Tennis

Quando Wawrinka era il re di New York

Dal trionfo agli US Open di dieci anni fa alla wild card negata per l’imminente edizione: la decisione degli organizzatori fa discutere e priva il 41.enne vodese di un ultimo Slam prima del ritiro - Eppure il rapporto tra Stan e il pubblico di Flushing Meadows è sempre stato speciale
© EPA/CJ GUNTHER
Fernando Lavezzo
24.08.2026 23:32

«Vergognoso». «Irrispettoso». La mancata concessione di una wild card a Stan Wawrinka per gli imminenti US Open fa discutere. Come noto, il 41.enne vodese – numero 125 ATP – lascerà il tennis a fine stagione. In questo 2026, sta vivendo il suo ultimo ballo, passando dai piccoli Challenger ai Grandi Slam. Australian Open, Roland-Garros e Wimbledon gli hanno offerto un invito, omaggiandolo degnamente. A Parigi è infine entrato nel tabellone principale grazie al suo ranking, in seguito al ritiro di Musetti. Dopo la sconfitta al primo turno con De Jong, gli organizzatori hanno mostrato a Stan il videomessaggio di numerose leggende del tennis, da Federer a Nadal, fino ai nuovi fenomeni Sinner e Alcaraz. Lacrimoni. L’amata New York, dove ha trionfato nel 2016 e dove ha raggiunto la semifinali nel 2013 e nel 2015, gli ha invece chiuso la porta in faccia. Come ha fatto con Serena Williams, che dovrà accontentarsi del doppio misto in coppia con Alcaraz. L’USTA, che organizza lo Slam newyorchese, non ha commentato la decisione di lasciare fuori il vodese, al quale è stato preferito, tra gli altri, il 18.enne statunitense Darwin Blanc, numero 224 al mondo. L’ultimo invito è andato a un altro americano, il 26.enne Patrick Kypson (ATP 115), che in carriera ha un bilancio di 5 vittorie e 15 sconfitte sul circuito. Il veterano Gaël Monfils, ottimo amico di Stan e anch’egli prossimo al ritiro, proseguirà il suo tour d’addio a Flushing Meadows grazie alla wild card ottenuta tramite la federazione francese. La quale, come quella australiana, ha un accordo di reciprocità per le wild card con l’USTA.

Festa mancata

Anche lo scorso anno gli US Open rifiutarono la wild card a Wawrinka, dopo avergliela invece accordata nel 2024. Evidentemente, il torneo di New York non ha dato peso alla portata emotiva di una sua eventuale presenza a questa edizione. Ignorando anche il fatto che il vodese ha ben figurato sia in gennaio agli Australian Open (eliminazione al terzo turno per mano di Fritz,), sia due mesi fa a Wimbledon, dove ha perso in entrata contro Berrettini, dopo oltre quattro ore di battaglia. Eppure, il rapporto tra Stan e gli US Open è sempre stato speciale. Culminando con il titolo di 10 anni fa. Un anniversario tondo che avrebbe meritato una festa.

Il capolavoro

Nel 2016, Wawrinka aveva già vinto due Slam (Melbourne 2014 e Parigi 2015) ed era la testa di serie numero 3 del tabellone newyorchese, alle spalle di Djokovic e Murray, ma davanti a Nadal. Federer era assente per infortunio. Fin lì, la stagione di Stan era stata caratterizzata da alti e bassi: ottavi di finale in Australia, semifinale al Roland-Garros, secondo turno a Wimbledon, nessuna vittoria contro un top 10. Al termine di un’estate segnata dai problemi alla schiena che lo costrinsero a saltare i Giochi di Rio, il vodese non era affatto il favorito degli US Open. Nel primo turno superò Verdasco in tre set, poi liquidò l’italiano Giannessi. Al terzo turno se la vide brutta contro il britannico Dan Evans, numero 64 al mondo. Stan perse il primo set 6-4, vinse il secondo 6-2, perse il terzo 7-6. Nel quarto si andò ancora al tie-break, dove l’elvetico annullò un match point, aggiudicandosi poi la frazione e, sulla scia, la partita. Nel prosieguo del torneo gli servirono quattro set sia negli ottavi (Marchenko), sia nei quarti (Del Potro), sia in semifinale (Nishikori). In finale affrontò il numero 1 al mondo, Novak Djokovic, già battuto l’anno prima nell’ultimo atto di Parigi. Poco prima del match, Stan ebbe un attacco di panico, ma in campo non se ne accorse nessuno. Perse la prima frazione al tie-break, poi alimentò il mito di «Stan the Man» con colpi da favola e il celebre indice puntato alla testa. Il pubblico impazzì, lui non si fermò: 6-4, 7-5, 6-3. Quando «Nole» mise fuori l’ultima pallina, Stan esultò appena. Un incredulo re di New York. Dove la riconoscenza non è di casa.

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