Quando Lara Gut-Behrami disse: «Solo l'anno prossimo saprò se potrò tornare»

Lo scorso 28 novembre, Lara Gut-Behrami aveva metaforicamente tenuto in mano la penna. Sulla scia del grave infortunio in allenamento a Copper Mountain, la ticinese si era riservata il diritto di scegliere, se caso, tempi e modi del suo addio alle gare. Della serie: il punto finale lo avrebbe messo lei, non quanto accaduto. Quel punto, infine, è stato messo oggi. La ticinese ha appeso gli sci al chiodo e salutato, per sempre, lo sci da competizione.
Ma torniamo a quel 28 novembre. Lara, beh, era apparsa in pubblico 24 ore dopo il comunicato con cui Swiss-Ski confermava la rottura del legamento crociato anteriore e del legamento laterale interno, oltre a una lesione al menisco, del ginocchio sinistro. Serena e sorridente, nonostante la stagione compromessa anzitempo, Lara si era espressa nel quadro di un evento organizzato dal suo sponsor KA-EX. «Le cose potevano pure andare peggio» aveva esordito. «Dopo la caduta ho dovuto aspettare per poter rientrare, in aereo, a casa mia: avevo rimediato una commozione cerebrale. In America mi avevano già diagnosticato la rottura dei legamenti, ma le immagini non erano del tutto chiare e per questo ho deciso di recarmi da chi già conosceva il mio ginocchio, per avere una conferma». Gut-Behrami aveva quindi fatto luce su un episodio rimasto nell’ombra. «L’anno scorso avevo avuto un problema simile: dopo la prima risonanza mi avevano detto che c’era una rottura del crociato, ma alla fine ulteriori analisi avevano sconfessato la prima diagnosi. Con un ginocchio già infortunato bisogna essere più prudenti nell’analisi. E, va da sé, speravamo che i nuovi esami potessero di nuovo smentire la diagnosi iniziale. Purtroppo non è stato così».
Quanto al futuro, suggerivamo, la ticinese quel giorno non si era sbilanciata. La porta, insomma, era rimasta socchiusa. «Amo sciare e voglio poter sciare per il resto della mia vita» aveva precisato Lara. «Le sensazioni sulla neve sono indescrivibili. Ma la salute viene prima di tutto. Ristabilirmi, questo è il mio primo obiettivo. Se sarò in grado di tornare a correre, lo saprò invece solo l’anno prossimo, a dipendenza di come andrà la riabilitazione e una volta rimessi gli sci». «Non vedo l'ora di sciare e sono felice così» ha detto oggi la campionessa ticinese. In fondo, ha tenuto fede a quella promessa fatta mesi e mesi fa: «Amo sciare e voglio poter sciare per il resto della mia vita». Sul resto, invece, ha voluto mettere un punto. Definitivo.
