Sci alpino

La bellezza di due argenti tanto simili quanto diversi e il dolore per due quarti posti onorevoli

La Svizzera ha ottenuto le medaglie numero 11 e 12 ai Giochi – Fähndrich e Kälin sono state battute solo dalla Svezia nello sprint a squadre – Nello slalom speciale, invece, Rast è giunta alle spalle della stellare Shiffrin
©Jacquelyn Martin
Alex Isenburg
18.02.2026 23:03

Sono due medaglie tanto simili quanto diverse, quelle conquistate oggi dalla Svizzera. Entrambe, però, memorabili. Nel giro di poche ore, la bandiera rossocrociata si è issata lassù, sul secondo gradino più alto del podio, in due discipline che - per quanto riguarda il settore femminile - nella storia avevano regalato fortune alterne alle atlete elvetiche.

Il riscatto è servito

Da una parte, infatti, lo sci di fondo, dove resisteva quell’unica medaglia conquistata - anche grazie alla ticinese Natascia Leonardi Cortesi - a Salt Lake City, nel lontano 2002. Dall’altra, invece, la disciplina prediletta per i nostri colori: lo sci alpino. Ma i tre ori - e le sette medaglie totali - conquistate dalle donne quattro anni fa, iniziavano a pesare. E chiamata a salvare la spedizione elvetica a Cortina era soprattutto Camille Rast, delusa e deludente nella prova in gigante. La stessa delusione che aveva caratterizzato l’esordio di Nadja Kälin - amaramente quarta nella 10 km di skiathlon - e Nadine Fändrich. Sorprendentemente fuori, lei, già ai quarti di finale nello sprint individuale, quando tutti la attendevano sul podio.

Tutte e tre, però, hanno avuto il merito di non abbattersi. Tutte e tre, infine, sono state premiate da una medaglia d’argento. Resa ancor più scintillante, peraltro, dal fatto che le atlete svizzere sono state battute soltanto dalle favoritissime rivali. Le più forti, insomma, si sono confermate tali. Chapeau.

Una scelta impeccabile

E pensare che qualcuno - a cominciare dall’esclusa eccellente - aveva storto il naso di fronte alla scelta di rinunciare ad Anja Weber (bronzo iridato della specialità), affiancando invece Nadja Kälin alla specialista dello sprint Nadine Fähndrich. Beh, a posteriori, si è dimostrata una scelta impeccabile. Sì, perché il duo selezionato per la prova a squadre si è dimostrato competitivo sin dalle prime battute, qualificandosi in mattinata per la finale con il quarto miglior tempo. Poi, nel momento in cui i giochi contavano per davvero, la coppia rossocrociata è sempre rimasta agganciata al gruppo di testa.

I pochi secondi di ritardo accumulati da Kälin sono stati limati con impressionante facilità da Fähndrich che - partita in quinta posizione al momento della sua ultima frazione - ha condotto una strepitosa rimonta verso il secondo posto, sinonimo di argento. «È incredibile aver vissuto un momento del genere» - ha dichiarato la lucernese ai microfoni della SRF. «È meraviglioso che sia finita così: gli ultimi giorni non sono stati facili. Provo un immenso sollievo». La gara - sviluppata sull’arco di 9 km (6x 1,5 km) - è stata vinta dalle favorite Maja Dahlqvist e Jonna Sundling (che ha sostituto Linn Svahn, malata) con poco più di 1’’ di vantaggio sulla Svizzera e oltre 4’’ sulla Germania. Si conferma, quindi, il dominio della Svezia, capace di vincere quattro dei cinque ori sinora assegnati nello sci di fondo femminile.

Nonostante una pista indigesta

Lo stesso dominio che si è osservato, nello sci alpino, a Bormio. Laddove a fare incetta di medaglie sono stati gli uomini rossocrociati. A Cortina, invece, le donne si aggrappavano alle discipline tecniche ma - dopo un gigante passato via quasi in sordina - non restava che lo slalom speciale. Quella che, in fin dei conti, si presentava come la disciplina a noi più congeniale. E il guizzo, infine, è arrivato. La firma? Quella di Camille Rast, campionessa iridata in carica e nuova vicecampionessa olimpica. «Oggi era l’ultima gara che facevo con il mio allenatore Denis Wicki, che va in pensione» - ha commentato la sciatrice di Vétroz. «Volevo così tanto questa medaglia per lui, quindi sono felicissima».

La vallesana - cinque volte sul podio in Coppa del Mondo in questa stagione, con tanto di vittoria a Kranjska Gora - era una delle atlete più attese. E non ha tradito. Malgrado una pista a lei poco gradita - non lo ha affatto nascosto nel corso dei giorni passati - Rast ha saputo mettersi tutte le rivali alle spalle, a eccezione della leggendaria Mikaela Shiffrin. L’elvetica - quarta al termine della prima manche - è riuscita a dare il meglio di sé nella seconda prova, recuperando due posizioni (su Lena Dürr e Cornelia Oehlund, entrambe fuori). «È stata una gara molto difficile - ha spiegato la 26.enne - perché ho fatto fatica a trovare il ritmo ideale. Ho dovuto spingere al massimo dall’inizio alla fine, ma non ero sicura che sarebbe bastato per una medaglia».

La regina delle nevi

Una prestazione eccezionale che non è, tuttavia, bastata per l’oro. Ma quello, a dire il vero, sembrava già essere assegnato al termine della prima prova. Un’impeccabile Mikaela Shiffrin, infatti, si è dimostrata la migliore in ognuno degli intertempi, assicurandosi quasi un secondo di vantaggio su chiunque. Eppure, la regina delle nevi - che nella combinata a squadre aveva «tradito» Breezy Johnson, sciupando il vantaggio da lei accumulato - doveva pur sempre arrivare al traguardo. Lo ha fatto, questa volta, senza tremare. L’americana ha così conquistato il suo terzo oro olimpico, il secondo tra i paletti stretti dopo quello colto a Sochi nel 2014. Il rischio di chiudere, per la seconda volta consecutiva - dopo i pessimi Giochi di Pechino - senza medaglie è stato scongiurato. Sul podio, con lei e Camille Rast, ci è salita Anna Swenn Larsson. 22 maledetti centesimi, invece, sono stati fatali per Wendy Holdener (vedi a lato).

Il dolore per due quarti posti comunque onorevoli

C’è stata un’altra similitudine - di certo la più amara - tra l’esito delle gare di sci di fondo e quella di slalom speciale. In entrambi i casi, purtroppo, degli atleti svizzeri sono rimasti ai piedi del podio. La poco benvenuta medaglia di legno se la sono aggiudicata Janik Riebli e Valerio Grond, giunti quarti nello sprint a squadre maschile. La stessa sorte, poi, è toccata a Wendy Holdener a distanza di un’oretta o poco più.

«Nessun rimpianto»
A Tesero, i due elvetici - qualificatisi per la finale con un grande tempo, il quarto assoluto - sono stati a dir poco encomiabili. Agli svizzeri, attaccati al gruppo di testa dall’inizio, è mancato soltanto l’acuto per fare la differenza nelle battute conclusive. «Non abbiamo nulla da rimproverarci», ha infatti dichiarato Janik Riebli alla SRF. Lui, che per ristabilirsi da un malanno era costretto a letto fino domenica. Mai avrebbe immaginato, a distanza di così poco tempo, di prendere parte - e perlopiù in questo modo - alla gara di oggi.

Colui che ha sfiorato una grande impresa al suo fianco - ossia Valerio Grond, anch’egli tra l’altro malato negli scorsi giorni - si è invece espresso così: «Siamo stati in gioco per le medaglie davvero a lungo. È difficile, quindi, assistere alla cerimonia di premiazione». Un’amarezza comprensibile, considerando che il podio gli è sfuggito davvero per poco, in quanto l’italiano Federico Pellegrino, terzo, lo ha battuto per meno di un secondo. A decidere la prova è stata l’ultima salita del percorso, dove, una volta di più, si è esaltato Johannes Klaebo. Il norvegese - al suo decimo oro olimpico, il quinto di questa edizione - ha preceduto lo statunitense Gus Schumacher e, per l’appunto, l’italiano Pellegrino.

Tra orgoglio e delusione
Tra i paletti stretti di Cortina, invece, è stata Wendy Holdener a doversi accontentare del sempre scomodissimo quarto posto. La svittese, dunque, non è riuscita ad aggiungere un sesto alloro alla sua collezione a cinque cerchi. La sciatrice di Unteriberg, quinta dopo la prima manche al pari di Anna Swenn Larsson, si è giocata le sue chance sul secondo tracciato. La svedese, però, è risultata più veloce di 22 centesimi. «È il peggior piazzamento che si possa ottenere alle Olimpiadi - ha dichiarato Holdener - non sono riuscita a dare il meglio di me. Volevo lottare contro Shiffrin, perché mi sentivo in ottima forma ma non ho fatto abbastanza per vincere. Forse, avrei potuto spingere di più nella prima manche, o forse ho spinto perfino troppo». È sfumato, così, quindi il grande obiettivo olimpico. «Mi sarebbe piaciuto vincere un’altra medaglia, ma sono comunque orgogliosa per tutto ciò che ho già realizzato».

Per quanto riguarda le altre rossocrociate, ha chiuso con un brillante settimo posto Mélanie Meillard (risultata la terza più veloce nella seconda manche). Fuori, invece, Eliane Christen.

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