Il caso

Quella pista di hockey sorvegliata speciale

Manca poco al debutto di Milano-Cortina, ma l’arena Santa Giulia continua a far discutere - In queste ore i primi test nella struttura, ancora incompleta
La pista non ancora completata. © AP/Luca Bruno
Maddalena Buila
09.01.2026 06:00

Manca meno di un mese al debutto delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Eppure i Giochi invernali del 2026 avanzano rapidamente verso un esordio travagliato. Nelle scorse settimane sono già stati scritti fiumi di inchiostro in merito all’inconcluso palazzetto del Santa Giulia destinato ad ospitare le gare di hockey su ghiaccio. Ora, da parte del presidente della Federazione internazionale Luc Tardif, sono giunti ulteriori dettagli che se da una parte tranquillizzano, dall’altra generano ancora più interrogativi.

Ma andiamo con ordine, cercando di fare chiarezza. È risaputo che alle prossime Olimpiadi potremo ammirare anche le stelle della NHL, che dopo 12 anni di assenza torneranno a calcare il ghiaccio di un’edizione invernale a cinque cerchi. Ed è proprio dal Nordamerica, e dalla presenza delle star americane, che nascono le maggiori polemiche. Le testate dei principali portali statunitensi - partendo dal New York Post, passando per Nbc fino a Espn - hanno tenuto sotto stretta sorveglianza il palazzetto di Santa Giulia. A più riprese è stato sottolineato come i lavori a Milano siano proseguiti a rilento, andando incontro a diversi ostacoli. Alcuni dei quali potrebbero tramutarsi in insormontabili per la delegazione statunitense. Anche per la struttura di Rho, nei dintorni di Milano, che ospiterà alcune gare fungendo da sede secondaria e di supporto alla principale, i lavori non sono filati del tutto lisci. Tuttavia, i problemi riscontrati sono stati meno evidenti rispetto alla sede di primo piano.

Momenti cruciali

Ciò che ancora fa discutere , neanche a dirlo, sono le tempistiche. La struttura doveva infatti essere già terminata da tempo, ma così non è stato. Da questo punto di vista sono arrivate delle rassicurazioni da parte di Luc Tardif, che ha affermato che tutto sarà concluso entro l’inizio della rassegna e che il pubblico non arriverà a Milano per nulla. «Possiamo essere fiduciosi», ha detto davanti ai giornalisti durante il Mondiale junior. Bene. Peccato però che le linee guida del CIO prevedono che le nuove strutture olimpiche vengano ultimate con largo anticipo, indicativamente circa 12 mesi o più, prima dell’inizio dell’evento, per permettere test approfonditi su sicurezza, accessibilità, servizi igienici, punti ristoro e altre infrastrutture.

È avvenuto invece soltanto in queste ore, e si concluderà domenica, il primo test sul ghiaccio della nuova arena di Santa Giulia. A svolgerlo, la Final Four del campionato italiano di hockey (IHL Serie A) e della Coppa Italia, impegnate in un evento pre-olimpico per verificare lo stato della pista e del palazzetto. Anche rappresentanti della NHL, tra cui il commissario Gary Bettman, hanno deciso di presenziarvi, questo per sincerarsi delle condizioni della superficie di gioco, chiamata a sostenere l’alto carico previsto durante il torneo olimpico. Qualora il contesto non soddisfacesse i delegati americani, esisterebbe la possibilità, seppur remota, che la NHL decida di ritirare i suoi giocatori dalla manifestazione. Anche se la situazione risultasse sufficiente, atleti, staff e addetti ai lavori avrebbero comunque di che storcere il naso. Per convincere i giocatori della massimo campionato di hockey a partecipare ai Giochi, gli organizzatori di Milano-Cortina avevano regolato alloggi, accesso ai biglietti per le famiglie e logistica dei viaggi. Tuttavia, ad esempio, la nuova linea del tram prevista per raggiungere la struttura non sarà pronta in tempo, e sarà sostituita da bus navetta. Le sistemazioni olimpiche, inoltre, non saranno all’altezza degli standard abituali della lega. In generale, insomma, gli organizzatori hanno già messo le mani avanti, informando che ci sarà da aspettarsi alcune imperfezioni.

Una capienza rivista

Un’altra sorpresa riguarda i posti disponibili. Come confermato da Tardif, la capienza dell’arena sarà di 11.800 posti, ben inferiore ai 16.000 inizialmente previsti. Questo non impedirà di assistere a hockey di alto livello, «sarà comunque una bella struttura per i Giochi olimpici», per dirla con le parole del presidente della IIHF. Speriamo sia così, dato che non va nemmeno dimenticato che il palazzetto, costruito dal gigante tedesco dell’intrattenimento Eventim, è infine costato circa 370 milioni di euro, di cui circa 50 a carico dello Stato, mentre inizialmente il progetto ne stimava 170. E dopo i Giochi, il Santa Giulia vedrà probabilmente ben poco hockey. L’impianto sarà infatti destinato principalmente a concerti e spettacoli privati. E magari al tennis, dato che Milano ha la speranza di strappare a Torino le ATP Finals.

Ma i grattacapi non sono ancora finiti. La delegazione americana si è detta infine preoccupata pure per le dimensioni della pista, che sarà di circa un metro più corta rispetto agli standard della lega nordamericana. Un aspetto che impensierisce in termini di durezza dei contrasti e, di riflesso, di sicurezza dei giocatori. La pista, va però ricordato, rispetta comunque gli standard IIHF. Federazione che anch’essa assisterà con attenzione ai test in corso in queste ore, nonostante, come ha confermato ancora Tardif, non spetti a lei monitorare la situazione. Compito che ricade sulle spalle del CIO e degli organizzatori locali.

Nessun piano B

Il primo match olimpico che il Santa Giulia ospiterà sarà la sfida al femminile tra Italia e Francia. Partita che si disputerà tra pochissimo, il 5 febbraio, un giorno prima della cerimonia d’apertura. Il torneo maschile è invece in programma dall’11 al 22 febbraio. Se i test volti a valutare l’idoneità dell’arena non risultassero soddisfacenti, ci sarebbe dunque ben poco margine a disposizione per eventuali interventi.

Il ritorno della NHL alle Olimpiadi rappresenta una vetrina globale che va sfruttata, ma la priorità deve restare quella di garantire a giocatori e pubblico un’esperienza olimpica all’insegna della sicurezza.

Al momento, quindi, non resta che incrociare le dita, sperando che l’ottimismo di Tardif trovi conferme. Un piano B per le gare di hockey d’altronde non esiste. E si sa che non c’è una seconda occasione per fare una buona impressione.