Tra perdite e nuove regole, la Formula 1 torna in pista

Si è parlato tanto di Formula 1 nelle ultime settimane. Ma la F1 era ferma. Trentadue giorni di sosta a causa della guerra. Due Gran premi cancellati, quelli in Bahrein e Arabia Saudita, zone calde dalle quali è meglio stare alla larga. E ora il ritorno a Miami, a due passi dalla residenza di uno dei responsabili dello stop: Donald Trump. Mar-a-Lago, dove si sono decise molte delle strategie dei disastri in corso, è a un’ora da Miami, ma il paradosso è che chi possiede la F1 è una società americana, Liberty Media Formula One, cui le scelte di Trump stanno procurando danni milionari. Cominciando dai mancati introiti dagli organizzatori del Bahrein, che versano 55 milioni di dollari per avere il GP, e quelli dell’Arabia, che pagano 65 milioni. Ci sono poi gli sponsor, i diritti tv, le percentuali sui biglietti, i pass milionari per i paddock club, le pubblicità e tante altre cose che portano la perdita netta – per la parte riguardante i team – attorno ai 200 milioni di euro, ovvero oltre 18 milioni di incassi mancati per ogni squadra. Con la prospettiva che, da settembre in poi, possano saltare le gare in Azerbaijan, Qatar, e Abu Dhabi. Nuovi buchi quindi per l’universo F1, sempre che non si trovino delle sostituzioni: Imola non ha date disponibili. Si parla di un finale a Portimao, Portogallo, ma nulla è deciso.
Nuove regole
Nel frattempo la F1 si è data da fare per coprire le falle di un regolamento assurdo, incomprensibile agli stessi piloti. A Miami subentrano nuove regole che faciliteranno la partenza di chi non riesce a scattare subito – con il rischio di essere tamponato –, mentre una minore richiesta di energia elettrica da ricaricare restituirà ai piloti, in qualifica, qualcosa del piacere – perso – della guida al limite. È stata poi limitata la potenza massima da esprimere in modalità boost per scongiurare collisioni tra chi sta sorpassando e chi rallenta perché sta ricaricando la batteria. Inutile entrare nei dettagli, è complicatissimo persino per gli ingegneri. FIA e Liberty Media rischiano però di finire in un vicolo cieco, in quanto la gente non capisce più quali siano i sorpassi veri e quali i cambi di posizione. Il dna delle corse legato al coraggio, al rischio, alla bravura? Tempi passati! È per questo che Max Verstappen vorrebbe andarsene, al pari di altri che lo pensano e non lo dicono.
Tutti pazzi per Antonelli
Intanto, la sosta ha permesso il consolidamento del mito di Andrea Kimi Antonelli. Diciannove anni, grande talento, una popolarità straripante che lo ha trascinato ovunque, dal lusso di Monte Carlo alle iniziative benefiche, da un presenzialismo puntuale alle carezze lascive di un serial tv (!) nel quale si parla della sua vita. Antonelli è un ragazzo d’oro, ben guidato sinora da una famiglia a posto, ma le sirene della popolarità sono ammalianti. Riuscirà a tenerle a freno e a rendere al massimo come ha fatto sinora? Deve farlo, anche se il suo obiettivo immediato non è il titolo bensì continuare a dare il massimo, con una Mercedes sinora superiore alle altre sia nella Power Unit sia nel telaio e nell’aerodinamica. Se va avanti così, il mondiale potrebbe risolversi in un duello tra Andrea Kimi e George Russell, che ha più esperienza ma soffre molto il compagno.
Movimenti di mercato?
C’è poi la Ferrari, che vuole tornare padrona della situazione e a Miami presenta l’ala posteriore rotante detta «macarena» insieme a modifiche aerodinamiche e al fondo. Leclerc intende capire subito se la SF26 è da iride, Hamilton deve confermare di essere in ascesa, altrimenti diventa la seconda guida di Charles e addio conferma per il 2027. E qui c’è da chiedersi se la Ferrari abbia doverosamente contattato Max Verstappen, che a fine anno sarà libero sul mercato. Il quatto volte iridato spera, a breve, nella rinascita Red Bull - che a Miami avrà una macchina rivoluzionata - mentre riserva un occhio di riguardo alla McLaren, ora alleggerita e affinata, dove nel ’28 approderà il suo ingegnere-amico-confidente Gianpiero Lambiase: Norris e Piastri devono darsi una mossa, altrimenti si ritroveranno in casa Max…
