Calcio

Sabbatini: «Andassimo ai calci di rigore tirerei senza paura»

Un tuffo nei ricordi con l'ex capitano del Lugano in vista del sedicesimo di finale di Coppa Svizzera tra il suo Taverne e lo Young Boys
Il momento in cui il rigore di Jonathan Sabbatini finisce fuori dallo specchio della porta. © CdT/Gabriele Putzu
Maddalena Buila
17.10.2026 06:00

Torna l’emozione della Coppa Svizzera. Nel weekend scattano i sedicesimi di finale. Il Taverne di Jonathan Sabbatini sfida lo Young Boys. Accostare l’uruguaiano alla Coppa riporta inevitabilmente a galla la finale del 2024. Sì, quella maledetta partita persa dal Lugano contro il Servette ai rigori.

Era la domenica 2 giugno e, dagli undici metri, sbagliò pure il centrocampista dei bianconeri, chiudendo con quel tiro sparato sopra la traversa la sua immensa carriera con la maglia dei sottocenerini. Un tiro che regalò la vittoria ai ginevrini. Prima di arrivare alla sfida di domani alle 16 al Centro Sportivo, dove il suo Taverne affronterà i bernesi, facciamo allora un tuffo nei ricordi, tornando all’ultima partita dell’attuale capitano della squadra di Prima Lega. «A quella partita penserò per sempre», ci racconta “Sabba”. «Ripenso a quel momento anche quando guardo un qualsiasi rigore». Se contro l’YB si andasse ai rigori, tuttavia, il centrocampista non avrebbe dubbi: «Calcerei, non avrei alcuna paura. Magari dovrebbero averne i miei compagni se andassi io sul dischetto (ride, ndr). Scherzi a parte, mantengo il mio carattere tranquillo e fiducioso, con tanta voglia di rivincita e di dare il mio contributo. E poi, onestamente, se arrivassimo ai rigori per noi sarebbe già un grande risultato, un premio per tutto quello che stiamo facendo di buono. Rimango inoltre dell’idea che sbagliare un rigore capita a chiunque, perché non tutti sono specialisti in questo. Io, per esempio, non mi preparo a calciare dagli undici metri durante tutti gli allenamenti. Ci sono invece giocatori che si specializzano in questo. Lo ha confermato una volta di più Grgic giovedì sera. Lui è un fuoriquota, non tutti sono così».

Una sfida speciale

Ricordi dolorosi a parte, domani per Jonathan Sabbatini sarà comunque una partita speciale. «Sì, la Coppa resta particolare per tutto quello che crea attorno al calcio svizzero. Lo dimostriamo anche noi, a Taverne, dove abbiamo montato apposta una tribuna per accogliere i tifosi che accorreranno. Per noi, quella contro lo Young Boys, è una sfida unica. E per me sarà ancora più speciale, perché ho avuto la possibilità non solo di giocare una finale di questa competizione, ma anche di alzare la Coppa. Sono momenti che mi godo, perché nel calcio tutto passa molto in fretta e so benissimo che, da calciatore, mi resta poco tempo».

Aspettative in rialzo

Nessuno sa per quanto tempo ancora l’ex capitano del Lugano calcherà i campi da calcio, ma una cosa è certa, Sabbatini non intende per ora appendere gli scarpini al chiodo, nonostante le pressioni, nei suoi confronti, siano alquanto elevate. «Da quando ho salutato il calcio di altissimo livello le aspettative su di me sono paradossalmente aumentate. Se non gioco bene, sono subito definito come un calciatore finito, vecchio. Io cerco di trasformare queste parole in motivazione. E mi godo il percorso più di prima, perché questa è la tappa finale della mia carriera. Lo so, in passato dicevo che il Lugano sarebbe stata la mia ultima squadra. Poi l’ho detto a Bellinzona e adesso lo reitero anche a Taverne. Ma non sono uno a cui piace spostarsi, dunque mi auguro davvero di chiudere qui la carriera». Rispetto al giorno in cui ha lasciato il Lugano, oggi il centrocampista uruguaiano è più sereno. E questo perché il suo futuro non è più un’incognita, ma qualcosa di definito. «Mi sento più preparato mentalmente a quello che verrà dopo il calcio giocato. All’epoca non guardavo oltre la mia carriera da calciatore, adesso, avendo iniziato i corsi da allenatore, le cose sono diverse». Che tipo di guida sarebbe Jonathan Sabbatini? Il capitano del Taverne ci pensa lungamente. Poi ammette: «Difficile dirlo. Non lo so ancora. Mi piacerebbe essere soprattutto un formatore, più che un allenatore, partendo dal settore giovanile. Poi, con il tempo, capirò se sarò portato per questo ruolo».

Tra favoriti e speranze

Musica del futuro. Il presente parla di una partita, quella di domani, che naturalmente ha il suo grande favorito. Ma si sa che in Coppa tutto può succedere. «Sappiamo che le nostre possibilità sono poche contro l’YB. Ma una cosa è certa: giocheremo la nostra partita, perché abbiamo un’identità: giocare palla a terra e costruire fraseggio. Se riusciremo a disputare la partita perfetta e loro dovessero avere qualche difficoltà, potrebbe essere la nostra giornata». A differenza del resto della stagione, il Taverne scenderà in campo di domenica per i sedicesimi di finale di Coppa Svizzera. Una novità per Sabbatini e compagni, abituati a giocare il sabato in Prima Lega. «È una delle poche cose che non mi mancavano del calcio ad altissimo livello. In Prima Lega giochiamo sempre di sabato e questo mi permette di trascorrere la domenica in famiglia. È tornata a essere una giornata speciale, come quando ero piccolo, con il pranzo tutti insieme in Uruguay. Adesso posso godermi di nuovo questi momenti e mi fa molto piacere. Per il resto, del calcio ad altissimo livello mi manca tutto».