Sport, i ticinesi sono un po' meno attivi

La Svizzera continua a essere un Paese di sport. Lo è, in particolare, se confrontata con altre Nazioni. Secondo i vari barometri continentali utilizzati per questo genere di confronti, più attivi degli svizzeri sono solo i finlandesi e gli svedesi. Mentre, in tale classifica, sul fondo troviamo - dall’ultimo rango a salire - Portogallo, Grecia e Polonia, con Italia e Spagna pure piuttosto malconce. Detto questo, la tendenza per una volta fa scattare, comunque, un piccolo segnale d’allarme: «In contrasto con la tendenza pluriennale, lo sviluppo non punta più verso l’alto», avverte l’Ufficio federale dello sport (UFSPO), commentando i risultati dello studio «Sport Svizzera 2026», presentato a sei anni dal precedente. E un accento particolare è stato dedicato proprio al canton Ticino, dove «si è registrato un netto calo dell’attività sportiva».
Due possibili letture
«Su un punto i risultati del rapporto sono inequivocabili: l’evoluzione descritta, caratterizzata da un’espansione e una differenziazione, ha perso slancio e mostra segni di stallo. Per la prima volta, l’attività sportiva della popolazione svizzera non registra un aumento. Tra il 2020 e il 2026, la percentuale di persone molto attive è rimasta praticamente invariata, così come quella delle persone inattive». Lo si legge tra le conclusioni del rapporto. Difficile, allo stesso tempo, capire se il boom abbia raggiunto il suo apice o se si tratti solo di una battuta d’arresto. Due le chiavi di lettura suggerite. Da un lato, «è possibile che la progressione abbia raggiunto i propri limiti e che il potenziale sia completamente esaurito. Diventa infatti sempre più difficile invogliare le persone inattive o poco attive a praticare sport». D’altro canto, «occorre interrogarsi sul possibile ruolo della pandemia di COVID-19. Da un confronto internazionale emerge che in molti Paesi europei si osserva un’evoluzione analoga a quella riscontrata in Svizzera». Seguendo tale ragionamento, anche il calo insolitamente marcato dell’attività sportiva in Ticino potrebbe essere «una conseguenza a lungo termine del maggiore impatto della pandemia e delle restrizioni più severe imposte alle attività sportive». Infine, anche l’aumento della pratica sportiva a domicilio e l’accentuarsi delle differenze sociali nel comportamento sportivo «possono essere interpretati come effetti a lungo termine della pandemia».
Le differenze culturali
Le differenze culturali sono sempre risultate evidenti, rispetto al tema in oggetto. E questo sin dal primo studio «Sport Svizzera». Facile assegnare la spiegazione di queste differenze alla rispettiva vicinanza con Paesi molto diversi tra loro a livello di comportamento sportivo. Detto in parole povere, in Germania si pratica più sport che in Francia e in Francia più che in Italia. «Tuttavia, in particolare tra il 2014 e il 2020, le differenze tra regioni linguistiche si erano ridotte», viene ricordato nel rapporto. «In quegli anni, nella Svizzera francese e nella Svizzera italiana la pratica sportiva aveva conosciuto un vero e proprio boom. Per quanto riguarda il Ticino si è parlato di un balzo in avanti epocale. Negli ultimi sei anni, però, la rimonta non è proseguita». Non si può, per questo, parlare di una vera e propria crisi, o di un crollo della volontà di fare sport. Se confrontiamo i dati del 2026 con quelli del 2014, infatti, notiamo che l’aumento dell’attività sportiva in Ticino è stato comunque notevole. E allo stesso modo, è calata altrettanto chiaramente - di dieci punti percentuali - la quota di persone che non praticano mai sport. Insomma, nessuna drammatizzazione, anche alla luce delle conseguenze della pandemia.
Lo yoga è di tendenza
Osservando la scelta delle discipline, il Ticino fa registrare i tassi di partecipazione più bassi per le cosiddette «discipline lifetime», che in realtà sono calate ovunque, nel Paese. Parliamo, in particolare, di nuoto e sci, mentre escursionismo e ciclismo resistono perlomeno nella Svizzera romanda. Tiene botta anche la quinta disciplina del «quintetto elvetico», il jogging. Crescono in tutte le regioni linguistiche, per contro, l’allenamento della forza (muscolazione) e lo yoga. «Mentre lo yoga ha registrato un aumento costante nel tempo, l’allenamento della forza ha fatto segnare un vero e proprio boom tra il 2014 e il 2026. Entrambe possono quindi essere considerate discipline di tendenza degli ultimi anni». C’è ancora chi, nonostante la varietà dell’offerta, preferisce non fare sport. Tra i motivi addotti per l’inattività sportiva, «quello che ricorre più spesso è la mancanza di tempo. Anche i riferimenti all’elevato carico di lavoro, a orari di lavoro inadeguati o troppo lunghi, al lungo tragitto per recarsi al lavoro o al fatto che il tempo per lo sport va a scapito della famiglia, sottolineano come gli impegni in altri ambiti della vita non consentano la pratica sportiva». Certo, anche tra gli inattivi c’è chi vorrebbe ricominciare a fare sport, spesso con l’obiettivo di controllare la propria salute, ma alcuni freni - come dimostrato dal sondaggio stesso - continuano ad agire sulla popolazione svizzera e, in particolare, su quella ticinese. E neppure l’evoluzione dei centri fitness e degli strumenti digitali - pure riconosciuta dallo studio - sembra in grado di cancellarne l’efficacia.
