Quel tempo che non passava mai

«Fischia! Fischiaaaa!». Quante volte allo stadio abbiamo udito i tifosi inveire in questo modo contro l’arbitro, chiedendogli a gran voce di porre fine alla partita? Accade regolarmente nei minuti di recupero e a gridare sono di norma i sostenitori della squadra in vantaggio, i quali attendono che il direttore di gara decreti la fine delle ostilità per poter liberare tutta la loro gioia. La percezione del tempo cambia infatti a seconda del risultato. È inevitabile: quando la propria compagine sta vincendo, i minuti sembrano non passare mai; viceversa, chi è costretto a rincorrere vede i secondi scivolare via velocemente. Ad aumentare l’incertezza e il conseguente stress, sin qui, contribuivano gli orologi dei tabelloni degli stadi, i quali si fermavano sempre ai minuti 45 e 90. Si fermavano, appunto, perché ora la situazione è cambiata. La nuova regola della UEFA entrata in vigore nella stagione 2026-2027 prevede infatti che gli orologi continuino a scorrere normalmente durante i recuperi, mostrando il minutaggio effettivo. Un valido aiuto per gli appassionati di calcio che seguono le partite dal vivo, i quali non saranno più obbligati a guardare i telefoni e a calcolare in maniera approssimativa il tempo di gioco residuo.
Ma da un punto di vista emotivo, come potrebbe incidere la novità? «Penso sia una normale evoluzione del regolamento», commenta lo psicologo dello sport Giona Morinini, interpellato dal Corriere del Ticino. «Personalmente sono favorevole. Con questo accorgimento, i tifosi allo stadio vengono messi nella stessa condizione di quelli a casa». Per quanto concerne l’impatto della misura «è difficile dire se renderà i supporter più o meno “agguerriti”. Sicuramente si tratta di un gesto voluto anche per conciliare gli animi. I fan, soprattutto nelle fasi concitate del gioco, agiscono sull’onda dell’emotività e non della razionalità. Si fanno guidare dalle sensazioni. Adesso, se non altro, hanno a disposizione un elemento oggettivo in più, a condizione che lo sfruttino, naturalmente. Ma, ripeto, si tratta anzitutto di una scelta pertinente e di trasparenza».
La cultura del tifo
Per quanto positiva, la misura da sola non basterà comunque a produrre un cambiamento. «Ritengo sia necessario promuovere una cultura del tifo a sostegno dell’atleta e delle squadre, in cui l’appassionato possa immedesimarsi nello sforzo dello sportivo», prosegue Morinini. «Quando lo spettatore si arrabbia di fronte a un errore è perché pensa che il giocatore debba compiere un gesto tecnico tutto sommato facile; il lavoro da fare consiste proprio nel far comprendere la complessità di quel gesto e le difficoltà a cui deve far fronte l’atleta». Detto dei tifosi, l’accorgimento deciso dalla UEFA sarà utile anche (e soprattutto) ai giocatori. «Se pensiamo ad altre discipline, quali basket e hockey, gli sportivi guardano regolarmente il cronometro, anche per capire come gestire le azioni. Ovviamente vi è una differenza, perché lì il tempo di gioco è effettivo. Ma si tratta comunque di un’informazione in più, utile anche ai calciatori».
Tante novità
Dai recuperi infiniti ai Mondiali in Qatar del 2022 – con partite che proseguivano fino al 100. minuto e oltre – all’hydration break della recente Coppa del Mondo svoltasi in Messico, Canada e Stati Uniti: negli ultimi anni gli appassionati di calcio sono stati confrontati con varie novità. E non sempre queste innovazioni sono state accolte con il sorriso, anzi; diversi tifosi hanno espresso il loro dissenso e la loro contrarietà alle misure sopraccitate. Ma esiste il concreto rischio che queste lamentele si trasformino in disinteresse e portino a una disaffezione? «Penso che a fare la differenza sia anzitutto come noi scegliamo di raccontare tali novità: se l’hydration break viene descritto come “l’ennesimo sotterfugio per inserire blocchi pubblicitari che contribuiscono ad aumentare gli introiti”, i tifosi lo vivono negativamente. Se invece lo si propone come un momento utile per l’allenatore per gestire meglio la partita e dare istruzioni alla squadra, quindi come un valore aggiunto, le reazioni possono essere più gentili», conclude Morinini.
