Quel casco per gli atleti ucraini morti diventa un caso, Zelensky: «È il prezzo della nostra lotta»

Diventa un caso alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina il casco usato in allenamento dall'ucraino Vladislav Heraskevych, portabandiera del suo Paese. L'atleta, ieri, durante una sessione di prova di skeleton a Cortina, ha indossato infatti un casco grigio con serigrafie di diversi suoi connazionali caduti in guerra, prima che, stando alla sua denuncia, il Comitato olimpico internazionale gli proibisse di indossarlo sia in allenamento che in gara.
«Il CIO ha vietato l'uso del mio casco durante gli allenamenti ufficiali e le gare», ha dichiarato Heraskevych su Instagram, aggiungendo: «Una decisione che mi spezza il cuore. La sensazione che il CIO stia tradendo quegli atleti che facevano parte del circuito olimpico, non permettendo loro di essere onorati nell'arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede. Nonostante i precedenti in epoca moderna e in passato, quando il CIO consentiva tali tributi, questa volta hanno deciso di stabilire regole speciali solo per l'Ucraina», ha criticato l'atleta.
Heraskevych ha poi dichiarato alla Reuters che molte delle persone ritratte sul suo casco sono ex atleti olimpici morti in seguito all'invasione delle truppe russe, tra cui la giovane sollevatrice di pesi Alina Peregudova, il pugile Pavlo Ishchenko e il giocatore di hockey su ghiaccio Oleksiy Loginov.
Secondo lo skeletonista ucraino, il rappresentante del CIO incaricato delle comunicazioni con gli sportivi, Toshio Tsurunaga, si sarebbe recato al villaggio degli atleti ucraini per informarlo sulla decisione del Comitato, sostenendo che l'utilizzo del casco violerebbe la regola 50.2 della Carta Olimpica, la quale vieta «qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale nei siti, nelle sedi e in altre aree olimpiche», in modo da garantire la neutralità dei Giochi, incentrati esclusivamente sulle performance sportive e l'unità internazionale.
Stando alla BBC, il CIO ha affermato di non aver mai ricevuto alcuna richiesta ufficiale dalla delegazione ucraina per utilizzare il casco durante le gare, previste per il 12 e il 13 febbraio.
Heraskevych aveva già fatto parlare di sé alle Olimpiadi di Pechino del 2022, pochi giorni prima dell'aggressione russa al suo Paese, quando mostrò un cartello con la scritta «Nessuna guerra in Ucraina».
In una dichiarazione odierna, il Comitato Olimpico Nazionale ucraino ha insistito sul fatto che le immagini raffigurate sul casco non rappresentano un messaggiopolitico: «Il casco è stato creato per onorare gli atleti ucraini caduti difendendo l'Ucraina o vittime della guerra su vasta scala della Russia contro l'Ucraina. Il Comitato Olimpico Nazionale ucraino dichiara che il casco è pienamente conforme ai requisiti di sicurezza e alle regole del CIO, non contiene pubblicità, slogan politici o elementi discriminatori e ha confermato di aver rispettato le norme stabilite durante gli allenamenti ufficiali», si legge nella nota.
Pure il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha difeso l'omaggio dell'atleta ai suoi colleghi caduti, elogiando l'iniziativa del suo connazionale: «Il suo casco reca i ritratti dei nostri atleti uccisi dalla Russia. Il pattinatore Dmytro Sharpar, ucciso in combattimento vicino a Bakhmut, Yevhen Malyshev, un biatleta diciannovenne ucciso dagli occupanti vicino a Kharkiv e altri atleti ucraini le cui vite sono state spezzate dalla guerra condotta dalla Russia», ha sottolineato su X.
Per il leader di Kiev, Vladislav Heraskevych «ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere imbarazzante, inappropriata o etichettata come manifestazione politica in occasione di un evento sportivo. E questo è ciò che ricorda a tutti il ruolo globale dello sport e la missione storica del movimento olimpico stesso: è tutto per la pace. L'Ucraina rimane fedele a questo. La Russia dimostra il contrario». Heraskevych ha annunciato che presenterà ricorso.
In seguito all'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022, gli atleti russi e bielorussi sono stati in gran parte banditi dagli sport internazionali, ma in questi anni si è assistito a un loro graduale ritorno alle competizioni. Ai Giochi di Milano-Cortina sono presenti 13 atleti russi che gareggiano come Atleti Individuali Neutrali (AIN).
