Odi e Franjo: le due facce delle, tante, nostre medaglie

A fine stagione Odi aveva bisogno di staccare la spina. E allora, ad aprile, ha fatto le valigie ed è partito. «Sono andato un po’ lontano, al mare. Mi ha fatto davvero bene». Von Allmen, invece, la spiaggia non l’ha proprio vista. Lui non è un tipo da vacanze normali. «Bisogna vedere cosa si intende per normali», ha scherzato il bernese. «Ma pensandoci bene, vacanze di quel tipo non ne ho fatte». Niente sdraio ed ombrellone. Franjo le pile le ricarica a modo suo, in sella ad una moto da cross. Una passione che coltiva soprattutto durante i mesi lontano dalle piste, ma che, assicura, gli torna utile anche sugli sci. «Ci sono parecchi parallelismi: penso all’uso del baricentro, ma anche alla capacità di adattarsi e reagire rapidamente alle diverse situazioni. Sono aspetti che si trasferiscono molto bene anche sulla neve». Il rischio di farsi male? Esiste, e il bernese ne è consapevole, ma di smettere non se ne parla.
Niente da dimostrare
Due modi diversi di affrontare la vita, insomma. Ma del resto Odi e Franjo sono diversi in molte cose: carattere, modo di sciare, percorsi ed esperienza. Nelle rispettive chiacchierate durante la tradizionale giornata dedicata ai media organizzata da Swiss-Ski, i due si sono ritrovati, senza volerlo, su un concetto: ciascuno vuole rendere conto soltanto a sé stesso. «Ho già ottenuto molti successi, non devo dimostrare niente a nessuno», ha spiegato Odi, parlando a proposito del piccolo problema muscolare accusato durante la preparazione estiva, e quanto questo lo renda nervoso in vista di Sölden. Il contrattempo lo ha costretto a rinviare la partenza per il Cile e ancora oggi gli impedisce di lavorare a pieno regime in palestra. Nulla però di preoccupante. «Si tratta appunto di un piccolo infortunio. Sugli sci ci si potrebbe fare male ai legamenti o distruggersi un ginocchio. Da questo punto di vista la prendo con filosofia». Sugli sci, in Sudamerica, il nidvaldese ha comunque potuto allenarsi quasi secondo programma e ora si sente vicino al cento per cento. E se per Sölden non dovesse ancora bastare? Nessun dramma: «Spero di esserlo poi per le gare in America». Per Von Allmen il tema è invece quello delle aspettative al rialzo. Inevitabile, dopo un inverno impreziosito dai tre storici ori a cinque cerchi. Proprio a Bormio, Odermatt aveva riconosciuto nel compagno quella spensieratezza di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare. Oggi però la situazione è diversa, e i metalli messi al collo alle olimpiadi pesano e non poco. Ma non per Franjo: «Non devo soddisfare le aspettative del pubblico né farmi carico della pressione esterna» ha ribadito. «Io scio solamente per me stesso, per divertirmi, e voglio farlo con la testa libera».
La costanza e il globo in discesa
Meglio allora chiedersi cosa si aspetti lui stesso dalla propria sciata. «Uno degli aspetti sui quali voglio lavorare è la costanza». In estate il lavoro è andato bene. Ma allenamento e gara restano «due cose ben distinte». «È un mix tra cercare il limite, in allenamento e in gara, senza però strafare. Credo che l’arte stia nel ricordarsi, quando si entra in modalità gara, che si può essere veloci anche sciando normalmente, senza dover per forza commettere un errore e poi recuperarlo». Vuol dire allora, dovere tirare un po’ di più il freno? «No. Si tratta piuttosto di acquisire maggiore sicurezza: fare più chilometri, allenarsi di più, avere più automatismi nella sciata e trovare così maggiore continuità». A quel punto la domanda viene quasi da sé: con la costanza arriva anche la coppetta di discesa, disciplina di cui è campione olimpico e mondiale in carica, dopo due secondi posti consecutivi? Franjo sorride: «Chiaramente qualche pensiero in quella direzione c’è stato. Si cerca sempre di migliorare e quella sarebbe la conseguenza logica. Nel prossimo futuro sarà sicuramente un obiettivo».
Ognuno per la sua strada
In questo senso in discesa il riferimento resta Marco Odermatt. Von Allmen, però, non ha mai cercato di copiare la sciata del compagno. «Fin dall’inizio ognuno ha sempre seguito la propria strada. Per esempio, non gli ho mai chiesto consigli durante una ricognizione».Il motivo è tecnico. «Lui può permettersi linee e raggi di curva che io non riesco a fare. In altri passaggi, invece, io sono più veloce e rischio meno passando un metro più largo». Franjo lo aveva capito già agli inizi: «Non avrebbe avuto senso farmi venire dei dubbi ascoltando un parere che non si adattava alle mie caratteristiche». Il rapporto tra i due è comunque ottimo, e nemmeno i successi dell’ultimo inverno lo hanno modificato. «Da questo punto di vista» ha assicurato il 25.enne, «è rimasto tutto esattamente come prima».
Cambiamenti in vista
Odermatt, dal canto suo, vede di buon occhio la concorrenza cresciuta negli ultimi anni all’interno della squadra. «Franjo e Alexis (Monney, ndr.) sono ovviamente lì davanti già da un po’ di tempo», ha osservato. Alle loro spalle spingono altri giovani, come il classe 2003 Lenz Hächler, con il quale Odi ha condiviso buona parte della preparazione estiva. «Con lui sento quell’energia giovane e fresca che fa molto bene». Odi, che la prossima settimana compirà 29 anni, rispetto a loro è del resto ormai un veterano. A fine ottobre saranno dieci anni dalla sua prima volta a Sölden. «È normale che non sia più esattamente come la prima», ha ammesso. Qualche riflessione sul futuro, del resto, ha già cominciato a farla. «Per me è chiaro già da qualche anno che fino al 2027 avrei spinto al massimo senza farmi troppe domande. Su ciò che verrà dopo, nella prossima o ultima fase della mia carriera, rifletterò al termine della stagione». Niente ritiro, sia chiaro, ma una riduzione del programma, diventato negli anni particolarmente impegnativo tra discesa, super G e gigante. «Non credo che andrò avanti per altri cinque anni con questo stesso volume di gare», ha precisato. Qualche scelta potrebbe rendersi necessaria già quest’inverno. Tra le possibili rinunce c’è il gigante di Kranjska Gora, collocato a inizio gennaio, a ridosso del periodo delle grandi classiche. Meglio allora concedersi un po’ di respiro, per provare ancora una volta a dare la caccia a quello che ormai è diventato un tabù: la Streif. Sarà proprio quello uno degli obiettivi dell’inverno? Odi non si sbilancia: «Voglio solamente rimanere in salute, divertirmi e vincere il maggior numero di gare possibile».