Sabbatini: «È stato bello e per i ragazzi una grande lezione per il futuro»

«Speriamo che domenica non piova, altrimenti rischieremmo di avere poca gente allo stadio». Aveva chiuso con questa speranza, Jonathan Sabbatini, la nostra chiamata di venerdì, dedicata al lancio del sedicesimo di finale di Coppa Svizzera tra il suo Taverne e lo Young Boys. Ha piovuto, ieri pomeriggio. E anche parecchio. Ma al Centro Sportivo di Taverne la gente è accorsa ugualmente. La società sottocenerina si attendeva 1.500 spettatori. Ne sono infine arrivati 1.700. Nonostante le chance dei ticinesi fossero obiettivamente molto ridotte, nessuno ha voluto perdersi la prima volta del Taverne ai sedicesimi di Coppa. Sette le volte in cui hanno preso parte alla competizione. Zero quelle in cui, finora, avevano passato il primo turno. Al secondo stadio, per Sabbatini e compagni, si è però interrotto il cammino. Troppo forti i bernesi, capaci di trovare cinque reti nel primo tempo e poi di controllare il risultato nel secondo. Il Taverne ha però giocato senza paura, buttando il cuore in campo e andando vicino alla rete in un paio di clamorose occasioni nel corso dei primi minuti di gioco.
Quella ghiotta occasione
«La gente ci ha veramente sostenuti. È stato bello», racconta con un sorriso il capitano del Taverne Jonathan Sabbatini. Sorriso che si smorza un filino quando il centrocampista uruguaiano ripensa proprio a quelle occasionissime ad inizio incontro. La più clamorosa quella di Rossetto, che, sotto porta, spara alto un pallone servito al bacio da De Donno. «Non dico che avremmo vinto la partita, ma sicuramente, avessimo trovato il gol con quella nettissima occasione, avremmo potuto mettergli in difficoltà. Poi, però, l’YB è stato bravo ad aprire la partita a suo favore su una palla ferma, che sappiamo bene essere uno dei suoi punti di forza. Peccato, perché sarebbe stato bello regalare alla gente che ci ha accompagnato una partita di livello, riuscendo almeno a mettere gli avversari un po’ più in difficoltà e trovare una rete. In ogni caso, abbiamo fatto quello che potevamo contro una delle squadre più forti della Svizzera». Nel secondo tempo il Taverne ha poi ritrovato vigore, fermando l’YB sullo 0-0 nei secondi 45’. «Con un risultato del genere (sul 5-0, ndr), loro hanno allentato la pressione. Sono stato anch’io dall’altra parte e so che, in queste situazioni, può succedere che si crei qualche varco interessante. È vero che anche noi avremmo potuto fare qualcosa di più, ma ormai la partita era già chiusa».
Il Taverne è una squadra molto giovane. Il match contro i bernesi, se non altro, li aiuterà a crescere. «Ne abbiamo parlato durante la settimana. Affrontare l’YB è stato sicuramente positivo perché avrà permesso ai ragazzi di capire cosa serve per arrivare ad alto livello. Allo stesso tempo, una partita del genere ci fa capire su quali aspetti dobbiamo lavorare e che cosa dobbiamo fare in più se vogliamo arrivare a giocare a un certo livello».
Un ricordo da incorniciare
I suoi compagni sognano un futuro ad alto livello. “Sabba”, invece, quel mondo ce l’ha alle spalle. «Ma è stato bello anche per me. Con diversi giocatori (dell’YB, ndr) ho anche scambiato qualche parola. Mi prendevano un po’ in giro, dicendomi: «Ma continui ancora a correre?». La voglia di giocare a pallone non finisce mai. So benissimo che non sono più giovane e che a volte non è facile competere a certi livelli. Però, al di là del risultato, mi sono divertito».
E per l’allenatore del Taverne, Dagoberto Carbone, il fatto che i suoi ragazzi si siano divertiti è una grande vittoria. «Il risultato del campo contava meno di zero. A noi interessava provare a non snaturarci, fare quello che ci riesce meglio e farlo con consapevolezza. È venuta fuori una prestazione importante. Sicuramente usciamo sconfitti, ma, siamo stati noi stessi, divertendoci. Il mio scopo era che questo incontro potesse rimanere una fotografia da guardare e, soprattutto, da incorniciare».
