Un altro round per Ruby Belge: a Sigirino apre una nuova palestra

Sul ring non esiste un ultimo round finché non suona il gong. Per Ruby Belge quello della boxe agonistica è suonato ormai da tempo. Ma dopo oltre 130 incontri, cinque titoli svizzeri e una cintura mondiale, l’ex campione ha semplicemente cambiato avversario: prima la sfida di diventare allenatore, poi quella di trasformarsi in imprenditore. Ora, a distanza di alcuni anni dall’apertura della Golden Gloves Gym di Lugano, è pronto a tornare all’angolo. Per preparare un nuovo round.
Il prossimo gennaio Belge aprirà infatti una seconda palestra a Sigirino, all’interno della CMFG Arena. Un progetto sviluppato insieme ad Ars Medica che affiancherà alla palestra tradizionale e alla boxe un’area per la preparazione degli sportivi d’élite, fisioterapia e percorsi di riabilitazione. Una nuova tappa della carriera dell’ex pugile che il Corriere del Ticino è in grado di anticipare e che lui stesso, da noi contattato, conferma.
«È arrivata questa proposta e abbiamo deciso di valutarla. Ci lavoriamo ormai da sei, otto mesi, forse anche di più», racconta Belge. «Loro hanno ascoltato il mio progetto, noi il loro e, mettendo insieme le due idee, siamo arrivati a una soluzione nella quale il cliente è al centro».
Non sarà dunque semplicemente il raddoppio della Golden Gloves Gym di corso Elvezia. A Sigirino il progetto cambia categoria. «Ci sarà una palestra classica, con tutti i macchinari, ma avremo anche una parte avanzata dedicata agli sportivi d’élite, per esempio alle squadre di hockey e agli atleti di altre discipline, con una zona maggiormente orientata alla performance».
Il vero incontro, però, sarà quello tra allenamento e medicina sportiva. «Avremo tutta una parte dedicata alla riabilitazione, con la fisioterapia che lavorerà all’interno della palestra. I fisioterapisti potranno anche fare coaching per accompagnare il cliente dopo un’operazione, un recupero o un infortunio». Ars Medica sarà presente con medici e fisioterapisti, mentre Belge e il suo gruppo si occuperanno dell’attività in palestra. «È questo il match che abbiamo costruito insieme».
E naturalmente, in un progetto firmato Ruby Belge, non poteva mancare la boxe. «Inseriremo anche il pugilato, con corsi per amatori e non. Io continuerò a fare lezioni private, mentre i corsi saranno gestiti dal nostro allenatore, che già oggi segue i ragazzi e li porta a combattere».
Più dei colpi, però, contano le regole con cui vengono portati. È una convinzione che il pugile porta avanti da anni e che trasferirà anche nella nuova sede. «Abbiamo linee guida molto precise: al centro ci sono educazione, rispetto dell’avversario e disciplina. Insegnare a fare pugilato può essere pericoloso e proprio per questo mettiamo in primo piano i valori che lo sport insegna. Se poi qualcuno diventerà un campione o vincerà un incontro sarà importante, certo, ma quasi in secondo piano».
Il raddoppio arriva dopo un incontro imprenditoriale cominciato tutt’altro che in discesa. Perché essere stato un campione non garantisce automaticamente di saper gestire una palestra. Belge è il primo a riconoscerlo. «Un bravo pizzaiolo non è necessariamente capace di gestire e far funzionare una pizzeria, figuriamoci due o tre. Però essere stato pugile mi ha aiutato, perché il pugile è già un’azienda: devi gestire sponsor, contatti, serate, incontri, allenamenti e tutto il team. Di base sei tu a dover tenere insieme ogni cosa».
Un allenamento involontario all’imprenditoria, tornato utile una volta passato dall’altra parte delle corde. «Mi ha aiutato a scegliere i collaboratori, a creare un ambiente nel quale stessero bene e soprattutto a dare una linea precisa alla palestra. All’inizio, proprio per quella linea, magari abbiamo perso qualche cliente».
Una linea che, più che sui grandi numeri, punta sulla continuità e sull’accompagnamento di chi sceglie di allenarsi. «Noi non vogliamo semplicemente una palestra piena di gente, vogliamo una palestra dove la gente si allena davvero. Preferiamo magari avere meno abbonamenti, ma vogliamo che quelle persone frequentino la palestra e siano seguite».
E anche la costanza, per l’ex campione, non deve diventare eccesso. «Vogliamo persone che si allenino con metodologia, due, tre, quattro o cinque volte alla settimana, ma seguendo un percorso. Lo sport insegna disciplina e sacrificio, però esiste anche il rischio opposto: stare male se non ci si allena oppure sentirsi obbligati ad andare subito in palestra perché si è mangiato qualcosa. Noi lavoriamo molto anche sull’aspetto mentale».
Una strada intrapresa oltretutto nel momento forse meno favorevole. La palestra luganese dovette infatti incassare quasi immediatamente il colpo della pandemia. «Abbiamo aperto con il COVID, quindi non è stato sempre facile. Però siamo andati avanti su quella linea e la risposta è stata positiva. I miei ragazzi hanno la stessa mentalità e fortunatamente anche i clienti che vengono da noi la condividono». Una sintonia che Belge ritrova ora nel nuovo partner: «Credo che questo spieghi il successo avuto qui a Lugano e anche perché con Ars Medica sia nata questa intesa per aprire un progetto insieme».
Del pugile che era, invece, non sente particolare nostalgia. Anche perché, quando arrivò il momento di smettere, il gong era suonato al momento giusto. «Per me passare dall’altra parte del ring è stato facile. Alla fine della carriera ero saturo. Ho smesso a 32 anni e a 40 ero sicuramente più in forma, fisicamente e mentalmente, di quando avevo smesso. Penso di stare ancora meglio oggi. Ero stanco, pieno di infortuni e di dolori; adesso conosco molto meglio il mio corpo e sono più saggio. Sono sempre stato molto in pace con quella scelta».
