Un altro scontro tra titani che sa di finale anticipata

Non ce ne voglia Arthur Fery (ATP 114), quarto uomo dell’Era Open (e solo il secondo a Wimbledon) a conquistarsi un posto nella semifinale di un Grande Slam in veste di wild card. E non ce ne voglia nemmeno Alexander Zverev (3), fresco di titolo al Roland Garros, e capace - per la prima volta in carriera - di raggiungere il penultimo atto a Church Road, laddove non si era mai spinto oltre gli ottavi di finale. Le nostre attenzioni, come quelle della maggior parte degli amanti del tennis, sono rivolte all’altra sfida. Quella della parte alta del tabellone, che frappone il sette volte vincitore Novak Djokovic (8) al numero uno del mondo, e campione in carica a Londra, ovvero Jannik Sinner.
Sinner avanti negli head to head
Lo stesso pensiero, evidentemente, lo hanno avuto anche gli organizzatori del torneo. Sì, perché nonostante la già citata (e inaspettata) presenza di Fery - beniamino del pubblico di casa - a questo stadio della competizione, si è deciso di riservare a lui e a Zverev la partita delle 14.30, che aprirà il programma odierno. E ciò, malgrado loro abbiano goduto di un giorno in meno di riposo rispetto Djokovic e Sinner, scesi in campo già nella giornata di martedì. Ma, suggerivamo - per appeal e palmarès dei protagonisti in questione - non potrebbe essere altrimenti.
Quello odierno sarà il dodicesimo scontro diretto: Sinner è momentaneamente avanti 6-5. Curiosamente, proprio l’erba londinese è stato il teatro più frequente delle loro partite. Le prime due (2022 e 2023) se le era aggiudicate il serbo, mentre l’anno scorso - anche in quel caso al penultimo atto del torneo - si era imposto l’altoatesino. Nei Major, in generale, il bilancio è di 3-3, un perfetto equilibrio che si è raggiunto quest’anno, in Australia. E proprio questo precedente - giunto dopo cinque affermazioni consecutive di Sinner - dovrebbe dare fiducia a Djokovic. A Melbourne, il tennista di Belgrado era stato in grado di impartire una lezione tattica al suo ben più giovane rivale, cogliendo un sofferto successo in cinque set. Uno scenario, questo, che Nole è costretto a contemplare anche quest’oggi. Il serbo è conscio di ciò che serve, per venire a capo del numero uno del ranking. «Devo essere al massimo della forma per sconfiggere Jannik. Lo so. È tutto ciò a cui penso, essere fisicamente e mentalmente pronto a lottare contro di lui per tutto il tempo necessario».
E se diventasse una maratona?
Le energie che gli sono rimaste - in seguito alla sudatissima affermazione al cospetto di Auger-Aliassime, in 5 ore e 15’ - tuttavia, potrebbero essere inferiori rispetto a quelle del suo avversario. Sinner, infatti, per approdare in semifinale è rimasto in campo 3 ore e 16’ in meno del rivale, equivalenti praticamente a una partita (combattuta). Nelle battaglie, però, Djokovic si esalta come nessun altro. La sua recente vittoria in lotta contro il canadese - nel quarto di finale divenuto il più lungo della storia dei Championships - non è altro che l’ultima di una lunga serie. In carriera, già in altre quattro circostanze Nole era riuscito a conquistare un match prolungatosi oltre le cinque ore. Un’impresa, questa, mai riuscita a Sinner, che dal canto suo non ha mai nemmeno vinto un incontro superiore alle quattro ore di gioco. In queste occasioni, invece, ha patito ben otto sconfitte.
Giunto a Londra senza aver disputato alcun torneo di preparazione sull’erba, l’altoatesino ha avuto bisogno di cinque set per superare all’esordio Miomir Kecmanovic (50). Da lì in poi, non ha più lasciato per strada alcun parziale ma le sue prestazioni, invero, non hanno pienamente convinto. «Se voglio avere una chance in semifinale dovrò alzare un po’ il livello» - ha ammesso sinceramente lui. I favori del pronostico, in ogni caso, restano dalla sua parte. Vuoi per l’ultimo precedente a Wimbledon - dove si era imposto agilmente sul serbo, con il punteggio di 6-3 6-3 6-4 - e vuoi per una questione anagrafica che innegabilmente gli sorride. I quindici anni di differenza, inutile negarlo, pesano. E non poco. Guai, però, a sottovalutare Djokovic, fresco di ottava semifinale consecutiva a Wimbledon, dove sogna di sollevare per la 25. volta un titolo Slam. Per lui, l’ostacolo più grande, non ce ne vogliano Fery e Zverev, resta quello odierno. Questa partita, in sostanza, ha il sapore di una finale anticipata.
