Il caso

Un pugno all'arbitro e uno allo stomaco del calcio turco

L'aggressione del presidente dell'Ankaragücü Faruk Koca ai danni del direttore di gara Halil Umut Meler ha portato alla sospensione della Süper Lig - L'esperto Bruno Bottaro: «Un episodio che crea un certo imbarazzo al Governo Erdogan, ma a seguito del quale c'è stata una reazione molto confortante»
La folle aggressione all'arbitro Maler. ©Reuters/Anadolu
Massimo Solari
12.12.2023 21:02

Un pugno al volto dell’arbitro Halil Umut Meler. E uno allo stomaco del calcio turco, finito sul banco degli imputati per l’ennesimo, folle episodio di violenza. Sì, i fatti avvenuti al termine della sfida tra Ankaragücü e Rizespor hanno lasciato il segno. In seno all’opinione pubblica e pure sul piano sportivo: la Süper Lig - massimo campionato nazionale - è infatti stata sospesa a tempo indeterminato. Non solo: il presidente del club della capitale Faruk Koca, autore dell’aggressione al direttore di gara, è stato arrestato. E con lui altri due membri della società a loro volta accanitisi su Meler. Il pomo della discordia? La rete del pareggio siglata dagli ospiti nei tempi di recupero e un gol dell’Ankaragücü annullato in avvio. Pazzesco. Ma, purtroppo, non del tutto incomprensibile.

Il precedente impunito

A inquadrare la situazione ci pensa Bruno Bottaro, giornalista di DAZN e fra i massimi esperti di calcio turco. «Innanzitutto val la pena spiegare di quale squadra si sta discutendo: l’Ankaragücü è il principale club del capitale, una città in cui vivono 6 milioni di abitanti e i cui tifosi - appunto - si riconoscono soprattutto in una compagine. Il tutto in un ambiente sanguigno». Per interpretare le scene di lunedì sera, precisa Bottaro, è quindi necessario fare un passo indietro. «Nel settembre del 2022, sempre all’Eryaman Stadium di Ankara e a margine di una sconfitta, un tifoso dei padroni di casa aveva invaso il campo e sferrato un calcio volante all’attaccante del Besiktas Tosun. Il problema è che l’episodio non è mai stato punito veramente». Al contrario. Proprio il presidente Koca lo giustificò dando la colpa al fischietto del match: «La sua gestione - aveva affermato - mi ha fatto arrabbiare. Ci sono 25mila tifosi che capiscono di calcio, l’arbitro non usa lo stesso metro di giudizio nei falli e nei cartellini, è lui la causa degli incidenti”». Capito? «L’assenza di una punizione e una condanna esemplari - prosegue l’esperto - ha contribuito a far passare il messaggio sbagliato. E cioè che quello che succedeva ad Ankara poteva rimanere ad Ankara. Koca si è dunque sentito talmente al di sopra delle parti da credere di poterla fare franca».

Da grande estimatore del «Sultano» a membro indesiderato dell'Akp

La storia si è ripetuta, sì. «Per altro a fronte di una partita che, come tante altre, è stata caratterizzata da alcuni episodi dubbi ma non scandalosi» rileva Bottaro. Per poi evidenziare come Halil Umut Meler - 37 anni - «sia uno dei migliori arbitri in Turchia. Un potenziale candidato per le competizioni internazionali che, tuttavia, non so se e come riuscirà a riprendersi da un trauma del genere». Dopo che a fare quadrato attorno alla vittima era stata l’associazione che raggruppa i direttori di gara - decisi a scioperare prima dello stop imposto dal ministro dell’Interno Ali Yerlikaya -, a farsi avanti è stato nientemeno che Recep Tayyip Erdogan. Il presidente turco ha sia condannato l’episodio - «non permetteremo mai che la violenza interferisca nello sport turco» le sue parole -, sia telefonato a Meler in ospedale, esprimendogli il suo sostegno.

La reazione immediata della Federcalcio turca e del suo presidente Mehmet Büyükekşi si spiega anche in ottica Europeo 2032: la Turchia e soprattutto Ankara - come candidata a ospitare alcune partite del torneo - hanno molto da perdere
Bruno Bottaro, giornalista di DAZN

«D’altronde si tratta di avvenimenti che creano un certo imbarazzo nel Governo» tiene a sottolineare Bottaro. Per poi chiarirne le ragioni: «Non è un mistero che la gestione degli stadi e del tifo organizzato costituisca il tallone d’Achille dell’attuale leadership politica del Paese. Non bastasse, il presidente dell’Ankaragücü Faruk Koca è un esponente di un certo peso dell’Akp, il partito guidato da Erdogan». Koca è stato deputato per due legislature, dal 2002 al 2011 e durante l’ascesa dell’Akp si è distinto tra i principali sostenitori del «Sultano». Le ultime ore, va da sé, hanno ribaltato le dinamiche, con Erdogan che ha preso le distanze dal suo grande estimatore e l’Akp che ha avviato l’iter per richiedere al comitato centrale di procedere all’espulsione di Koca dal partito. «Lo stesso accadrà in seno all’Ankaragücü» indica Bottaro: «Non dimentichiamo che in Turchia i club sono regolati da un azionato popolare più o meno allargato. E nelle scorse ore la stessa società ha stigmatizzato il comportamento del suo presidente oramai uscente».

Un'attenzione morbosa

Per il calcio turco, suggerivamo, si è trattato di un’altra pagina buia. «Mi permetto però di dire che il modo in cui si sta reagendo è molto confortante» afferma Bottaro. «Non vi sono state giustificazioni di sorta a quanto accaduto. Nonostante si stesse parlando di un membro del partito di Governo e di un personaggio considerato quasi intoccabile ad Ankara, la condanna è stata unanime. Molto chiara, anche». Da qui a credere che ogni problema sia risolto, tuttavia, ce ne passa. «Noto alcune similitudini culturali con l’Italia» osserva al proposito Bottaro: «Anche in Turchia l’arbitraggio è scrutinato a fondo. Oltre i limiti del morboso. Ma si sta cercando di progredire, con ex fischietti apprezzati che ogni domenica s’impegnano a decifrare le decisioni arbitrali. Insomma, si vuole sradicare il preconcetto per cui il direttore di gara è sempre colpevole. Un’idea, come illustrato con il precedente del 2022, sovente strumentalizzata dagli stessi club».

Ripensando a Turchia-Svizzera

In gioco, ad ogni modo, non c’è solo il campionato in corso. «La reazione immediata della Federcalcio turca e del suo presidente Mehmet Büyükekşi si spiega anche in ottica Europeo 2032» suggerisce Bottaro. Già, perché appena lo scorso ottobre la UEFA aveva assegnato a Turchia e Italia l’organizzazione del torneo continentale. «Ankara, non a caso, ora sarà in grande difficoltà. Parliamo infatti di una delle dieci città candidate a ospitare gli incontri dell’Europeo. Oltretutto con un nuovo stadio da realizzare. E sarebbe clamoroso se la capitale del Paese organizzatore - a differenza di Roma - non rientrasse nelle cinque sedi definitive. Il rischio c’è, perciò internamente e politicamente ci si sta già muovendo per distaccarsi dai fattacci di lunedì sera. Passi falsi come questi rischiano di mettere a repentaglio un’opportunità unica per un Paese che non ha mai accolto un grande torneo. E non ci si può permettere di far credere che a margine di una partita della Turchia potrebbe accadere il finimondo. Per intenderci, un po’ come nel 2005 dopo la qualificazione ai Mondiali persa per mano della Svizzera». Ce la ricordiamo.