Petan si allena con la maglia grigia e non la prende benissimo

Ci si mette ben poco – durante il canonico allenamento alla Gottardo Arena, tenutosi alla vigilia del match al cospetto del Berna – per adocchiare la novità di formazione dell’Ambrì Piotta. Con addosso la maglia grigia, quella distintiva – che per intenderci sta ad indicare chi verosimilmente non troverà spazio nel lineup – si vede pure Nic Petan.
0 punti e un pesante - 4
Toh, una sorpresa? Non esattamente, a dire il vero. Anzi, si potrebbe parlare, più che altro, di una scelta logica. D’altra parte, in seguito all’arrivo di Alex Formenton, è parso lecito attendersi – da qui in avanti, e in modo specifico a livello offensivo – diverse rotazioni per ciò che riguarda un pacchetto stranieri sulla carta assai competitivo. Scelte, queste, non affatto evidenti, per Luca Cereda. Ma – come si è soliti dire in questi casi – non sono altro che problemi grassi, in fondo. Domani, allora – dopo che contro il Losanna era stato il turno di Chris Tierney – sarà probabilmente Petan a dover restare fuori. Quest’ultimo, d’altronde, «paga» il fatto di essere considerato – almeno sino a questo momento – un’ala e non un centro. Divenendo, quindi, una pedina più sacrificabile nel momento in cui il suo rendimento – in termini prettamente numerici – non è entusiasmante.
Nel corso delle prime tre partite, in cui di certo non ha affatto brillato, il canadese – presentato come il «leader offensivo» della compagine biancoblù – non soltanto non è riuscito a timbrare il cartellino. Zero, in totale, sono infatti stati i punti realizzati, mentre il suo +/- (di - 4) risulta ad oggi – al pari di quello di Virtanen – il peggiore della squadra leventinese.
«Pecchiamo nell’esecuzione»
Con lui, però, partiamo dalle sue prime impressioni a proposito del nostro campionato. «Trovo che sia ancora troppo presto per sbilanciarmi. È difficile, dunque, rispondere con precisione. Sappiamo, in generale, di dover migliorare, ma credo che nell’ultimo impegno ci siamo comportati abbastanza bene. Siamo alla ricerca dell’alchimia giusta all’interno delle linee e – prosegue – dobbiamo ancora capire esattamente come intendiamo giocare».
Contro il Losanna – spiega Petan – è mancato, di fatto, soltanto il gol, perché la prestazione, altrimenti, è stata positiva. E le statistiche – che vedono fin qui l’Ambrì al secondo posto della lega, in termini di tiri in porta – non sono altro che una conferma. «Non credo ci manchi molto in fase realizzativa, è solo una questione di esecuzione. Mantenendo questa mentalità, credo che presto verremo premiati».
«Nessuna pressione extra»
A mancare – considerando il solo gol, seppur decisivo, di Heed all’esordio – sono state proprio le reti degli stranieri, che in un contesto come quello della National League sono chiamati, a gran voce, a fare la differenza. «Siamo appena all’alba della stagione, perciò non sentiamo una pressione supplementare su di noi. Siamo fiduciosi e sappiamo cosa dobbiamo fare. Io, comunque, non bado troppo a quanto si dice o si scrive al di fuori dello spogliatoio».
Dal punto di vista personale, invece, come si è integrato in gruppo il classe 1995? «Mi sento abbastanza bene, tutto sta procedendo per il verso giusto. Tuttavia, come accennato, bisogna migliorare la fase di esecuzione e creare una buona intesa con i compagni». Dopo le prime due partite – disputate al fianco del connazionale Tierney e di Bürgler – il canadese è stato successivamente impiegato con Manix Landry e Joly. «Mi sono trovato a mio agio in entrambe le circostanze. In ogni partita vi sarà una situazione differente: avere uno straniero in più, in questo senso, complica le cose. Vedremo cosa succederà in futuro». Non essere ancora andato in rete, in qualche modo, ti preoccupa? «Assolutamente no (sorride, ndr.). È un qualcosa che succede, ogni tanto».
Atteggiamento inspiegabile
Il nuovo numero 91 dei biancoblù, che ha passato il resto della carriera in Nordamerica, è reduce da una stagione – quella trascorsa in Russia – dove ha già potuto tastare l’ambiente europeo e il suo hockey. «Sicuramente, è stato un grande cambiamento. Sì, ci sono stati degli alti e dei bassi – come è normale che sia nel corso di una stagione – ma non posso che ritenerla un’esperienza positiva». Ora, invece, si trova di fronte un altro contesto, anch’esso diverso, quello elvetico. «La Svizzera mi sembra un Paese meraviglioso, la vita di tutti giorni è davvero piacevole». Quanto tempo ci vuole, di norma, per adattarsi a delle realtà così diverse tra loro? Quando, in sostanza, è ipotizzabile ammirare la miglior versione di Nic Petan? «La prossima partita. Non lo so…». Il 30.enne, poi, ride (in maniera sarcastica) e se ne va. Lasciandoci attoniti – e con diverse domande ancora da porgli – e lasciandosi, peraltro, scappare la parolaccia con la «F» tanto cara agli anglofoni. Così, francamente, non si fa.
Che la sua prossima opportunità, sorprendentemente, si presenti già domani, oppure in un’altra occasione – ve ne saranno parecchie, d’altronde non siamo che all’inizio del campionato – siamo certi che un giocatore capace di collezionare 170 apparizioni nella lega più prestigiosa del mondo saprà esprimere il suo enorme potenziale anche in Svizzera. Certo è, che da un profilo del genere ci si aspettava, forse, un altro tipo di atteggiamento. Perlomeno agli albori di una nuova avventura. Evidentemente, allora, qualche insicurezza – legata alle prime apparizioni, obiettivamente sottotono, oppure alla possibile alternanza con gli altri giocatori di importazione – potrebbe essere nata.
Matte: «Gli va dato del tempo per adattarsi»
René Matte, interrogato sulle difficoltà realizzative degli stranieri, ci ha risposto così: «Non facciamo distinzioni: la produzione offensiva dipende da tutta la rosa. Petan? Questi giocatori – spiega l'assistente allenatore dell'Ambrì – sono sempre abituati ad avere una forte concorrenza interna. È un aspetto che va al di là del numero dei giocatori d’importazione presenti in rosa. Penso che a Nic vada dato un po’ di tempo per adattarsi a un nuovo campionato. In National League, infatti, si gioca meno un hockey di tipo «nord-sud» – dove si bada soprattutto alla velocità in fase di transizione – al quale lui è abituato. Niente panico, siamo solo all’inizio di un processo. Inoltre, per misurare il contributo di un giocatore non bisogna guardare esclusivamente al tabellino. La decisione, riguardo a un suo impiego – specifica Matte – non è ancora definitiva: valuteremo il tutto domani mattina. Comunque – prosegue – non ci sono segreti: per uscire da un periodo più complicato bisogna solamente lavorare ancora più duramente per riguadagnare la fiducia in sé stessi». Poter disporre, ora, di un settimo straniero potrebbe divenire una motivazione supplementare per lui? «È certamente una sfida quotidiana, che può spingere tutti a migliorare. Ma è un discorso che vale anche per il 13. o il 14. attaccante: ognuno vuole guadagnarsi un posto in squadra».
