «2» di doppietta: oro nei 5.000 m, oro nei 10.000 m. Come a Roma nel 2024, anno che le mise al collo pure un argento olimpico a Parigi.
Il 2026 della mezzofondista italiana è iniziato in marzo con l’oro nei 3.000 m ai Mondiali indoor di Torun. Poi, però, la primavera di Nadia ha preso una strana piega. In giugno, dopo un 5.000 concluso nelle retrovie al Golden Gala di Roma, sono emersi valori di ferro e ferritina molto bassi. «Correndo a un ritmo di 3 minuti al chilometro, non riuscivo a fare 100 metri», racconta. «Questa sensazione, a un mese e mezzo dagli Europei, non è stata facile da mandare giù. Il mio team era ottimista, io meno. Ma il fatto di essermi rimboccata le maniche e di aver sofferto negli allenamenti, cercando di portarli a termine, mi ha dato più forza per affrontare le difficoltà in gara. A Birmingham sono arrivata un po’ tesa, ma dopo i 5.000 mi sono rasserenata e tutto è andato per il meglio anche nei 10.000».
Una dieta inusuale
Tra i segreti di Battocletti c’è anche un allevatore di struzzi della Valsugana. «Avere valori molto bassi di ferro e ferritina poco prima di affrontare cinque settimane in altura mi ha obbligata a lavorare tanto sull’alimentazione, oltre che sull’integrazione di pastiglie». Da qui l’idea dello struzzo: «È una carne ricca di ferro, con valori di colesterolo più bassi del cavallo e meno grassi del cervo», spiega Nadia. «Ogni martedì, quando scendevo a Trento per andare in palestra, passavo a ritirare il mio ordine da questo allevamento a gestione familiare. Da quando ne ho parlato pubblicamente, molta gente si è incuriosita». Il gusto? «Un po’ forte, ma buono».
Papà allenatore
Forte e buono, anzi, buonissimo, è il legame di Nadia Battocletti con il suo allenatore. Ovvero papà Giuliano, ex maratoneta. «Abbiamo un rapporto molto bello e sereno», racconta la campionessa. «Ne ho avuto conferma quest’anno, nei momenti di difficoltà. È lì che si scoprono davvero le persone. Papà mi è stato molto vicino e mi ha capita, sostenendomi in tantissimi modi. Avevo già piena fiducia in lui. Ora, se possibile, ne ho ancora di più. Quando entro in pista per una gara, lui mi lancia sempre un urlo dalle tribune, così capisco in quale zona dello stadio è seduto. E quando gli passo davanti, mi spinge sempre. Lo considero un complice e in futuro vorrei correre le maratone, proprio come faceva lui. L’idea c’è. Credo che sia il finale di carriera ideale di ogni mezzofondista prolungato».
Sprint impressionanti
Agli Europei di due settimane fa, Battocletti ha sbaragliato la concorrenza con delle impressionanti accelerazioni finali. Ad esempio, ha corso gli ultimi 200 m dei 10.000 in 28 secondi. Dei veri e propri sprint, nonostante i tanti chilometri già accumulati nelle gambe: «La progressione finale è sempre stata parte di me, sin da quando ero piccolina», spiega Nadia. «Quest’anno, poi, abbiamo lavorato anche in palestra sul cambio della velocità, soprattutto del piede». A Bellinzona, però, l’azzurra si cimenterà nei 1.500 m. Una specialità che si affronta a un’intensità costantemente elevata, con dinamiche molto diverse rispetto a 5.000 e 10.000 m. «Sono abituata a correre tanti giri di pista, farne solo tre è più divertente», scherza. «Quando è arrivata l’opportunità di correre i 1.500 m a Bellinzona l’ho colta al volo. Non è una gara che sento pienamente mia, il che mi permette di sbizzarrirmi un po’. Testarmi su questa distanza mi aiuta a velocizzarmi e a concentrarmi su aspetti che, se facessi solo 5.000 e 10.000, non curerei. La scelta di venire a Bellinzona nasce innanzitutto dalla qualità del meeting e dell’organizzazione. Prima degli Europei ero un po’ insicura, non sapevo se avrei avuto le forze. Dopo Birmingham, però, ho sentito tanta energia. Sono riuscita a riconcentrarmi e a organizzarmi per essere pronta. Quando si scelgono i vari meeting, si valutano anche le disponibilità che mettono in atto: ecco, il fatto che GalAthletics mi permetta di provare a fare un record, o comunque di gareggiare forte, è un aiuto enorme».
A caccia del primato
Il record italiano sui 1.500 m è di 3’58’’11 ed è stato stabilito da Sintayehu Vissa nel 2024. «La voglia di provare a batterlo c’è, ma quando scendo in pista non ho mai l’obiettivo del tempo», spiega Battocletti. «Il mio vero traguardo è correre bene e seguire tutti i passaggi alla perfezione. Voglio entrare in gara serena, rimanere attaccata al treno e chiudere il più forte possibile. L’anno scorso ci sono arrivata molto vicina e, dato che nella prima parte di questa stagione non ho potuto affrontare questa specialità come avrei voluto, domenica proverò a dare il 101%. Del resto, avere diversi obiettivi durante l’anno mi aiuta a rimanere concentrata su quello che devo fare».
Unione di culture
Madre marocchina, padre trentino convertito all’Islam, Nadia è una musulmana praticante. Come ha spiegato in passato, per un’atleta di alto livello il Ramadan è soprattutto una questione di disciplina e autocontrollo. La sua storia personale si integra perfettamente in una squadra azzurra forte e multietnica – come lo è quella rossocrociata –, in grado di veicolare messaggi positivi e di essere un ponte tra le culture: «Ma tra noi atleti, questo non è mai un argomento di discussione», ci risponde Nadia. «Preferiamo parlare di sport e di performance».
