L'amarcord

Federer-Nadal, la sfida che diede il «là» alla straordinaria rivalità

Sono passati 20 anni dalla prima finale tra il basilese e il mancino di Manacor: ripercorriamo la rivalità fra i due sui campi di Church Road
Rafael Nadal e Roger Federer posano con i rispettivi trofei conquistati nell'edizione del 2006 di Wimbledon. AP/Anja Niedringhaus
Flavio Viglezio
09.07.2026 06:00

Esattamente 20 anni fa, Roger Federer vinceva il suo quarto Wimbledon battendo per la prima volta Rafael Nadal in una finale del Grande Slam. Ripercorriamo la rivalità tra i due sui campi di Church Road.

Sono trascorsi esattamente 20 anni. Vent’anni – era il 9 luglio 2006 – dal quarto successo di Roger Federer a Wimbledon. E dall’inizio della vera rivalità su tutte le superfici con Rafael Nadal. A ripensarci ci può scappare una nostalgica lacrimuccia. Perché il tennis è cambiato, oggi i protagonisti sono altri, ma il basilese e il maiorchino mancano, eccome se mancano. A tenere alto l’onore di quel fantastico periodo è rimasto il solo Novak Djokovic, ancora capace di qualche fiammata. Il tennis svizzero al maschile sta vivendo un periodo di magra: c’è ancora Stan Wawrinka che, complice l’anagrafe, non riesce fisiologicamente più ad esprimersi come ai bei tempi.

Dopo la tripletta

Ma torniamo al 2006. Federer si presenta sull’erba londinese nelle vesti di grandissimo favorito, forte dei trionfi conquistati nelle tre precedenti edizioni. Nessuno, all’inizio del torneo, può immaginarsi che il suo più grande rivale sarà Rafa Nadal. Ma lo spagnolo – reduce dai due successi consecutivi sulla terra rossa di Parigi – vuole dimostrare al mondo, a sé stesso e allo stesso Federer di saper domare anche l’erba nonostante uno stile di gioco che – in teoria – mal si adatta alla velocità dei campi londinesi. Il 2006 segna anche una sorta di crepuscolo della generazione precedente: André Agassi, per esempio, scende in campo per l’ultima volta in carriera a Londra.

Filo da torcere

Federer è un treno in corsa. Arriva all’atto conclusivo senza perdere un solo set. Ma a far discutere e in un certo senso a sorprendere pubblico e osservatori è l’altra parte del tabellone. Rafael Nadal, che in molti ritengono capace di imporsi solo a Parigi sfruttando le proprie caratteristiche, non perde un colpo. Avanza sicuro, turno dopo turno, si qualifica per l’atto conclusivo, guadagnandosi il diritto di sfidare l’elvetico. «Non ci sarà partita», ritiene la maggior parte degli appassionati di tennis. Già, Federer – re incontrastato di Wimbledon – parte con tutti i favori del pronostico. E il primo set – vinto addirittura per 6-0 – non fa che confermare la netta superiorità del basilese nel suo giardino di casa. Poi però il vento cambia e Nadal inizia a dare del filo da torcere a Federer. Il secondo set è equilibratissimo e Federer lo vince solo al tie-break. Due frazioni a zero, la strada verso il quarto trionfo sembra spianata. Ed invece no, perché la sfida prosegue sul filo del massimo equilibrio. Nel terzo set si va ancora al tie-break: stavolta ad aggiudicarselo è Nadal, diventando l’unico giocatore capace di strappare un set nel torneo a Federer. Ma Roger non molla: il basilese ha ancora un vantaggio su Nadal sull’erba e chiude l’incontro imponendosi 6-3 nell’ultima frazione. E mette fine ad una serie di cinque sconfitte consecutive contro il maiorchino. Roger Federer si avvicina ai cinque successi di fila a Church Road di Björn Borg rispettando le attese della vigilia, ma il mondo dopo la finale capisce che Nadal non fa rima solo con terra battuta. Sì, la grande rivalità a 360 gradi può cominciare.

«Complimenti a Nadal – dice Federer dopo il trionfo – perché all’inizio del torneo non pensavo di trovarlo in finale già quest’anno. Anche per questo avevo indicato come favoriti Lleyton Hewitt e Andy Roddick. Quanto alla mia prestazione, sono in definitiva soddisfatto, anche se nel secondo set e soprattutto nel terzo sono stato messo in difficoltà. A un certo punto mi sono perfino un po’ innervosito».

Dal canto suo, lo spagnolo rende omaggio al rivale e lancia il guanto di sfida per quel che riguarda il futuro: «Roger Federer sull’erba è davvero imbattibile. Io ho provato a metterlo in difficoltà e penso di esserci in parte riuscito. A parte il primo set, credo di aver disputato un buon incontro. Sono stupito io stesso dei progressi che ho compiuto su questa superficie. Sogno di tornare a Wimbledon per vincere anche questo torneo. Naturalmente se Roger me lo permetterà».

Con grande sofferenza

Mentre Federer raggiunge Pete Sampras a quota quattro titoli di fila sull’erba di Church Road e si avvicina – come detto – a Björn Borg, Nadal lascia Londra con la concreta sensazione di poter davvero mettere in difficoltà il basilese anche sulla sua superficie preferita. Ed infatti i due si ritrovano di fronte anche all’atto conclusivo dell’anno successivo. Nadal è reduce dal suo terzo successo di fila al Roland Garros, ma non è ancora stato in grado di imporsi in un altro torneo del Grande Slam. La finale è combattutissima e Federer deve ulteriormente alzare il suo livello per contrastare la crescita di Nadal anche su altre superfici che non la terra rossa. Questa volta il maiorchino riesce a portare il basilese al quinto set. Roger vince i tie-break della prima e della terza frazione, mentre Rafa fa suo per 6-4 il secondo set. Ma è nella quarta frazione che l’impero di Federer traballa. Nadal è scatenato: strappa due volte il servizio a un Federer che sembra alle corde e si impone nella frazione per 6-2. Roger appare vicinissimo alla resa. Nelle prime fasi del quinto set Nadal si procura quattro palle di break, ma Federer riesce in qualche modo a salvarsi. È la svolta: Roger ritrova di colpo le migliori sensazioni, allunga e alla fine si impone nella frazione decisiva con il punteggio di 6-2. Dopo 3 ore e 45’ di grande battaglia eguaglia il record di Borg e si conferma quale Maestro assoluto sull’erba. Ci si accorge però nel contempo come Nadal sia sempre più vicino a Federer anche sull’erba. Un Federer che si gode il trionfo: «È stata una grande finale in cinque set e ho eguagliato il primato di Borg. Sono grandi emozioni», confessa a fine incontro. E compie un ulteriore passo nella leggenda. Qualche anno più tardi, il basilese affermerà che quella – sotto gli occhi del suo idolo Borg – era stata la partita perfetta.

La più bella, la più dura

Nadal, si diceva, è sempre più vicino a Federer anche sull’erba. E lo dimostra nel 2008. I due si sono incontrati in finale al Roland Garros e il basilese ha dovuto accettare una secca sconfitta per 6-1 6-3 6-0. Vuole la rivincita, ma deve accettare il “sorpasso” del maiorchino in quella che molti hanno definito una delle partite più belle di tutta la storia del tennis. In una finale durata 4 ore e 48’, ma protrattasi per 7 ore e 15’ a causa di due interruzioni per la pioggia, Nadal si impone per 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7 quando ormai gli organizzatori stanno per interrompere il match a causa del buio che avvolge ormai il Centre Court. Roger cerca di prenderla con filosofia: «Rafa oggi è stato l’avversario peggiore… sul campo migliore. L’anno prossimo tornerò a Wimbledon: rivoglio la mia coppa». Detto, fatto: Federer vincerà ancora Wimbledon nel 2009, nel 2012 e nel 2017.