Calcio

«Peccato per il rinvio, ora lo scenario non è ideale»

La neve ha impedito a San Gallo e Lugano di scendere in campo: il recupero è previsto martedì sera alle 19.00 - Le parole di Croci-Torti a proposito del calendario: «Con tanti impegni ravvicinati andiamo in difficoltà» - In questa stagione, tante, troppe partite hanno già subìto delle modifiche rispetto al programma originale
©Keystone/Gian Ehrenzeller
Alex Isenburg
15.03.2026 15:41

Sembrava tutto pronto. O meglio, pareva che – nonostante un terreno da gioco ancora in gran parte tinto di bianco – la sfida dovesse comunque cominciare. Al fischio d’inizio, d’altra parte, mancavano davvero pochi minuti. Poi, a ridosso delle 20.30 – ossia l’orario in cui sarebbe dovuto scattare il confronto tra San Gallo e Lugano – è arrivata la tanto attesa decisione. La contesa, a causa della neve che è copiosamente caduta sul manto erboso del kybunpark, è stata rinviata. Per il malcontento dei tifosi, naturalmente, che – malgrado le condizioni avverse – già si pregustavano una battaglia, tra l’altro, molto importante in ottica secondo posto. E, invece, come detto, tutti a casa prima del previsto. Sorride, in questo senso, il Thun. I bernesi – capaci di sconfiggere nettamente il Grasshopper nell’anticipo, anch’esso condizionato dalle forti precipitazioni che hanno colpito una parte della Svizzera in questo fine settimana – hanno ulteriormente allungato in classifica. Adesso, il loro vantaggio ammonta addirittura a 17 punti.

Due trasferte in cinque giorni

Le premesse, suggerivamo, erano tutto fuorché ottimali. D’altronde, sulla strada stessa che portava a San Gallo, la situazione pareva assai scomoda. L’incertezza, poi, ha caratterizzato l’intero pre-partita, durante il quale gli arbitri – guidati dal direttore di gara Lukas Fähndrich – hanno svolto svariati sopraluoghi. Il pallone – arancione, per l’occasione – tuttavia non scorreva sul prato innevato. Così come non erano affatto normali i rimbalzi della sfera. Malgrado ciò, una volta comunicata la decisione, buona parte dello stadio ha accolto in maniera stizzita – e pure con un pizzico di sorpresa – la notizia. «È certamente un gran peccato non aver disputato il confronto – ha confermato Mattia Croci-Torti, che si è comunque, gentilmente, presentato ai nostri microfoni – anche perché qui l’atmosfera è sempre bella e dunque comprendo la frustrazione dei tifosi». Il tecnico bianconero, poi, ha spiegato la motivazione principale all’origine di questa scelta. «L’arbitro ha agito in questo modo per prevenire dei possibili infortuni: il rischio, su un campo del genere, era veramente alto. Inoltre – ha ricordato il Crus – ci stiamo approcciando alla fase decisiva della stagione e l’ultimo desiderio di ognuno è quello di farsi male».

A proposito dei turni conclusivi – prima della scissione in due della classifica, con i bianconeri già certi di far parte del girone per il titolo (ormai andato, ma questo è un altro discorso) – il calendario del Lugano è stato logicamente ridisegnato. «Certamente, non è piacevole venire fino a San Gallo e non poter giocare – ha affermato l’allenatore ticinese – perlopiù, ci aspetta una trasferta complicata come quella di Berna, contro lo Young Boys». Cinque giorni prima, però, il recupero al cospetto dei biancoverdi: la scelta della SFL è ricaduta su martedì sera, alle 19.00. Gli altri avversari da affrontare, per il Lugano, saranno infine Thun e Zurigo. «Inserire ancora una sfida, all’interno di questo contesto, non è di certo una situazione ideale. In più – ha ammesso il tecnico momò – abbiamo già dimostrato di andare in difficoltà nelle circostanze in cui si presentano diversi appuntamenti ravvicinati». Di fronte al ritorno, pressoché immediato, al kybunpark, la compagine bianconera deve evidentemente adattare i suoi piani e ristrutturare il proprio programma. «Dinnanzi a scenari di questo tipo – ci ha spiegato Croci-Torti – non contano le nostre eventuali preferenze. Bisogna sottostare a quanto viene imposto dall’alto e organizzarsi di conseguenza».

Non è più un’eccezione

Al di là di quella che può apparire come un’incredibile coincidenza – ricordiamo, infatti, che già al 12. turno la partita tra Lugano e San Gallo, che però in quel caso aveva preso il via, era stata riprogrammata – urgono delle riflessioni a proposito dei tanti rinvii che hanno coinvolto il massimo campionato. In Challenge League, tanto per intenderci, nella corrente stagione sono state due le partite che hanno subìto una modifica in termini di calendario (Aarau-Bellinzona, del 1. turno, e Stade-Lausanne contro Xamax, alla 14. giornata). Rispetto alla lega cadetta, paradossalmente, in Super League è andata ben peggio. Alcuni cambiamenti – citiamo gli anticipi e i posticipi del 4. turno, così come l’incontro del 18. tra Servette e Losanna (tenutosi eccezionalmente a gennaio) – sono stati dettati dagli impegni europei. E fin qui, nulla da eccepire.

Ciò che balza all’occhio, però, sono tutte le altre occasioni in cui una contesa è stata spostata dalla sua collocazione originaria. Oltre al già menzionato caso di Lugano-San Gallo – match sospeso per il nubifragio abbattutosi su Cornaredo – si sono registrati anche i rinvii di: Sion-Winterthur (19. giornata, a causa di un virus che ha colpito otto giocatori degli zurighesi); Winterthur-San Gallo (20., a causa del gelo); Winterthur-Thun (26., a causa della neve). Proprio quest’ultima circostanza, tra l’altro, aveva in qualche modo scosso Croci-Torti, che si era espresso così: «Situazioni di questo tipo condizionano i campionati».

Bisognava fare di più?

Le squadre di Super League devono imperativamente, vedi Schützenwiese di Winterthur, disporre di campi all’altezza della categoria. E quando ci si trova di fronte a evenienze straordinarie – come quelle emerse in questo weekend – servirebbe un approccio differente. A titolo di paragone, a Thun – favoriti magari dal campo sintetico – si è comunque giocato. È vero, si sono visti più calci, che calcio. Tuttavia, per garantire una regolarità al campionato, bisogna anche dimostrare uno spirito di adattamento. E la sensazione è che, al kybunpark, non ci si sia prodigati con tutte le proprie forze. Anzi, oltre all’utilizzo di un banale soffiatore – per liberare quantomeno la neve dalle linee dell’area di rigore – non si è fatto granché. Peccato.