Noè Ponti: «Parigi? La medaglia non torna indietro, ma proverò a togliermi qualche soddisfazione»

A un mese dalla partenza per gli Europei di Parigi, Noè Ponti si è concesso ai giornalisti per lanciare la preparazione alla rassegna continentale. L’occasione è stata sfruttata pure per presentare il cantiere della nuova piscina del Centro Sportivo di Tenero. Nella capitale francese, due anni fa, il gambarognese visse una grande delusione mancando il podio per un soffio. «Il passato non si cambia, ma proverò a togliermi qualche soddisfazione».
Noè, com’è andata finora la preparazione stagionale?
«La prima parte dell’anno è stata positiva. Abbiamo iniziato con la stagione in vasca corta, ottenendo buoni risultati. Poi sono arrivati gli Europei, dove ho conquistato tre ori e un argento. Ho nuotato bene ed ero soddisfatto. Quest’anno abbiamo anche deciso di provare qualcosa di diverso, andando per la prima volta in altura ad allenarci. È stato un periodo molto impegnativo. Ci ho messo parecchio a recuperare fisicamente. I veri benefici, in ogni caso, li vedremo eventualmente proprio a Parigi. Dal punto di vista dei viaggi è stata una stagione intensa. Ho trascorso tre settimane negli Stati Uniti, poi sono stato spesso in giro per l’Europa e l’Asia. Tra marzo e aprile ho accusato un po’ il colpo e mi sono ammalato. La partenza per Lanzarote a inizio maggio, in questo senso, è stata un toccasana. Lì ho ritrovato ottime sensazioni. Le gare di Ginevra e Monaco sono andate in crescendo, per poi disputare la mia miglior gara stagionale ai Settecolli di Roma. Nel complesso il mio stato di forma è buono. Adesso mi aspetta ancora una settimana a casa e poi un richiamo in altura a St. Moritz. È la prima volta che proviamo questo approccio. Vogliamo sperimentarlo adesso: l’anno prossimo ci saranno i Mondiali e poi le Olimpiadi. Il momento giusto per fare delle prove è questo».
Quali gare disputerai a Parigi?
«Farò i 50, i 100 metri delfino e, se verrò scelto, anche la staffetta 4x100 mista».
Parigi riporta inevitabilmente al quarto posto olimpico. C’è un risultato che, se conquistato agli Europei, potrebbe rendere un po’ più dolce quel ricordo?
«La medaglia olimpica non tornerà mai indietro. Però una piccola rivincita personale ci potrebbe stare. Vincere qualcosa a Parigi mi renderebbe sicuramente molto felice. Cambiare quello che è successo invece non si può, quindi preferisco concentrarmi su quello che posso fare oggi».
Ti piace entrare in acqua da favorito o preferivi quando eri la sorpresa che nessuno si aspettava?
«Sono due situazioni diverse. Quando sei l’outsider hai meno pressione, quindi osi di più. Quando invece sei l’uomo da battere tendi a stare più attento. Fa parte del gioco. Io devo continuare a fare quello che ho sempre fatto, dare il massimo ed uscire dall’acqua sapendo di non avere rimpianti. Se poi ci saranno stati quattro atleti più forti di me significherà che avranno lavorato meglio. A bocce ferme analizzerò cosa ha funzionato e cosa no. Ma è chiaro che quando entro in acqua il mio obiettivo è sempre lo stesso: vincere».
Qual è il dettaglio che subito noti quando analizzi una tua gara? C’è qualcosa su cui sei quasi maniacale?
«In realtà riguardo raramente i miei video. Quando lo faccio, però, cerco subito gli errori. Preferisco capire prima cosa non ha funzionato e solo dopo concentrarmi su quello che è andato bene».
Siamo a metà del quadriennio olimpico. Che sensazioni hai?
«Per ora sta andando tutto bene. I risultati stanno arrivando e non possiamo lamentarci. Quest’anno abbiamo voluto provare alcune novità per capire se potranno portarci benefici in futuro. Dall’anno prossimo dovremo avere le idee molto chiare. Mi sto allenando bene, sono sereno. Due anni sembrano tanti, ma passano in fretta».
C’è ancora qualcosa che vuoi dimostrare, prima di tutto a te stesso?
«In realtà credo di aver già dimostrato tanto a me stesso. Però la voglia di vincere c’è ancora ed è fortissima. Voglio continuare a riempire la bacheca il più possibile (sorride, ndr)».
Negli ultimi anni hai cambiato alcune abitudini, sia nell’allenamento sia nella vita privata. Ti è servito uscire dalla tua comfort zone?
«Dal punto di vista personale ho semplicemente costruito un piano in più nella casa di famiglia (sorride, ndr). Ho il mio appartamento, ma i miei genitori abitano comunque al piano di sotto. La verità è che sto bene dove sono e non sento il bisogno di stravolgere la mia vita. Sul côté sportivo, invece, qualche cambiamento effettivamente c’è stato. Abbiamo provato nuovi metodi di allenamento e nuove esperienze, come le sessioni in altura. Piccole modifiche che ti permettono di metterti alla prova e di capire qualcosa in più su te stesso. Per il momento direi che sta funzionando».
Come sta andando la vita nel nuovo appartamento?
«Sono molto felice. Finalmente ho i miei spazi e mi sto anche divertendo a cucinare. Direi che sono un cuoco più che discreto. Magari dopo il nuoto potrei anche farne una carriera (ride, ndr)».
Il piatto che cucini meglio?
«Ho la fortuna di avere un allenatore (Massimo Meloni, ndr) sia in piscina sia in cucina. Abbiamo subito iniziato a lavorare sui primi piatti. Lui, essendo romano, non ha potuto far altro che iniziare dal grande classico: la carbonara».
Oggi sei uno degli sportivi svizzeri più conosciuti. Come vivi questa popolarità?
«Fa sicuramente piacere. All’inizio bisogna farci un po’ l’abitudine, poi impari a conviverci. Sapere che ci sono così tante persone che mi seguono, mi sostengono e mi vogliono bene è qualcosa che rende orgogliosi. Sono felice se i miei risultati riescono a regalare soddisfazioni anche a tutta la Svizzera».
A carriera conclusa cosa vorresti che si ricordasse la gente di te? I risultati o la persona?
«Spero prima di tutto come persona. Non vorrei che fosse una vittoria a definirmi, ma il mio modo di essere. La semplicità è una cosa a cui tengo molto».
C’è qualcosa che il pubblico ancora non conosce di Noè Ponti?
«È difficile, ormai sanno quasi tutto. Cerco comunque di tenere per me alcune cose private. Però penso che la persona che la gente vede nelle interviste sia davvero quella che sono nella vita di tutti i giorni».
Ultima curiosità. Stai seguendo i Mondiali di calcio?
«Certo. Non tutte le partite, perché devo dormire a sufficienza per allenarmi al meglio. Ma della Svizzera non ho perso un match».
