Rast: «Il Mondiale a Crans-Montana sarà una grande opportunità»

L’evoluzione di Rast, in questi anni, non può dirsi inaspettata. Una volta messi da parte gli infortuni che ne hanno condizionato la primissima parte di carriera, la 26.enne ha vissuto una crescita regolare, che l’ha portata a essere una delle migliori interpreti al mondo del Circo Bianco. «Sono riuscita gradualmente a compiere dei passi avanti – ha confermato Rast – e penso che i successi raccolti non siano altro che il frutto di un lavoro svolto nel modo corretto. Malgrado ci siano stati dei cambiamenti nel mio team – penso in particolare allo skiman con cui collaboro – siamo sempre riusciti a garantire una certa regolarità. Al tempo stesso, all’interno del gruppo elvetico hanno percepito le mie esigenze. Concentrandomi esclusivamente su due discipline (slalom speciale e gigante), il mio programma di allenamenti è forzatamente diverso rispetto a quello delle altre atlete rossocrociate. Purtroppo, o per fortuna – dipende dai punti di vista, ha aggiunto sorridendo, ndr. – il lavoro non è finito: vedo ancora la possibilità di migliorare ulteriormente».
La priorità, in questo momento, è una e una sola: «la salute» – ha risposto Rast. «Recuperare dalla pesante caduta patita l’anno scorso al Sestriere non è stato per nulla facile. Sfortunatamente, lungo l’arco di tutta la stagione ho dovuto convivere con parecchi dolori al bacino. Mi hanno fatto tribolare e il tutto, tra l’altro, ha portato a una serie di compensazioni a livello muscolare. Tuttavia, ci pare di capire che abbiamo ormai individuato il problema. Ora – ha aggiunto – servono tempo e pazienza».
Un appuntamento speciale
Nonostante questi fastidi, come accennato, la sciatrice di Vétroz ha portato a termine una stagione pazzesca, in cui è riuscita a brillare in ogni contesto: dalla Coppa del Mondo (dove ha chiuso la generale al terzo posto) ai Giochi di Milano-Cortina (dove ha colto la medaglia d’argento tra i paletti stretti). «Sì – ha confermato Rast – sono riuscita a stare al vertice con grande costanza e molto spesso mi sono inserita nella top5. Non è evidente, soprattutto considerando che nelle due discipline di cui mi occupo è richiesta grandissima attenzione e concentrazione, poiché si viene puniti al primo errore».
Anche il prossimo inverno si preannuncia ricco di eventi. In aggiunta alla CdM, infatti, ci saranno i Mondiali. A 10 anni di distanza dall’ultima volta (ossia dall’edizione tenutasi a St.Moritz), si torna sul suolo elvetico. E, per la precisione, si torna a Crans-Montana, laddove, nel 1987, la Svizzera ha fatto registrare un’edizione storica, condita dalla bellezza di 8 titoli e un totale di 14 podi. Ma lo scenario Crans-Montana, per la vallesana Camille Rast, assume contorni ancor più speciali. «Mentalmente mi approccio a questa rassegna iridata comunque con leggerezza. È vero, si tratta di un Mondiale in casa ma io ho già incamerato una medaglia d’oro, l’anno scorso a Saalbach. Sento, in questo senso, di avere una pressione in meno. Non percepisco questo evento come un qualcosa di stressante, bensì come una grande opportunità di sciare bene davanti alla mia gente. Io, poi, non ho mai potuto competere in casa, siccome quella è una località in cui si disputano unicamente gare riguardanti la velocità. In generale, sono davvero entusiasta di poter gareggiare in Svizzera, perché mi è capitato solo qualche anno fa a Lenzerheide. Oggigiorno, però, ho raggiunto uno status differente e non vedo l’ora di ricevere tutta l’energia della mia gente. La cosa bella è che dalla partenza dovremmo essere in grado di vedere la zona di arrivo. O, quantomeno, di sentirla molto vicina. Da slalomista, questa è una sensazione fantastica. Percepire la passione del pubblico di casa, al momento di scattare dal cancelletto, sarà indubbiamente un qualcosa di molto particolare».
«Gare in superG? Non ancora»
Da giovane promessa, ormai, Rast si è tramutata in una campionessa affermata e le aspettative su di lei, inevitabilmente, sono cresciute di conseguenza. «Ti accorgi della differenza anche quando ti alleni con le altre squadre – ha rivelato – dal momento in cui gli altri allenatori ti filmano e ti usano come riferimento. È un piccolo dettaglio, ma è la conferma che stai sciando bene e lavorando nella giusta direzione. Dal punto di vista mediatico mi accorgo di essere nominata più spesso che in passato, ma mi rendo altresì conto che tutto quello che mi sta intorno, in fin dei conti, mi consente di vivere della mia stessa passione. Sicuramente allenarsi in determinate fasi dell’anno non per forza è sempre entusiasmante, però il sacrificio viene ripagato durante l’inverno tramite tante emozioni davvero forti. Sto battagliando per essere la migliore atleta del mondo nel mio sport. In sostanza, è il sogno di qualsiasi bambino, quando si inizia a praticare una disciplina nella speranza che diventi poi il proprio lavoro». La generale di CdM, tuttavia, non sembra affatto essere un’ossessione. «Più che altro – ha risposto – quando ci si concentra troppo sul guadagnare i punti si ottiene esattamente il risultato opposto. Non a caso, proprio quando ho capito di poter abbattere la barriera dei 1.000 ho commesso un errore. Pensare ai punti è sbagliato, bisogna focalizzarsi sul proprio percorso di crescita: voglio riuscire a diventare la miglior versione di me».
Per pensare di avvicinarsi ulteriormente a Shiffrin e Aicher, nella lotta per il globo di cristallo, è lecito aspettarsi anche qualche gara di superG da parte di Rast? «Allo stato attuale non è un’ipotesi che contemplo. Mi piace praticarlo ma è difficile da inserire nel mio calendario. Inoltre, sento che nelle discipline tecniche non sono ancora arrivata al mio limite. Una volta raggiunto quello, allora forse arriverà il momento di competere anche in una terza disciplina. Allenarmi in superG, comunque, mi consente di utilizzare ogni tanto gli sci più lunghi e mi aiuta anche a livello mentale. Si viaggia anche a un ritmo diverso: hai più tempo a disposizione, soprattutto rispetto allo slalom dove in una frazione di secondo ti ritrovi subito a dover fronteggiare un altro paletto. Per andare forte nelle gare di velocità, però, bisogna mettere in conto che si ha tanto da perdere».
