La giornata

Von Allmen e Johnson nell’olimpo, Vonn a terra

In discesa si sono imposti i campioni iridati in carica - Fuori dal podio Odermatt - A Cortina, la caduta di Lindsey attenua la festa a stelle e strisce
Il 24.enne si è reso protagonista di una straordinaria gara sulla Stelvio, valsagli la medaglia d’oro. ©reuters/gintare karpaviciute
Alex Isenburg
09.02.2026 06:00

Il borsino degli sciatori rossocrociati - all’alba del primo weekend olimpico, caratterizzato dalle due discese libere sulla Stelvio e sull’Olympia delle Tofane - si presentava in maniera chiara. Da una parte, infatti, le legittime ambizioni di vittoria diffuse all’interno del settore maschile. Sul fronte femminile, invece, il timore di vivere una gara che, per la Svizzera, rischiava di diventare anonima. Ebbene, così effettivamente è stato. Tra gli uomini, le speranze riposte nel forte quartetto elvetico si sono tramutate in gioia grazie al metallo più prezioso che è andato al collo di Franjo von Allmen, mentre a Cortina d’Ampezzo le nostre velociste sono state relegate al ruolo di comparsa.

Sulle orme di un altro bernese

A Bormio, il successo colto sabato da Franjo von Allmen ha consegnato ai colori rossocrociati un altro titolo olimpico in discesa libera (il quinto, nella storia conduce l’Austria a quota sette). In questa disciplina, ai Giochi, prima di lui avevano trionfato Bernhard Russi (1972), Pirmin Zurbriggen (1988), Didier Défago (2010) e Beat Feuz (2022). L’oro olimpico, quindi, si è spostato appena di una sessantina di chilometri - quelli che separano l'Emmental dal Simmental - restando però in territorio bernese.

Proprio come Feuz - e perfino in un lasso di tempo minore, tra il titolo iridato e quello conquistato ai Giochi - anche von Allmen ha confezionato la doppietta Mondiali-Olimpiadi nella prova regina dello sci alpino. «È una sensazione strana - ha commentato con il sorriso stampato sul volto, in seguito al suo trionfo - un po’ come in un film». Il 24.enne era ancora incapace di realizzare la portata di un’impresa che, a dire il vero, non aveva iniziato a sognare sin da bambino. «Non proprio, ad essere sincero. Un sentimento di questo tipo - ha rivelato - ho iniziato a percepirlo più tardi nella mia carriera, quando ho realmente deciso di diventare uno sportivo professionista».

In barba all’esperienza

Forte anche del primo posto conquistato a Crans-Montana, nell’appuntamento di velocità che ha preceduto i Giochi, von Allmen è giunto a Bormio con il pieno di fiducia nei suoi mezzi. Uno stato d’animo maturato nel corso degli ultimi mesi, in cui il bernese si è reso protagonista di un’ascesa incredibilmente rapida. «Sì è un po’ strano - ha ammesso - ma quando le cose vanno per il verso giusto non importa se accade a 24 anni piuttosto che a 27. Ovviamente - ha concluso - spero di poter resistere ancora per qualche anno e di poter festeggiare altri successi importanti».

Dopo un primo acuto (il titolo di vicecampione iridato junior), la progressione in discesa libera di von Allmen è per certi versi stata accompagnata da un altro astro nascente della disciplina, ovvero quel Giovanni Franzoni (che proprio a Panorama, nel 2022, lo aveva preceduto) capace di chiudere al secondo posto la prova olimpica. Entrambi, quindi, talenti precoci e capaci di mettersi alle spalle il veterano Dominik Paris, in barba all’esperienza che tradizionalmente è requisito fondamentale in discesa libera. Sulla Stelvio, von Allmen è stato pressoché impeccabile da cima a fondo. Lo stesso, invece, non si può dire per le prove di Marco Odermatt e Alexis Monney, scattati appena prima di lui e provvisoriamente in testa alla gara. Imprecisioni che hanno negato al nidvaldese e al friburghese un posto sul podio, facendo così subentrare una buona dose di delusione a causa di un cocente 4. e 5. rango.

Il secondo acuto di Johnson

Non ha avuto, invece, alcunché da festeggiare la compagine elvetica presente a Cortina d’Ampezzo, dove anche le donne hanno completato la prima fatica olimpica nell’ambito della pura velocità. Orfano di Lara Gut-Behrami e frenato pure da una Corinne Suter ancora a mezzo servizio, il quartetto svizzero - completato da Janine Schmitt, Jasmine Flury e Malorie Blanc – non ha saputo realizzare un exploit. La svittese, campionessa in carica, è stata - seppur con un modesto 14. posto - la migliore, mentre le compagne di squadra sono giunte, una in fila all’altra, tra il 17. e il 19. rango.

A imporsi, come in campo maschile, è stata colei che in questa stessa disciplina aveva già trionfato ai Mondiali di Saalbach, ossia Breezy Johnson. L’americana, tuttavia - a differenza di von Allmen - non era annoverata, dai più, tra le maggiori favorite. Forse sottovalutata, la sciatrice di Jackson Hole non era però riuscita a piazzarsi sul podio in nessuna gara di Coppa del Mondo in questa stagione. Ma, sulla falsa riga di quanto accaduto l’anno scorso, l’americana ha saputo esaltarsi nel momento più opportuno. La 30.enne - che ha costruito il suo successo nella parte centrale del tracciato - ha altresì beneficiato di una leggera sbavatura commessa dalla tedesca Emma Aicher, giunta al traguardo con appena 4 centesimi di ritardo. Il terzo gradino del podio è stato occupato da Sofia Goggia, che - dopo l’oro messo in bacheca a Pyeongchang 2018 e l’argento di quattro anni or sono - ha così completato la sua collezione di medaglie con un bronzo.

Gioie e dolori per gli Stati Uniti

Malgrado lo storico trionfo di Johnson, in casa Stati Uniti la giornata di ieri è stata fortemente condizionata dalla prova dell’attesissima Lindsey Vonn. La discussa e discutibile partecipazione della «Speed Queen» si è, infatti, tramutata in un dramma a stelle e strisce. Al via (a 41 anni) nonostante la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, Vonn andava a caccia di un primato leggendario: la seconda medaglia d’oro in discesa libera 16 anni dopo quella vinta a Vancouver. La sua carriera - interrotta nel 2019 e riabbracciata proprio in vista di questo evento - si sarebbe potuto concludere come la più dolce delle favole. È destinata a chiudersi, invece, con delle scene quasi agghiaccianti e il rumore delle sue urla di dolore - con i famigliari peraltro presenti all’arrivo - dovute a una rovinosa caduta.

L’incubo si è materializzato poco dopo il cancelletto di partenza, quando la sciatrice di Vail - rimasta agganciata, in salto, a una porta - ha perso l’equilibrio schiantandosi rovinosamente sul manto nevoso. L’Olympia delle Tofane - sulla quale, tra discesa e superG, aveva trionfato ben 12 volte in CdM - è dunque diventata teatro di sofferenza anche per lei. Lo era stato, ironia della sorte, anche per la connazionale Breezy Johnson nel 2022, quando un capitombolo a Cortina le aveva precluso la partecipazione ai Giochi di Pechino. Johnson, quindi, si è presa la sua rivincita. Vonn, purtroppo, non potrà fare altrettanto, poiché la frattura alla gamba sinistra - con tanto di operazione all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso - non lascia spazio a interpretazioni.

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