Tennis

Sinner, quando il trionfo diventa quasi scontato

Il numero uno del mondo vanta un'impressionante striscia di cinque successi consecutivi nei Masters 1000 — L'altoatesino è il favorito pure agli Internazionali d'Italia: potrebbe diventare il primo atleta di casa a imporsi dal 1976 — La concorrenza, priva dell'infortunato Alcaraz, non sembra avere le armi per fermarlo — Ma a Roma si rivede Djokovic
©Reuters/Jose Breton
Alex Isenburg
06.05.2026 06:00

Sinner, di nuovo Sinner, ancora Sinner, sempre Sinner e infine Sinner. Cinque di fila. I tornei del Masters 1000 hanno – dall’appuntamento conclusivo della scorsa stagione – un solo padrone: il numero uno del mondo. L’altoatesino sta riscrivendo i record del tennis moderno, riuscendo in imprese che nemmeno a Federer, Nadal e Djokovic – nei rispettivi anni di maggior splendore – erano riuscite. Il nativo di Sesto Pusteria non solo vince, ma domina. E lo fa in maniera quasi spaventosa. Nella striscia vincente dei «Mille», iniziata a Parigi e che lo ha portato fino al recente successo di Madrid, ha concesso appena due set. Entrambi, perlopiù, persi solamente al tie-break (contro Machac a Montercarlo e al cospetto di Bonzi nella capitale spagnola). Fino a dove può spingersi – soprattutto in assenza del suo grande rivale, Carlos Alcaraz – la superiorità incontrastata del numero 1 ATP?

Il tabellone? Conta poco

Nel suo orizzonte, non serve essere degli indovini, sembra stagliarsi un’altra serie di primati, a cominciare dalla conquista degli Internazionali d’Italia. Per trovare l’ultimo italiano ad aver prevalso a Roma è necessario risalire ai tempi di Adriano Panatta, addirittura mezzo secolo fa: correva l’anno 1976. Per Sinner, imporsi anche nel Masters 1000 di casa significherebbe peraltro ritoccare verso l’alto un record – quello di partite vinte consecutivamente in questa categoria di tornei – che per il momento rimane in mano a Djokovic (a quota 31, mentre lui, attualmente, ne vanta 28). Trionfare sulla terra rossa del Foro Italico, inoltre, gli consentirebbe – ad appena 24 anni – di completare il Career Golden Masters, ovvero conquistare almeno una volta ognuno degli eventi Masters 1000 presenti in calendario (Nole, l’unico a esserci già riuscito, aveva chiuso il cerchio all’età di 31 anni). Insomma, lo scenario – includendo anche il Roland Garros, che disputerà da favorito indiscusso e con l’opportunità di cogliere l’unico successo Slam che ancora gli manca – appare a dir poco idilliaco.

Oggi, nella città capitolina, prende il via il tabellone maschile, dove Sinner è evidentemente inserito in qualità di testa di serie numero uno e beneficia di un turno bye. Il sorteggio, invero, non è stato particolarmente benevolo con lui. In un potenziale terzo turno, dopo l’esordio previsto contro Ofner o Michelsen, potrebbe incrociare la racchetta con Mensik. Il ceco è l’ultimo ad averlo sconfitto, quasi tre mesi or sono, in quel di Doha. Poi, agli ottavi, potrebbe ritrovarsi contro Fils, tra i più brillanti in questa prima parte di stagione sul rosso. La verità, però, è che chiunque, al momento, appare un avversario poco credibile, dinanzi alla spietatezza dell’insaziabile Sinner. Il quale, non a caso, non si è preso alcuna pausa e continua a macinare tornei per capitalizzare al meglio il suo stato di grazia. E l’assenza di Alcaraz, come accennavamo, non fa altro che aumentare ulteriormente il gap tra lui e il resto della compagnia. L’iberico, dodici mesi or sono, non era riuscito ad approfittare appieno dell’assenza del suo antagonista più accreditato – in quel caso dovuta ai tre mesi di sospensione per la nota vicenda Clostebol – e, anzi, era perfino rimasto destabilizzato, patendone la mancanza da un punto di vista motivazionale. Sinner, da questo punto di vista, sembra fatto di un’altra pasta e ha già dimostrato che l’infortunio di Alcaraz – fuori poi chissà fino a quando – non gli impedirà di cannibalizzare il circuito.

Mancano alternative credibili

La classifica, per quanto riguarda i rivali (o presunti tali) di Sinner, parla chiaro. Zverev, in termini di continuità di risultati, è l’alternativa più credibile. Ma gli scontri diretti – che negli ultimi nove incontri si sono tradotti in altrettante battute d’arresto, per il tedesco – suggeriscono altrimenti. Il numero 3 ATP non ha (più) le armi per mettere i bastoni tra le ruote dell’altoatesino, che infatti ha rappresentato il suo capolinea in ciascuno degli ultimi cinque percorsi a livello di un 1000 (quattro volte in semifinale e la più recente all’ultimo atto). Preoccupa, da parte sua, la facilità di resa, poiché Zverev – fatta eccezione per la sfida di Miami, dove si era quantomeno distinto per un gioco maggiormente offensivo del solito – non è riuscito a conquistare più di 6 game in nessuno di questi match.

Decisamente meno arrendevole, per contro, è Djokovic. Il serbo, tuttavia, scende sul campo con il contagocce, tanto che tuttora è fermo a due apparizioni stagionali: Australian Open e Indian Wells. Roma, per lui – che è situato nella parte bassa del tabellone, quella opposta a Sinner – non dovrebbe rappresentare altro che una sorta di (unico) banco di prova in vista di Parigi. Infine, seppur abbiano mostrato lampi di ottimo tennis, non si può nemmeno avanzare troppe pretese nei confronti di chi – più o meno recentemente, vedi Blockx, Jodar o Fonseca – sta provando a farsi spazio tra i grandi. La strada di Sinner, almeno apparentemente, pare pressoché priva di insidie reali. Occhio, perché vincendo pure gli Internazionali d’Italia, l’altoatesino si ritroverebbe ad aver vinto già più della metà dei Masters 1000 stagionali. L’idea che possa realizzare un «en plein» – eventualmente, manco a dirlo, storico – attualmente non è da scartare.