Calcio

Tocca ai campioni d'Europa

La Spagna apre il suo Mondiale quest’oggi al cospetto di Capo Verde: il primo posto nel girone H sembra una formalità - Il nucleo della rosa iberica è il medesimo che aveva incantato due anni or sono nella gloriosa cavalcata continentale in Germania - Le Furie Rosse non hanno punti deboli e l’incognita legata alle condizioni di Lamine Yamal pare essersi risolta positivamente
©Ap/Martin Meissner
Alex Isenburg
15.06.2026 06:00

Il titolo continentale conquistato due anni or sono non è soltanto una medaglia da appuntare alla maglia: è una promessa, quasi un obbligo. Oggi scatta l’ora della Spagna, che apre il suo Mondiale ad Atlanta, al cospetto di Capo Verde. La squadra di Luis de la Fuente arriva all’esordio con il marchio di chi ha saputo rinnovarsi senza rinnegarsi, più verticale della vecchia versione del possesso palla a oltranza. Giovane, ma altrettanto spietata come in passato.

A caccia di un’epica doppietta

Il debutto odierno al Mercedes-Benz Stadium si preannuncia poco più che una formalità, per la Roja. Sulla carta, infatti, non dovrebbe esserci partita alcuna. Come, d’altronde, era stato il caso quattro anni fa, quando la prima partita del girone si tramutò in una passeggiata di salute e a subirne le spese fu la Costa Rica, travolta per 7-0. Ma il Mondiale, anche nella sua nuova versione allargata, smuove ogni certezza ed è bene diffidare da gerarchie apparentemente troppo comode. La Spagna, d’altra parte, lo sa meglio di altri: nel 2010 cominciò perdendo con la Svizzera, ma finì per diventare campione del mondo. Da allora, i primi passi iridati della Roja sono stati un piccolo romanzo di eccessi: il 5-1 incassato dall’Olanda nel 2014 generò parecchie perplessità, poi rivelatesi fondate, mentre nella rassegna tenutasi in Russia andò in scena un pirotecnico 3-3 con il Portogallo. Negli ultimi esordi mondiali, insomma, la Spagna ha conosciuto di tutto: l’euforia di una goleada, uno schiaffo epocale, il pareggio spettacolare e un’importante lezione: nessuna partenza racconta davvero il finale.

Per la Spagna comincia una ricorsa verso una doppietta a dir poco rara. Vincere il Mondiale da campioni d’Europa in carica è roba davvero per pochi. È un club ristretto, quasi aristocratico, dentro cui la Roja vorrebbe rientrare per la seconda volta. Già, perché a riuscire nell’impresa, in primis, fu la Germania Ovest, capace di realizzare l’uno-due tra il 1972 e il 1974. E a ricalcarne le orme, poi, era stata la stessa Spagna, quando nel 2008 divenne grande e successivamente si confermò in Sudafrica quale movimento più florido del calcio internazionale. È questa, allora, la verifica a cui sono sottoposte le Furie Rosse: capire se il titolo europeo è diventato carburante o zavorra.

Tante certezze...

La compagine di de la Fuente, forte di un recente passato colmo di successi, giunge inevitabilmente all’appuntamento iridato con i fari puntati addosso. Vogliosa di riaffermarsi sul massimo palcoscenico internazionale dopo il Mondiale in Qatar – tutt’altro che brillante – la Roja sembra avere tutte le carte in regola per imporsi. In gran parte la rosa, così come la filosofia di gioco, è rimasta inalterata rispetto al trionfo a Euro 2024. La conferma dello zoccolo duro del gruppo – 16 giocatori erano già presenti in Germania – ne è una fedele testimonianza. Il percorso degli iberici dovrebbe rivelarsi lungo e, salvo sorprese, lo snodo principale potrebbe arrivare in semifinale, quando di fronte potrebbero ritrovarsi la Francia, l’altra grande favorita del torneo.

Tutti, insomma, si aspettano grandi cose da parte della Spagna, che non sembra per nulla intenzionata a deludere le attese. Replicare il percorso netto dell’Europeo resta un’impresa ardua, ma la prima parte della competizione si preannuncia quanto meno abbordabile. Difficilmente, infatti, gli iberici si faranno sopraffare da Capo Verde o dalle altre pretendenti del girone H. Un gruppo, questo, che comprende pure l’Arabia Saudita e l’Uruguay, e che non pare lasciare spazio a grandi sorprese.

... e un paio di dubbi

Tra le tante certezze degli spagnoli vi sono però anche due dilemmi ancora di risolvere. Dubbi di formazione che il commissario tecnico entrato in carica nel 2023 scioglierà quest’oggi. L’incognita maggiore riguarda il tassello più importante e appariscente della squadra, quel Lamine Yamal che – con un Mondiale da protagonista assoluto – nutre legittime speranze di conquistare il pallone d’oro. Il tema relativo alle ali resta il più delicato, poiché oltre a lui anche Nico Williams, altro simbolo dell’ultimo trionfo europeo, arriva al Mondiale in condizioni fisiche non ideali. Yamal pare aver smaltito il suo problema al bicipite femorale, dopo settimane in cui si era temuto di perderlo per la fase iniziale del torneo. Il suo dirimpettaio ha dovuto gestire un fastidio all’adduttore. Entrambi, tuttavia, sono rientrati in gruppo e dovrebbero essere disponibili, ma la sensazione è che de la Fuente non abbia alcuna voglia di trasformare l’esordio con Capo Verde in una prova di resistenza. Possibile, quindi, una gestione graduale, con minuti controllati e una panchina che non sarebbe una bocciatura, ma un investimento sul resto del torneo.

In porta, invece, la gerarchia sembra essere stata stabilita. La scelta, non apprezzata da tutti i tifosi della Roja, dovrebbe ricadere su Unai Simón. Il dibattito relativo al suo impiego, nel possibile ballottaggio con David Raya e Joan García, ha accompagnato gli ultimi giorni di preparazione, anche perché l’alto livello dei tre estremi difensori comporta decisioni vere, non di facciata. De la Fuente, però, ha lasciato intendere che la decisione fosse già presa prima dell’amichevole con il Perù. Simón, titolare nell’Europeo vinto, resta il riferimento naturale, almeno per cominciare. Raya, dal canto suo, ha parlato di concorrenza sana: un modo elegante per dire che la Spagna ha un problema solo in apparenza, perché poter scegliere è sempre meglio che dover inventare.