Tennis

Da invicibile a fragile: tutti i patemi di Alcaraz

Lo spagnolo aveva iniziato la stagione con uno straordinario bilancio di 16 vittorie e 0 sconfitte - Poi, sono arrivate tre battute d’arresto e il forfait di Barcellona, dovuto a un problema al polso destro - Nel primo momento di difficoltà, è tornato di attualità il tema legato al suo staff, ormai privo di Ferrero
©Epa/Alejandro Garcia
Alex Isenburg
17.04.2026 06:00

Sedici vittorie e zero sconfitte. Appena un mese fa, era questo lo straordinario bilancio di Carlos Alcaraz, protagonista di uno dei migliori esordi stagionali dell’epoca recente del tennis. Eppure, quella sensazione di invincibilità sembra già diventata un lontano ricordo. A Indian Wells, in semifinale, ci è voluta una versione extralusso - e pure un po’ vintage - di Medvedev, per fermare la sua cavalcata. In seguito, la stagione dello spagnolo ha cominciato a prendere una piega diversa: al terzo turno di Miami è stato Korda a sbarrargli la strada, mentre successivamente l’iberico è caduto sotto i colpi di Jannik Sinner. Il primo assaggio della terra battuta, insomma, è risultato amaro. Ma il secondo - e qui veniamo alla stretta attualità - lo è stato ancor di più, poiché a mettere fuori dai giochi Carlitos è stato il suo polso destro.

Quell’obiettivo già raggiunto...

Quando un giocatore è abituato a vincere con una tale frequenza, il rischio è che - al primo accenno di un rallentamento - finisca sotto la lente d’ingrandimento. Era toccato a Sinner, dopo i primi due mesi - contraddistinti dalle sconfitte, per certi versi sorprendenti, contro Djokovic e Mensik - mentre ora nel mirino ci è finito il rivale con il quale si spartisce il trono dell’ATP.

Nel caso di Alcaraz, le principali perplessità riguardano il suo approccio mentale. Un tema, questo, che puntualmente ricompare quando le cose, per lo spagnolo, non funzionano in maniera idilliaca. Le sue dichiarazioni - come la celeberrima frase «Contro di me giocano tutti come Roger Federer», o la reiterata volontà di prendersi qualche giorno di pausa dopo delle sconfitte cocenti - ne sono un esempio lampante. Inoltre, aver raggiunto immediatamente il grande obiettivo stagionale - la conquista dell’Australian Open con conseguente Career Grand Slam - potrebbe aver contribuito a svuotarlo un po’ dal punto di vista degli stimoli a breve termine.

Dal suo box un altro tipo di aiuto

Circoscrivere il tutto a un mero discorso legato alle ambizioni, tuttavia, sarebbe inappropriato. D’altra parte - basta dare un’occhiata alla sua impressionante bacheca - Alcaraz ha ampiamente dimostrato che la fame agonistica non gli manca affatto. Sin dai primi passi di una carriera che si preannunciava sfavillante, però, è apparso evidente che l’incredibile talento del tennista spagnolo deve essere incanalato correttamente. Serve un equilibrio, insomma, tra il divertire - e divertirsi, sul campo e fuori - e l’essere tatticamente e professionalmente disciplinato.

In questo senso, inutile girarci attorno, è sempre stata riconosciuta l’importanza di una figura - certamente ingombrante, ma apparentemente imprescindibile - come quella di Juan Carlos Ferrero. Pronti via, i dubbi - a proposito di questa separazione, assai rumorosa - sembravano essere stati fugati con il successo in Australia. Ecco che però, al primo calo, il tema del rinnovamento al proprio staff tecnico è prontamente tornato a galla.

Nell’angolo dell’iberico hanno preso maggiormente peso le figure di Samuel Lopez, in primis, e del fratello maggiore di Carlos, ovvero Álvaro Alcaraz. E l’approccio nel nuovo box del murciano è evidentemente differente da quello adottato da Ferrero, che era solito «telecomandare» il suo protetto. Inizia, quindi, a farsi sentire la sua mancanza? Non è tempo di bilanci. Non ancora, perlomeno. Che l’allontanamento di Ferrero - voluto dalla famiglia Alcaraz più che da Carlitos stesso - potesse in qualche modo comportare un allentamento delle briglie era ipotizzabile. Soltanto il tempo, tuttavia, ci dirà se il classe 2003 - ancora un ragazzo - abbia bisogno di una figura autorevole al suo fianco, anziché qualcuno di più accondiscendente.

Un torneo di troppo?

Per sfuggire a questo turbinio di speculazioni - che si sono sollevate dopo appena tre sconfitte - Alcaraz si è rifugiato in ciò che sa fare meglio: giocare a tennis. Non una decisione avventata, per la verità, siccome era noto il suo desiderio di partecipare - in rapida successione - a tutti gli eventi principali sulla terra battuta, nelle sedi di: Montecarlo, Barcellona, Madrid, Roma e Parigi. Tanti impegni, si diceva. Forse troppi? Neanche 48 ore dopo l’ultimo atto del Principato, l’iberico è tornato in campo in terra catalana. Tuttavia - pur vincendo all’esordio, contro Otto Virtanen - ha pagato dazio. Un problema al polso destro lo ha obbligato a dichiarare forfait per il turno seguente, abbandonando così l’ATP 500 di Barcellona. Ancora non è chiaro se questo inghippo lo costringerà a saltare - sulla falsariga di quanto accaduto dodici mesi or sono - anche l’appuntamento di Madrid.

Certo è, che pure sotto il profilo della programmazione qualche riflessione andrà fatta, in ottica futura. A Barcellona, oltre a volersi riscattare, Alcaraz - che non ha fatto segreto ed era chiamato a vincere il torneo - puntava a riacciuffare la prima posizione della graduatoria, recentemente tornata nelle mani di Sinner. Una battaglia, questa, persa in partenza, almeno sul breve termine. Sinner, sul rosso - a causa della squalifica comminatagli nel 2025 - ha da difendere «solo» le finali di Roma e Parigi. L’iberico, dal canto suo, la bellezza di 4.330 punti. La lotta per lo scettro da numero uno, insomma, non lo può e non lo deve accecare. Un problema, questo, che non sembra coinvolgere la controparte. Sì, perché una decisione ufficiale ancora non è stata presa, ma la sensazione è che l’altoatesino sia orientato a saltare il prossimo Masters 1000 di Madrid. Per quanto riguarda Alcaraz, invece, le prossime mosse dipenderanno dall’entità del suo infortunio.