Nuova accusa di doping per Alex Schwazer: «Sono innocente, ma non mi difenderò, non ho più la forza»

Nuove accuse di doping per Alex Schwazer: a lanciarle è l'agenzia nazionale antidoping tedesca, che ha avviato un procedimento nei confronti del marciatore italiano, sospeso in via cautelare. A Schwazer, durante i campionati tedeschi di marcia su strada, sono state rilevate tracce di Eritropoietina «sia nei campioni di urina, sia in quelli di sangue».
L'accusa
L'Agenzia nazionale antidoping tedesca (NADA Germania), con un comunicato, informa di avere avviato un procedimento di gestione dei risultati sulla base del Codice mondiale Antidoping (WADC21) e delle norme antidoping della Federazione tedesca di atletica leggera (DLV) nei confronti di Schwazer a causa di una possibile violazione delle norme antidoping. La NADA ha disposto la sospensione provvisoria dell’atleta e ha presentato una denuncia alla Procura competente ai sensi della legge antidoping.
La stessa sostanza del 2012
Alex Schwazer è risultato positivo nei test di sangue e urine all’Eritropoietina, conosciuta comunemente come Epo, la stessa sostanza a cui era risultato positivo ai Giochi di Londra 2012. È la terza volta nella carriera che l'atleta italiano, oggi 41.enne, risulta positivo a un controllo antidoping post gara ai campionati tedeschi sulla distanza di maratona dove, lo scorso 27 aprile, l'ex campione altoatesino aveva stabilito il record italiano della maratona di marcia in una gara valida per i campionati tedeschi tenutasi sulle strade di Kelsterbach. Oro nella 50 km alle Olimpiadi di Pechino 2008, poi finito nel tunnel delle squalifiche per doping (3 anni e nove mesi dal 2012 e 8 anni dal 2016), nell'aprile scorso si era imposto nella gara tedesca in 3h01'55'', primato nazionale italiano sui 42 chilometri e 195 metri. Un risultato che l'aveva fatto sperare nella convocazione con l'Italia per l'Europeo di marcia a Birmingham del prossimo agosto. Una convocazione non arrivata.
Schwazer: «Sono innocente, ma non combatterò più»
L'atleta italiano ha convocato per le 16 una conferenza stampa, a Bolzano. Un incontro dal carattere «importante», convocato prima ancora che la notizia fosse resa nota da Giulia Mancini, la storica manager di Alex Schwazer. «Siamo la squadra storica e saremo sempre vicino a lui», ha dichiarato, prima di lasciare la parola all'atleta. «Venerdì mattina ho ricevuto una mail, una notifica che incredibilmente parla di positività all'Eritropoietina per la gara che ho fatto in Germania ad aprile», ha detto Schwazer. «Io sono innocente, non ho assunto Epo, né altre sostante vietate. Stavolta non mi difenderò più perché non ho più la forza di farlo. Ormai ho 41 anni, una bellissima famiglia, la mia vita. Un lavoro che non ha nulla a che fare con lo sport agonistico. Non voglio rimettermi in una battaglia che mi può anche sfinire completamente al livello psicologico. Non faremo più nulla, possono fare quello che vogliono, tanto lo fanno comunque. Non me ne importa nulla, perché è troppo importante la mia vita, sono troppo importante io come persona. Chiederò le controanalisi, a patto che sia controllato anche una riserva di urina che Sandro Donati si è portato a casa. Altrimenti rinuncio, perché non ho nessuna fiducia nel sistema. Probabilmente nello sport non ci posso più stare, ne prendo atto. Ma sono contento della mia vita. Credo che un innocente si può ritenere molto fortunato nella vita».
Sandro Donati, storico coach del marciatore, ha affidato le sue parole a un messaggio (letto in conferenza stampa): «Posso solo esprimere sorpresa, incredulità e amarezza per la nuova positività di Alex. Ho allenato Schwazer fino al 2016, quando ha chiuso la sua attività. Sono sempre rimasto in buoni rapporti con Alex, anche quando ha ripreso con un altro allenatore. Ero presente alla gara di Francoforte e sono riuscito a ottenere una terza provetta di urina, spero si voglia procedere all'esame di questa urina».
L'avvocato Gerhard Brandstätter ha dichiarato di avere «avvisato» Schwazer: «"Se rientri, rischi un incidente da qualche parte", gli abbiamo detto. Uno va a un campionato tedesco, sapendo che c'è il controllo antidoping, solo se è tranquillo e sereno. Siccome siamo sicuri che Alex è innocente, siamo sereni anche se capiamo che non ha voglia di combattere, abbiamo già firmato l'istanza delle controanalisi delle provette A e B, a condizione che venga analizzata anche questa provetta (la terza di urina che si è fatto consegnare Donate, ndr) che può dimostrare l'assoluta innocenza di Alex. Se vogliono la ricerca della verità, devono analizzare anche questa. Aspettiamo una risposta. Se si vuole giustizia, davanti alla affermazione di innocenza di Alex devono analizzare questa provetta. Se Alex non vuole fare battaglie, lo rispettiamo. C'è bisogno di una riforma profonda, l'atleta è alla mercé di un procedimento in cui non ha alcun diritto. Gli avevamo detto di non andare, ma ha dimostrato che anche a 40/41 anni si può performare ad alto livello. Alex entrerà nella storia come un olimpionico, con doti atletiche straordinarie. Con una parte di vita di sofferenza, soprusi, ingiustizie. Avete di fronte una persona innocente che ha dato il massimo».
La chiusura: «Non so perché ce l'hanno con me»
Quindi, ha ripreso la parola Schwazer: «Lo sport è bello, ma non ho più fiducia nel sistema. Dopo Rio ho passato cinque anni, fino alla chiusura del processo penale nel 2021, a leggere memorie, sfinirmi perché le provette non venivano mandate. Io questa cosa non la voglio più fare, basta non ci ripenso. Non voglio mettere a rischio la mia vita, da uomo, da marito, da padre. Dello sportivo non me ne frega più nulla. Possono fare quello che vogliono. Ognuno ha un limite di sopportazione, dove si può arrivare. Io ci sono già andato molto vicino un paio di volte, non le voglio più rivivere queste robe. Chiudo qui».
Rispondendo alle domande dei giornalisti, l'atleta italiano ha assicurato di «non avere assunto Epo»: «Non so come è finita nella provetta e non lo voglio nemmeno sapere. Sono un innocente. Non so perché ce l'hanno con me, ma non mi interessa più. Se mi metto a indagare mi sfinisco e mi perdo completamente. Chiederemo la controanalisi se verrà analizzato il terzo campione in custodia a Sandro, altrimenti rinunciamo».
