Calcio

Tra commozione e gratitudine: Messi dice addio all'Argentina

«È stato un grande orgoglio per me difendere questa maglia: non ho altro che parole di ringraziamento, non tornare più sarà un grande dolore», ha dichiarato il numero 10 al microfono al termine dell’amichevole con il Benin
(AP Photo/Gustavo Garello)
Red. Online
07.10.2026 12:22

Ovazioni a ripetizione, cori a non finire, lacrime e, naturalmente... un gol e assist decisivi. Lionel Messi ha disputato la scorsa notte i suoi ultimi minuti con l’Argentina in un’atmosfera febbrile: un misto di gratitudine e già nostalgia, per l’addio a un genio. L'otto volte Pallone d'Oro, con 208 presenze e 126 gol con l‘Albiceleste, ha disputato a 39 anni l'intera partita – un’amichevole contro il Benin - davanti a oltre 80.000 spettatori al Monumental di Buenos Aires. La gara è terminata 3-0 in favore degli uomini di Scaloni. Messi ha segnato su rigore il suo 126° gol in Nazionale al 70', oltre a fornire gli assist per le altre due reti sudamericane, a Otamendi su calcio d’angolo e a Nico Paz su azione.

Avete detto amichevole?

La serata a Buenos Aires aveva l’atmosfera di una partita dei Mondiali, con maglie con il numero 10 sulle spalle presenti ovunque, bandiere, una folla lungo il percorso dell’autobus della Nazionale, monumenti illuminati di azzurro e bianco, e una fan zone alla città universitaria, con maxischermo.

«Gracias, capitán»

L’amichevole non ha avuto niente di una partita comune: dalla maglia speciale realizzata per l’occasione all’inno argentino cantato da un veterano della guerra delle Falkland, fino alla sospensione del gioco al decimo minuto (omaggio al numero 10), accompagnata, ancora una volta, da un’ovazione. Lo stesso Lionel Messi è stato sopraffatto dall’emozione. Prima sull’autobus diretto allo stadio, dove è stato visto asciugarsi gli occhi, e poi di nuovo durante l’inno. Anche sul viso del suo allenatore Lionel Scaloni sono scorse delle lacrime.

Grazie, grazie

Ringraziamenti ovunque. Sui cartelloni pubblicitari in città. Su uno striscione gigantesco sugli spalti: «Gracias por todo, mi capitán». Su un’immensa maglia con il numero «10» dispiegata sul campo. O sul «Gracias Leo» disegnato nel cielo da uno spettacolo di droni alla fine della partita. Prima del giro d’onore del genio mancino. In precedenza, erano arrivati numerosi messaggi dal mondo del calcio, tra cui quelli di ex compagni di squadra come Neymar: «Non è solo l’Argentina, è il mondo intero che ti ringrazia per tutto ciò che hai dato al calcio».

Cori a non finire

Intorno a Leo, sul campo, una formazione tipo, molto simile all’undici che ha conquistato il titolo mondiale in Qatar nel 2022. Ad eccezione di Angel Di Maria, già ritiratosi dalla Nazionale (ma presente), e Nahuel Molina, squalificato. Dagli spalti si sono susseguiti incessantemente i cori: «Vieni, vieni, canta con me, con Messi, faremo il giro d’onore», «Muchachos» (canto dei tifosi argentini ai Mondiali del 2022), o i «Mes-si! Mes-si!» scanditi a squarciagola.

Quel tabù sfatato

Sebbene Messi avesse annunciato a fine agosto il suo ritiro dall’Albiceleste, Scaloni e la Federcalcio argentina hanno deciso di convocarlo per un ultimo tango, una celebrazione all’altezza della sua eredità all’Argentina, grande selezione che la «Pulce» ha riportato in vetta al mondo in oltre due decenni. Dopo aver collezionato una serie di insuccessi, Messi è riuscito finalmente a sfatare il tabù, regalando al suo Paese nel 2022 la terza Coppa del Mondo della sua storia, 36 anni dopo la vittoria della selezione capitanata da Diego Armando Maradona. Durante i suoi 22 anni con la Nazionale, il fuoriclasse di Rosario ha vinto anche un Mondiale Under 20 (2005), un titolo olimpico (2008), due Copa América (2021 e 2024) e una Finalissima (2022). Abbastanza per entrare nella leggenda.

Il futuro

E adesso? Messi ha ancora un contratto fino al 2028 con il suo club, l’Inter Miami, ma aveva lasciato intendere che avrebbe potuto ritirarsi definitivamente prima del previsto, dopo la scomparsa di suo padre e agente Jorge, avvenuta due mesi fa. Ma martedì notte, per l’ultima volta, il momento è stato tutto dedicato all’Albiceleste. «È stato un grande orgoglio per me difendere questa maglia», ha dichiarato il numero 10 al microfono sul campo al termine la partita. «Non ho altro che parole di ringraziamento (...) Non tornare più sarà un grande dolore».

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