Il personaggio

Malorie Blanc e la nuova stagione: «Rimango la giovane del gruppo. Lara? Una leggenda»

La 22.enne vallesana si prepara a una stagione che la vedrà ancora protagonista nella velocità, dopo il primo successo in Coppa del mondo
©Keystone/CLAUDIO THOMA
08.10.2026 06:00

Mancano due settimane e mezza all’inizio della Coppa del mondo di sci alpino con i tradizionali giganti di Sölden. Al cancelletto di partenza non ci sarà Malorie Blanc: come ha raccontato lei stessa la scorsa settimana nella giornata dedicata ai media di Swiss-Ski, non è ancora tempo di integrare le gare tecniche nel suo programma. La sua stagione comincerà dunque l’11 dicembre a Beaver Creek con la prima discesa dell’inverno.

La velocità femminile riparte senza Lara Gut-Behrami. Certo, già lo scorso anno la ticinese aveva mancato di fatto tutta la stagione, ma questa volta c’è la certezza che non tornerà. Con lei se ne sono andate 37 vittorie in Coppa del mondo tra discesa e super G (48 in totale), 6 coppette di super G e 8 medaglie tra Olimpiadi e Mondiali nelle due discipline. È un vuoto difficile da colmare e che sposta inevitabilmente i riflettori (e la pressione) sulle altre velociste rossocrociate. Compresa la giovane Malorie Blanc. «L’addio di Lara lo sento però soprattutto dal punto di vista umano», ha spiegato la vallesana. «Mi sarebbe piaciuto passare un po’ più di tempo in squadra con lei, e questo mi dispiace. È una leggenda e per noi non è certo una cosa da poco che smetta. Ho però sentito che potrebbe rimanere nel circo bianco... Vedremo, sarebbe bello».

Nessuna investitura

Per il momento è sicuramente presto per chiedere a Blanc di raccogliere il testimone di Gut-Behrami. Anche in super G, disciplina nella quale la ticinese è stata per anni la migliore interprete e in cui, nell’ultimo inverno, proprio la 22.enne vallesana ha chiuso settima nella classifica di specialità, prima fra le svizzere, conquistando inoltre a fine gennaio, nella sua Crans-Montana, la prima vittoria in Coppa del mondo. No, per ora non c’è ancora nessuna investitura. Blanc, del resto, non ha la sensazione che questi risultati abbiano cambiato più di tanto il suo status nel mondo dello sci. «È una domanda che mi viene fatta sin dal mio primo podio (nel 2025 a St. Anton, ndr). Io però ho l’impressione che, in generale, si cambi dopo ogni stagione, indipendentemente dai risultati. Nel corso di un anno si vivono tante esperienze e si imparano molte cose. Sicuramente alcuni aspetti esterni sono mutati, ma in fondo mi sento la stessa Malorie di due anni fa». Una sensazione che ritrova anche all’interno della squadra. «Tra le mie compagne rimango ancora la welsch, la romanda, e la giovane del gruppo. È un ruolo che mi piace. Si percepisce che fra di noi conta la persona, prima dei risultati».

La mente che guida gli sci

Fra gli aspetti sui quali Blanc sente di essere cresciuta maggiormente nell’ultimo anno c’è la conoscenza di sé. «A livello mentale sento di avere fatto un passo avanti e percepisco di sciare in modo diverso. Quando ci si sente bene nei propri panni e nel proprio ambiente, questo si riflette anche sugli sci. E nella vita di tutti i giorni, sentirsi al proprio posto rende più facile alzarsi la mattina e andare ad allenarsi». A fornirle nuovi strumenti è stato il lavoro con una mental coach. Blanc ha praticato il Qigong - una pratica cinese che combina movimento e respirazione - e imparato alcuni esercizi respiratori. «Ho scoperto che sono modi che aiutano a influenzare la mente attraverso l’utilizzo del corpo. Ce ne sono parecchi ed è stato molto interessante conoscerli. È un approccio che mi si addice particolarmente». Lo stesso vale per l’alimentazione, aspetto che inizialmente Blanc vedeva soprattutto come qualcosa di restrittivo, ma che nel tempo ha imparato a considerare parte integrante della preparazione, curandone i dettagli. «Da piccola non avrei mai pensato che lo sci toccasse così tanti ambiti , ma è anche questo a renderlo così interessante».

Le porte larghe un sogno

La curiosità l’ha spinta anche ad approfondire gli aspetti più tecnici, come il setup degli sci, insieme al suo nuovo skiman. E chissà che un giorno questa curiosità non la porti ad indossare anche gli sci da gigante, disciplina sulla quale ha lavorato parecchio in estate, ma per ora confinata alla preparazione. «In allenamento voglio continuare a farlo il più a lungo possibile. Gareggiarci, per il momento, rimane un sogno. Magari un giorno diventerà un obiettivo, staremo a vedere». La priorità rimane il consolidamento nelle discipline che le hanno permesso di salire sul podio. «Penso di dovermi ancora stabilizzare bene in discesa e super G, prima di trovare il tempo e le energie per dedicarmi a un’altra specialità».

Si ritorna a Crans

Il presente si chiama allora velocità, e porta dritto verso Crans-Montana, dove a febbraio si correranno i Mondiali. Praticamente il giardino di casa della sciatrice di Ayent (località distante pochi chilometri), cresciuta sciisticamente su quei versanti. A Crans ha poi vissuto due momenti agli antipodi: nel 2024 la rottura del crociato durante una gara di Coppa Europa, due anni più tardi, appunto, la prima vittoria in Coppa del mondo. Che la 22.enne guardi dunque alla sciata messa in pista quel giorno per cercare un exploit iridato? «Non penso che serva: sono convinta che ogni gara sia diversa, anche se disputata sulla stessa pista e nella stessa disciplina». È quindi altro quello che vuole portarsi dietro in vista dei Mondiali: «Sono le emozioni indimenticabili che quel giorno mi ha fatto vivere».