Tour de France

Philipsen davanti a Schmid prima del trittico infernale

Il belga domina la volata della diciassettesima tappa precedendo il combattivo svizzero - Da domani tornano le grandi salite, con tre frazioni alpine sempre più difficili e che determineranno il podio finale di domenica a Parigi
© Keystone/Thibault Camus
Red. Sport
22.07.2026 18:10

Vincitore venerdì scorso a Belfort, Mauro Schmid ha cercato un’altra vittoria al Tour de France 2026. Lo zurighese si è classificato secondo a Voiron, in una volata dominata dal belga Jasper Philipsen. L’elvetico ha dato ancora una volta il massimo su un percorso favorevole agli attaccanti ed è stato battuto da un avversario più forte di lui nel finale. Philipsen ha preceduto un gruppo di una trentina di corridori che riuniva i principali protagonisti di giornata. Lanciato da Mathieu van der Poel, lo sprinter dell’Alpecin si è aggiudicato la sua undicesima tappa al Tour, la prima in questa edizione. I favoriti, tra cui il maglia gialla Tadej Pogacar, facevano parte di un secondo gruppo che ha tagliato il traguardo con quasi 9 minuti di ritardo. Il giurassiano Yannis Voisard mantiene il decimo posto nella generale a 24’18'' dallo sloveno. Ma lo scalatore della Tudor accusa ormai più di 10 minuti sul nono classificato, Jordan Jegat, oggi presente tra i fuggitivi.

Un durissimo finale

La tappa di domani tra Voiron e Orcières-Merlette, segna l’inizio di un trittico alpino che si preannuncia ogni giorno più difficile. Queste tre frazioni determineranno il podio finale di domenica a Parigi. Lunga 185,2 km, la 18. tappa prevede cinque salite classificate, di cui due di prima categoria, quella di Engins (11,4 km al 5,4%) e quella finale verso Orcières-Merlette (7,1 km al 6,7%), per un dislivello totale di 3.900 m. Sulla carta, è un terreno per una fuga, poiché i favoriti dovrebbero attendere le tappe di venerdì e sabato, entrambe con arrivo all’Alpe d’Huez. «Ma sarebbe una fuga da “grandi scalatori”», spiega Thierry Gouvenou, responsabile del percorso. Orcières-Merlette è un arrivo leggendario del Tour de France sin dal 1971, quando Luis Ocaña vinse in solitaria con quasi 6 minuti su Lucien Van Impe e quasi 9 su Eddy Merckx. Lo spagnolo cadde pochi giorni dopo nella discesa del Col de Menté e si ritirò. Anche Tadej Pogacar conserva dei ricordi della località delle Hautes-Alpes, dove nel 2020 si classificò secondo dietro a Roglic, prima di battere il suo connazionale due settimane dopo nella cronometro alla vigilia dell’arrivo finale.

Controlli per tutti

Intanto l’Agenzia Internazionale per i Test Antidoping (ITA) ha fatto sapere che tutti i corridori sono stati sottoposti a test antidoping lunedì, giorno di riposo. I controlli a tappeto sono scattati dopo i controversi test effettuati domenica notte su Tadej Pogacar e su Jonas Vingegaard, ritiratosi per una caduta poche ore dopo essere stato svegliato alle 2.00. Il programma antidoping notturno, è stato spiegato, «non mira a rilevare direttamente una sostanza o un metodo proibito», ma «monitora determinate variabili biologiche nel tempo per identificare cambiamenti che potrebbero indicare gli effetti del doping». Diversi corridori, compresi Pogacar ed Evenepoel, avevano definito questa prassi «inumana».