La ricorrenza

Un’apripista di nome Doris in una mattina di 50 anni fa

Il 21 gennaio del 1976, vincendo la discesa di Bad Gastein, l'airolese De Agostini regalò al Ticino il primo successo nella Coppa del mondo di sci
Doris De Agostini, all’epoca diciottenne, sfreccia nella discesa di Bad Gastein. © Keystone
Tarcisio Bullo
Tarcisio Bullo
21.01.2026 06:00

La diretta televisiva delle gare di Coppa del mondo di sci non era una consuetudine quando, il 21 gennaio del 1976 - mezzo secolo fa - Doris De Agostini, all’epoca diciottenne, s’impose nella discesa di Bad Gastein. Papà Ezio, impiegato delle ferrovie, alle 13 era tornato a casa tranquillo nella frazione airolese di Valle dopo un turno di lavoro e s’aspettava la telefonata della figlia, come avveniva dopo ogni gara. Ma stavolta, impegnata nei festeggiamenti per la vittoria, non poteva esserci la Doris dall’altro capo del filo e quando il telefono a muro squillò, parlò un amico di famiglia di Bellinzona che aveva captato su Radio Sottens la notizia incredibile: per la prima volta nella storia del Circo bianco un esponente del Ticino era salito sul gradino più alto del podio!

Ai giornalisti che subito dopo telefonavano a casa De Agostini per avere qualche dichiarazione dai genitori, l’Ezio ripeteva «ma siete sicuri che abbia vinto? E che la gara non venga annullata? Mi dicono che ci sono contestazioni…».

Uno splendido airone

Mezzo secolo fa. Un altro mondo. Senza social, senza internet, senza telefonino, senza l’affollamento dei media che registriamo oggi a ogni evento sportivo. Le telescriventi che battevano le notizie nelle redazioni e tra queste, quel giorno, l’incredibile successo di Doris, da due anni in Coppa del mondo (debuttò a Val d’Isère nel 1974 con un 39. posto).

Doris De Agostini era una bella ragazza: alta, magra, col fisico da fotomodella, come tutti dicevano. Uno splendido airone che catturava gli sguardi sulle piste, una sciatrice dal… baricentro alto – copyright Libano Zanolari se non ricordo male – sul successo della quale pochi avrebbero scommesso. A Bad Gastein vinse con l’aiuto della fortuna, occorre riconoscerlo. E la prima che invitava tutti a «volare basso» dopo quel successo era proprio lei, partita nel secondo gruppo col pettorale numero 26.

Doris al traguardo dopo la vittoria in Austria. © Keystone
Doris al traguardo dopo la vittoria in Austria. © Keystone

E la nebbia si diradò

Le atlete migliori, quelle del primo gruppo, erano scese con la nebbia e la neve fresca. La nebbia si diradò, la neve fresca passaggio dopo passaggio si trasformò in un fondo sempre più veloce. «Quando mi hanno detto che Marlies Oberholzer aveva il miglior tempo ho creduto che scherzassero. Poi ho avuto paura che annullassero la gara, perché in quelle condizioni sapevo che avrei potuto vincere anch’io» dirà Doris. Entrambe giovanissime, De Agostini e Oberholzer cercavano la qualificazione per l’Olimpiade di Innsbruck, che Doris centrò grazie a quel successo. Era l’ultima occasione prima della selezione per i Giochi: «Se non riesco a qualificarmi per le Olimpiadi, tutti i sacrifici che ho fatto sin qui non saranno serviti a nulla» confidò l’airolese prima della gara.

Oltre le polemiche

Il successo di Doris De Agostini fu sorprendente e contestato, molte delle big sconfitte – tra le quali la sangallese campionessa olimpica in carica Marie Thèrese Nadig – parlarono di «corsa inutile, senza valore e irregolare», ma l’allenatore della squadra svizzera Hans Schweingruber volle mettere i puntini sulle i: «Nel secondo gruppo partivano ragazze quotate: anche se ricondotto entro certi limiti, nella misura in cui le circostanze ambientali le sono state favorevoli, il successo di Doris non va né ridimensionato, né sminuito». E infatti al successo di Bad Gastein ne seguirono altri, a conferma della classe dell’airolese: il bronzo ai Mondiali di Garmisch del 1978, 19 podi in discesa con 8 vittorie e una coppa del mondo di specialità nel 1983.

Un varco per le eredi

Le eredi di Doris De Agostini sono le grandissime Michela Figini e Lara Gut-Behrami e chissà se la storia dello sci alpino cantonale avrebbe seguito la stessa strada, senza l’irruzione sul palcoscenico della Coppa del mondo di quella ragazza cresciuta sulla neve di Pesciüm e di Ravina, inizialmente un po’ timida e introversa, ma con un carattere d’acciaio e capace di abbattere per la prima volta gli ostacoli che impedivano al Ticino dello sci di arrivare ai vertici nazionali e addirittura mondiali. Nessuno oggi può sapere quanta energia ha dovuto investire la Doris per raggiungere i suoi grandi risultati; quanti sacrifici quando doveva spostarsi con tutta l’attrezzatura dalla stazione FFS di Airolo alle località che ospitavano allenamenti e gare oltre Gottardo; quanta fatica ci ha messo nelle lunghe estati trascorse ad allenarsi sulla lingua di neve davanti alla capanna Gönerli, vicino al passo della Nufenen, in condizioni precarie, compensate dall’entusiasmo e dal calore della grande famiglia dello SC Airolo. Oggi, già a primavera inoltrata, al posto di quella lingua di neve e dello «sciliftino» che trasportava a monte gli sciatori c’è solo una pietraia e chi passa di lì in estate non riesce a credere che un tempo a luglio, sopra quei sassi si organizzava lo slalom della Nufenen...

Che potesse farcela nella maniera che oggi sappiamo, forse a quel tempo ci ha creduto solo lei, la «Dura», com’era soprannominata ad Airolo, aprendo un varco per le generazioni più giovani, alle quali ha dato un sogno e una certezza: quella di poter arrivare ai vertici dello sci mondiale. A mezzo secolo di distanza, avremmo volentieri sentito da lei il racconto di quel successo di Bad Gastein, ma Doris dal 2020 non è più tra noi. E allora non ci resta che rivolgerle un pensiero commosso e riconoscente.

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