Un record ticinese dopo l’altro, sognando i Giochi come papà

Sognava di sfondare nel decathlon come suo padre Patrick, olimpionico a Los Angeles 1984. Alcuni guai fisici, però, hanno spinto Gian Vetterli a specializzarsi in una sola disciplina: il lancio del disco. Nell’ultimo mese, il 23.enne dell’USA Ascona, studente di medicina, ha migliorato cinque volte il suo record ticinese. A fine luglio difenderà il suo titolo nazionale assoluto ai campionati svizzeri di Bellinzona. L’obiettivo per il futuro? Vivere la grande atletica internazionale.
Finalmente il «click»
Domani Gian Vetterli prenderà le misure della pedana bellinzonese in occasione del meeting serale del GAB. Al Comunale ci tornerà sabato prossimo, 29 luglio, per i campionati svizzeri assoluti. E lo farà da detentore del titolo. «Per me i Nazionali saranno l’apice della stagione. Non vedo l’ora di lanciare in casa, in Ticino, davanti a parenti e amici, per mostrare loro i miei progressi», ci dice il discobolo dell’USA Ascona, fin qui protagonista di un’estate di costante crescita. Dal 6 maggio ad oggi, Gian ha migliorato cinque volte il suo primato personale (e record ticinese), passando dai 53,61 m registrati a Zugo ai 57,38 m del 16 luglio a Donnas, in Val d’Aosta. Ieri, al meeting di Lucerna, Vetterli non è riuscito a migliorarsi ulteriormente (9. posto con 55,22 m), ma i quasi 4 metri guadagnati in un paio di mesi la dicono lunga sul suo eccellente stato di forma: «Negli ultimi due anni, pur allenandomi bene, non ho ottenuto i risultati che sapevo di poter raggiungere. Ora, finalmente, sto raccogliendo i frutti del lavoro svolto. Mi sono sbloccato. Ormai lanciare così lontano mi sembra una cosa normale».
All’origine del «click» vi sono l’accresciuta forza mentale e l’esperienza acquisita. «Il disco è una disciplina particolare», spiega Gian. «Non puoi andare in pedana e mettere nel lancio tutta la forza che hai in corpo. Devi trovare il giusto equilibrio tra scioltezza ed energia. Appena l’attrezzo lascia la mia mano, io so già se l’esecuzione è stata buona oppure no».
Una scelta obbligata
Ai Giochi olimpici di Los Angeles del 1984, Patrick Vetterli chiuse il decathlon al 13. posto. Anche il figlio Gian sembrava destinato a un futuro da polivalente, ma il destino ha deciso altrimenti. «A 16 anni ho operato entrambe le anche. Meno di due anni più tardi, ho dovuto ripetere l’intervento. Continuare con il decathlon non era possibile, così ho dovuto specializzarmi in una sola disciplina per evitare carichi eccessivi. I lanci creavano meno problemi al mio corpo, quindi la scelta è stata facile. Il disco mi è sempre piaciuto. Inoltre, vista la mia stazza, avevo la giusta predisposizione».
Papà e mamma – anche lei ex atleta polivalente – sono stati a lungo i suoi coach. «Ora mi alleno a Zurigo, ma i miei genitori sono sempre informati sui miei programmi e seguono le mie gare. Quando torno in Ticino, mi accompagnano in pedana. Mi hanno trasmesso l’amore per lo sport in generale. Il loro supporto finanziario, inoltre, resta indispensabile».
Le porte della Nazionale
Nonostante sia attualmente il miglior discobolo rossocrociato, Gian Vetterli non fa parte dei quadri nazionali. «Fino all’anno scorso ero in quelli giovanili, poi, come detto, non sono riuscito ad ottenere subito i risultati attesi. In autunno decideranno se integrarmi oppure no. Quello che posso fare per giustificare il mio inserimento è ottenere risultati ancora migliori. A Zurigo mi alleno con il tecnico della Federazione di disco e giavellotto, Terry McHugh, il quale mi tratta come se facessi parte della squadra nazionale. Lo apprezzo molto, il suo aiuto è davvero prezioso. Da due anni lavoriamo insieme sulla tecnica. All’inizio succedeva solo una volta al mese, ora due a settimana. E negli altri giorni seguo un programma fisico scritto da lui». A Zurigo, tra un lancio e l’altro, Gian ha concluso il bachelor in medicina. Ora proseguirà gli studi a Lucerna.
Un sogno a cinque cerchi
Il talento ticinese è consapevole di avere ancora margini di miglioramento: «Sono giovane, soprattutto per una disciplina come il disco, in cui i più forti lanciano da una decina d’anni. Io ho iniziato a specializzarmi solo nel 2019. In questa fase della mia carriera, devo concentrarmi su me stesso, senza guardarmi intorno. Non partecipo ai meeting per vincere, ma per progredire, lancio dopo lancio. I record sono una conseguenza, non un obiettivo. Il mio vero obiettivo è poter vivere la grande atletica internazionale. Le gare importanti. A fine giugno ho avuto un primo assaggio agli Europei a squadre in Polonia. Un’esperienza bellissima, sul piano sportivo e umano. Ovviamente il sogno restano le Olimpiadi, ma mettermi in testa una data sarebbe controproducente. Se ogni anno migliorerò del 3-4%, ci arriverò».
