La generosità di Stan non basta a fermare tempo e lacrime

Gli applausi e l’abbraccio della cerimonia di lunedì sera avevano già preparato il terreno, martedì il verdetto del campo ha fatto calare il sipario sulla straordinaria carriera di Stan Wawrinka. È successo sul centrale della St. Jakobshalle, lo stesso che nel 2003 faceva da teatro alle sue prime apparizioni (da 18.enne) nel circuito maggiore. E che, come già ventiquattro ore prima, ha invece fatto da cornice all’ultimo giro d’onore del 41.enne vodese, tra la ola e l’acclamazione di un pubblico che una volta di più ha potuto ammirare Stan nella sua versione «The Man». Sì, perché nella partita persa 7-5 7-6 contro il 24.enne ceco Jiri Lehecka, i diciassette anni di differenza in campo si sono soltanto intuiti, azzerati o quasi dalla grinta messa sul piatto da Wawrinka..
Come un vecchio diesel
Alla vigilia il vodese aveva spiegato che non avrebbe combattuto contro le emozioni dell’addio, ma che le avrebbe accettate tutte dalla tristezza alla soddisfazione di essere ancora lì a giocarsela. Sperava, naturalmente, di potersi regalare almeno un’altra partita, e di rimandare il più in là possibile il momento dei saluti. A ritardarlo, intanto, ci avevano pensato anche Ben Shelton e Aleksandar Kovacevic, rimasti a battagliare per due ore e mezza prima di lui, facendo slittare l’inizio del match. Ma a provarci, più di tutti, è stato lo stesso Stan, capace - come un vecchio diesel, e in barba alla carta d’identità - di crescere nel corso della partita, riuscendo a portare il ceco fino al tie-break del secondo parziale, dopo essere arrivato anche a due punti dal prendersi il set. Non è però bastato. Così come non è bastata la spinta della St. Jakobshalle, pronta ad applaudire e scattare in piedi ad ogni punto conquistato, con gli incitamenti e gli «Allez Stan» a scandire ogni cambio di campo.
Un solo break fatale
Che sarebbe stata dura lo si sapeva, e lo si è capito sin dai primi game. Ma allo stesso tempo si è capito subito che Stan avrebbe messo tutto in campo per complicare la vita all’avversario. Così ha fatto nei primi turni di battuta, portati in salvo ai vantaggi annullando anche due palle break, mentre dall’altra parte della rete il ceco non concedeva praticamente nulla sul proprio servizio. Non è invece riuscito a salvarsi nell’undicesimo gioco, quando Lehecka ha piazzato l’unico strappo di tutta la serata, rivelatosi poi fatale per il primo parziale.
Ma poco importa. Perché, in fin dei conti, la lotta era esattamente quello che il pubblico voleva vedere. E l’ha vista ancor di più proprio quando la partita sembrava - per un momento - scivolare nelle mani del ceco. Come a inizio secondo set, con Stan nuovamente costretto ad annullare una palla break, a lottare ai vantaggi e infine a tenere il servizio, lasciandosi andare a un urlo accompagnato dal boato degli spalti. Grida, quelle del vodese, che si sono ripetute anche in molte altre circostanze nel corso di un secondo parziale che Stan è riuscito con orgoglio a trascinare fino al tie-break, dopo essere arrivato addirittura, sul 5-4 in suo favore, a due punti dal set. E allora, in una serata così, fa niente che non sia bastato. «Sono triste, ma ho il sorriso sulle labbra. Perché ho vissuto momenti eccezionali», ha sussurrato a fine gara. Anche noi Stan.
