Ciclismo

Pogacar va alla Vuelta da vincitore annunciato

Alla partenza dal Principato di Monaco lo sloveno è senza veri rivali e il pronostico sembra già scritto - Ci sarà da capire come deciderà di affrontare una corsa in cui necessariamente dovrà gestirsi in vista del Mondiale e degli altri appuntamenti autunnali - Per il podio la lotta è aperta, mentre Küng oggi può sognare la maglia rossa
©EPA/MOSA'AB ELSHAMY
22.08.2026 06:00

Alla vigilia di un Grande Giro, come è normale, ci si chiede chi siano i favoriti, chi lotterà per vincere la corsa. Per la Vuelta che prende il via oggi dal Principato di Monaco, invece no. Il nome del vincitore, escluse cause di forza maggiore, è già scritto: Tadej Pogacar. Diciamolo chiaramente: in questo periodo della sua carriera lo sloveno è troppo forte praticamente per chiunque, e se confrontato con gli altri nomi presenti sulla starting list, è del tutto fuori portata. I suoi avversari possono solo sperare che gli capiti qualche disavventura, eventualità sempre possibili nel ciclismo ma fin qui assai rare nella carriera del fenomeno della UAE. Esclusi gli imprevisti, allora, il quesito non è «se» vincerà, ma piuttosto «come» lo farà. O, per dirla meglio, «come deciderà» di farlo. Pogacar è diventato questo: colui che tesse le trame delle corse, scegliendo quando e come vincerle, e sempre più spesso ultimamente, persino chi deve vincerle, quando non tocca a lui. Anche alla Vuelta sarà lui a decidere il copione, rimane da vedere quali pagine vorrà tenersi per sé.

Pensando già a Montréal

Il percorso in questo senso gli offre occasioni quasi a ogni angolo. Dalla cronometro iniziale di 9,4 chilometri nel Principato fino all’arrivo di Granada del 13 settembre, il menù prevede 3.275 chilometri e 58.156 metri di dislivello, con sette arrivi in salita. Su questo terreno e con il suo strapotere, il pensiero di spingersi fino a una decina di successi di tappa non è una follia. Difficilmente lo farà, e piuttosto sceglierà le giornate nelle quali affondare il colpo, tirando inevitabilmente il freno quando servirà. Nella sua testa, d’altronde, non ci saranno soltanto le tre settimane spagnole. Il 27 settembre c’è il Mondiale di Montréal, fattore che entrerà nei suoi calcoli, come ammesso anche dalla squadra, e che ha pesato pure nella decisione stessa di presentarsi al via.

La via più logica per preparare l’appuntamento iridato, sulla carta, sarebbe stata quella di correre le due classiche canadesi, come hanno programmato tra gli altri Evenepoel e Seixas, a Québec City e Montréal. Tanto più che quest’ultima ricalca in gran parte l’esigente circuito del Mondiale. Se Pogacar e la UAE hanno scelto diversamente, è perché ritengono questa la strada migliore per arrivarci in forma, o perlomeno non la considerano d’intralcio. Lo sloveno reputa insomma di avere assorbito le fatiche di un Tour dominato da cima a fondo, a tal punto da potersi permettere di affrontare un’altra corsa di tre settimane, pur sapendo di doversi gestire in funzione degli altri grandi obiettivi del finale di stagione.

Obiettivi autunnali

L’autunno propone infatti a Pogi traguardi, se non più prestigiosi in senso stretto, quantomeno più urgenti. Il successo in Spagna, che gli varrebbe la Tripla Corona dei Grandi Giri, è certamente un obiettivo importante - e imprescindibile nel palmarès di chi ambisce a essere il più grande di tutti - ma, vista la sua superiorità sulle tre settimane, è anche un obiettivo più facilmente rimandabile. Come del resto ha fatto dal 2019, anno della sua unica partecipazione, chiusa al terzo posto. Più difficile da rimandare è invece l’assalto alla terza maglia iridata consecutiva - impresa riuscita soltanto allo slovacco Peter Sagan tra il 2015 e il 2017 - così come l’occasione unica di vincere, a inizio ottobre, l’Europeo sulle strade di casa, in Slovenia. Ecco perché una sua partecipazione alla Vuelta, sebbene mai esclusa, non era presente nel suo programma a inizio stagione e la decisione definitiva è arrivata soltanto a Tour concluso. Quando, insomma, ha ritenuto di poter gestire tutte le fatiche.

La vera lotta è alle sue spalle

Pogi sembra destinato allora a correre una corsa tutta sua. Alle sue spalle, invece, i giochi restano aperti. Felix Gall, secondo al Giro dietro a Jonas Vingegaard, proverà a confermarsi primo degli umani. Con lui, Oscar Onley della INEOS arriva in crescita, Matthias Skjelmose, sesto al Tour, ha dimostrato di reggere tre settimane ad alto livello, mentre Richard Carapaz resta la solita mina vagante. Primoz Roglic, quattro volte vincitore, è nella fase discendente della carriera e reduce da un infortunio, e non è nemmeno certo che imposterà la corsa sulla classifica. Lo stesso vale per Sepp Kuss, vincitore nel 2023, lasciato libero dalla Visma di andare a caccia di tappe.

Poi c’è João Almeida, designato capitano della UAE già per il Giro (poi non corso perché debilitato fisicamente) e destinato a guidare la squadra anche qui prima dell’arrivo di Pogacar. Il portoghese è reduce da una stagione travagliata, tra problemi di salute e cadute, e sarà interessante capire se il suo capitano lo prenderà sotto la sua ala, provando a scortarlo sul podio come ha fatto con Del Toro al Tour.

Una crono per Stefan?

Sul fronte svizzero gli occhi saranno soprattutto su Stefan Küng. Nella breve cronometro odierna, il turgoviese della Tudor - con cui corrono anche Roland Thalmann e Fabian Weiss - può sognare di indossare la prima maglia rossa. Su un tracciato cortissimo e tecnico, i favoriti sono però altri, a partire dallo stesso Pogacar, ma ancor più da Wout van Aert. Il belga sarà poi una delle attrazioni, insieme a Mads Pedersen, per il resto della corsa, soprattutto nelle tappe dal profilo mosso. E lì la battaglia sicuramente non mancherà.