Un popolo intero ai suoi piedi: la maestosità di Lionel Messi

Mai come questa volta, per presentare l’ultimo atto dei Mondiali, è lecito parlare di Finalissima. Nel 2022, proprio con questo nome, era stata introdotta una competizione tra i campioni d’Europa e quelli del Sud America. Quest’anno, il neonato trofeo si sarebbe dovuto svolgere per la seconda occasione, ma – sfortunatamente, a causa del conflitto nel Golfo – la partita (prevista il 27 marzo in Qatar) non si è potuta disputare. Il caso vuole che avrebbero dovuto sfidarsi Spagna e Argentina. E pochi mesi più tardi, allora, eccoci qui: con le stesse due contendenti giunte fino alla finale della Coppa del Mondo. La prima della storia, questa, che frappone coloro che hanno trionfato nell’ultima edizione dell’Europeo e, rispettivamente, della Copa America.
Contro la squadra dei record
Dal 2024, la Spagna ha inanellato una serie impressionante di successi, facendo segnare un paio di primati storici. Uno, quello relativo all’imbattibilità di una selezione europea nei 90’, è ancora in corso. Per ora, gli uomini di Luis de la Fuente sono arrivati a quota 37 match senza registrare alcun kappaò. L’altro, riferito all’impenetrabilità difensiva nel contesto iridato, si è infranto con il gol del belga De Ketelaere, ma ciò non ha impedito alle Furie Rosse di proseguire un cammino che sin qui è stato pressoché ineccepibile. La Roja, più di ogni altra nazionale, si è dimostrata una formazione dall’identità estremamente definita. Talmente quadrata e oliata nei propri meccanismi di gioco, da sembrare addirittura una squadra di club. E nemmeno la super corazzata francese, in semifinale, ha saputo fermarla. Eppure, un popolo intero crede fermamente di riuscire in questa impresa. Loro, d’altra parte, vantano tra le proprie fila un certo Lionel Andrés Messi Cuccittini.
Il rapporto tormentato tra la Pulce e l’Argentina – che dieci anni or sono aveva spinto il capitano ad allontanarsi, seppur brevemente, dal calcio internazionale – è ormai acqua passata. Complice il successo maturato in Qatar, nel 2022, Leo ha scacciato lo scomodissimo paragone con Maradona, presentandosi in America libero da ogni pensiero. Conscio, ormai, di non avere più nulla da dimostrare. E quarant'anni dopo la «Mano de Dios», l’Albiceleste si è ripetuta nel nome del Diez, che con due assist ha guidato la rimonta dei suoi ai danni degli eterni rivali inglesi. «Ancora una volta – ha detto lui, dopo la vittoria per 2-1 al penultimo atto – abbiamo dimostrato che nessuno ci regala nulla. Siamo felici e orgogliosi di tornare in finale, anche per il modo in cui ci siamo riusciti, quando avevamo tutto contro. Con intelligenza, con il calcio, con la voglia».
«Per l’ultima di Leo»
Certo, la strategia “suicida” di Tuchel – che dopo il gol del provvisorio vantaggio ha pensato unicamente a difendersi, attuando dei cambi estremamente conservativi – ha dato una grossa mano. Ma per venire a capo dei Tre Leoni, è altresì servita l’ennesima prestazione scintillante di Messi. Un vero capolavoro, l’ennesimo. In seguito a un primo tempo nervoso, contraddistinto da parecchie botte e poco altro, il capitano della Scaloneta è salito in cattedra e ha iniziato a disegnare calcio. Dall’uscita dal campo di Gordon (autore del momentaneo 1-0), la contesa è stata tutta di marca sudamericana. Il leader dei campioni del mondo in carica ha dapprima scodellato due palloni geniali sulla testa di Nico Gonzalez, che però non ha saputo approfittarne. Ma erano sole le prove generali di quanto, poi, si è consumato in appena 7’, tra l’87’ e il 92’. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, e dopo una doppia sterzata su Spence e Anderson, Messi ha passato la sfera a Enzo Fernandez, abile nel concludere dalla distanza e nel sorprendere il mal posizionato Pickford. Successivamente, a ridosso del secondo palo di serata colpito da Mac Allister, la Pulce ha eluso in dribbling due avversari, per poi servire – con il destro, si badi bene – uno squisito cioccolatino che Lautaro Martinez ha potuto facilmente scartare. L’Inghilterra è finita al tappeto, l’Argentina è tornata in finale.
Rispetto al 2022, la selezione sudamericana è stata, invero, meno convincente. Dei 26 presenti in rosa, d’altronde, ben 17 si erano laureati campioni in Qatar e, forse, il peso di questi quattro anni si è fatto sentire. Se possibile, però, il gruppo di Scaloni è parso ancor più unito. E, se possibile, Messi è sembrato ancor più determinante. E la conferma arriva dai dati statistici: dai 7 gol e 3 assist è passato alle 8 reti più 4 passaggi decisivi (in entrambi i casi in 7 partite), ma pure in termini di dribbling riusciti e chance create i suoi numeri (già eccezionali) sono migliorati. La strada verso la quarta stella iridata dell’Argentina, allora, non può che essere illuminata da lui. Perché come suggerisce il brano «La Cuarta Estrella», questa squadra gioca anche per «l’ultima di Leo». Un gruppo al servizio di un unico individuo. Perché definirlo “uomo”, per certi versi, sarebbe riduttivo.
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