Il caso

Si riaccende la polemica: Xhaka e Rodriguez fanno il gesto dell'aquila albanese

I due calciatori della Nazionale immortalati mentre incrociano le mani richiamando l'aquila bicefala durante una partita di baseball a San Diego
Red. Online
08.06.2026 14:10

Sembra una storia senza fine quella tra l’aquila bicefala e la Nazionale svizzera di calcio. A poche ore dall’inizio dei Mondiali in America, il simbolo della bandiera albanese è tornato a fare discutere alle nostre latitudini. Sabato scorso, infatti, durante una partita di baseball della Major League tra i San Diego Padres e i New York Mets alcuni giocatori della Nati si sono fatti riconoscere mimando con le mani il noto gesto, molto criticato in passato. Come riferisce il Blick, Ricardo Rodriguez e Granit Xhaka hanno riproposto l'aquila bicefala mentre il team elvetico veniva inquadrato dalle telecamere dello stadio finendo poi sul maxischermo. Ai Mondiali in Russia, nel 2018, il simbolo dell’Albania esibito dallo stesso Xhaka, da Xherdan Shaqiri e Stephan Lichtsteiner, durante la partita contro la Serbia, aveva suscitato aspre polemiche in Svizzera.

In quella occasione i giocatori, dopo un gol, incrociarono le mani facendo il gesto simbolo dell’identità nazionale albanese, percepito come provocazione politica nei confronti della Serbia. Un gesto che aveva fatto il giro del mondo e acceso ampie polemiche. Dopo le celebri esultanze, Xhaka e Shaqiri furono puniti con 10 mila franchi di multa ciascuno. In Albania e Kosovo si erano mossi in diversi per raccogliere i fondi per pagare le multe. 

Granit Xhaka allora si era detto «dispiaciuto» per quanto successo. «Sarei uno stupido se dicessi che lo farei di nuovo. Non succederà mai più». E aveva pure aggiunto: «Ho un solo passaporto, quello svizzero. E indosso con fierezza i colori rossocrociati». Shaqiri e Lichtsteiner lo avevano seguito: «Chiediamo scusa a tutte le persone che si sono sentite offese, comunque non era nostra intenzione prendere in giro nessuno».

In Svizzera, l’episodio scatenò un acceso dibattito sul senso di appartenenza e il legame alla maglia rossocrociata dei giocatori di origini albanesi o kosovare. L'allora segretario generale della Federazione calcistica svizzera, Alex Miescher, dovette dimettersi.

La Svizzera probabilmente, durante questi Mondiali, avrà tra i suoi tifosi molti albanesi e kosovari grazie alla presenza di Xhaka. Citata dal 20 Minuten, l’Associazione Svizzera di Football (ASF) ha ridimensionato quanto accaduto: «Persino nell'amichevole contro l'Australia a San Diego, numerose persone di origine albanese erano presenti allo stadio e hanno sostenuto a gran voce Granit e la Nazionale svizzera. Granit Xhaka, così come molti altri giocatori, si è fermato dopo la partita per autografi e selfie. In serata, ha colto l'occasione per salutare nuovamente la comunità albanese. Questa scena non si è svolta in campo e non faceva parte dell'evento sportivo», ha spiegato il portavoce Adrian Arnold.

Quanto avvenuto ha sucistato le prime reazioni in Ticino. Il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi, condividendo l'immagine accosatata a quella della Nazionale svizzera di hockey, ha commentato: «Due Nazionali, due mondi. Nell’hockey vediamo uomini fieri, che lottano per la maglia, per la bandiera, per la Svizzera. Nel calcio, invece, c’è chi indossa la maglia rossocrociata ma appena può mostra simboli, gesti e appartenenze di altri Paesi. Quelli d’origine. Due immagini dal mondo dello sport che dicono tutto: c’è chi è svizzero per convinzione. E chi lo è per convenienza. Chi lo è per convenienza non merita di indossare la maglia svizzera».