Una maglia spoglia per una corsa in cerca di identità

Lungo le strade di Villars-sur-Glâne, sede del prologo che ha dato il via alla 79. edizione del Tour de Romandie, l’attesa era tutta per Tadej Pogacar. Scattato per la prima volta in stagione senza la casacca arcobaleno di Campione del Mondo, riservata nelle prove contro il tempo a Remco Evenepoel, in molti si aspettavano che lo sloveno avrebbe potuto lasciare la maglia iridata piegata nell’armadio anche questa mattina a Martigny, alla partenza della prima tappa in linea. Per fare spazio, va da sé, al giallo di leader della classifica generale. Non sarà però il caso, perché «Pogi» ha chiuso la breve cronometro friburghese in 6. piazza, a 7 secondi dal vincitore Dorian Godon. Tocca dunque al francese l’onore di vestire di giallo, come già gli era successo in occasione della seconda tappa nel 2024.
Il leader senza sponsor
Questa volta il simbolo del primato si presenterà però insolitamente spoglio. Dopo 7 anni di partnership il marchio di prodotti caseari artigianali «Le Maréchal» - subentrato a «Vaudoise» - ha fatto un passo indietro, e gli organizzatori non sono riusciti a rimpiazzarlo. La maglia gialla è dunque rimasta per quest’anno priva di uno sponsor. A inizio mese il direttore della corsa Richard Chassot aveva lanciato l’allarme sulle colonne di «20 Minutes», auspicando l’arrivo di un partner che fosse «disposto a contribuire per salvare il Tour de Romandie». Come ammesso dallo stesso Chassot, senza le entrate derivate da questo tipo di sponsorizzazione - che si aggirano tra i 300 mila e i 500 mila franchi a stagione - la corsa non può sopravvivere a lungo. Si parla infatti di un mancato introito pari a quasi il 10% del budget. «Abbiamo ricevuto offerte dell’ultimo minuto attorno ai 50 mila franchi, ma per garantire l’equità verso tutti gli altri partner abbiamo rifiutato», ha spiegato Chassot al Blick, dicendosi comunque speranzoso per il futuro. L’auspicio è che anche grazie all’impatto mediatico garantito da uno come Tadej Pogacar la questione possa sbloccarsi.
Solo 15 squadre al via
La presenza del fuoriclasse sloveno rischia però di mascherare una situazione che anche sul piano sportivo non è tra le più rosee. Quest’anno al via figurano solo 15 squadre, alcune delle quali a ranghi ridotti, per un totale di 103 corridori: 37 in meno rispetto al 2025. Un calo scaturito da una regola introdotta dall’UCI a partire da gennaio, che permette a ogni formazione del World Tour di rinunciare a una corsa della massima serie all’anno. Delle 18 formazioni di vertice, ben 4 - Lotto-Intermarché, Alpecin-Premier Tech, Uno-X Mobility e Decathlon - hanno sfruttato l’opzione in questa occasione.
Tra le classiche e il Giro
In un calendario saturo come non mai, le squadre devono fare delle scelte, e il Tour de Romandie, sempre più schiacciato tra la fine delle classiche di primavera e la partenza del primo Grande Giro stagionale, ne diviene la vittima prediletta. Formazioni costruite per puntare sulle corse di un giorno, come sono Lotto, Alpecin e Uno-X, sfruttano questa finestra per recuperare le energie dopo mesi intensi. Mentre altre preferiscono, per ragioni logistiche, evitare troppi spostamenti. È questo il caso della Decathlon, decisa a concentrare le energie sul Giro d’Italia, in partenza dalla Bulgaria nemmeno cinque giorni dopo l’ultima frazione romanda. Così quella che un tempo era considerata una tappa fondamentale per prepararsi alla Corsa Rosa - un ruolo, a dirla tutta, andato a scemare già da un po’ di anni - si è oggi quasi trasformata in un fastidioso intralcio. I grandi nomi, come visto, per il momento non mancano. Ma se la corsa non riuscirà a ritrovare una sua identità non è detto che sarà così anche in futuro.
Rischia anche il Tour de Suisse?
Una crisi simile rischia di viverla - e in parte la sta già vivendo - anche il fratello maggiore Tour de Suisse. O per meglio dire «minore». A giugno debutta infatti il formato a sole 5 tappe, tutte disputate in un circuito, con partenza e arrivo nella stessa località. Quasi un controsenso per quello che un tempo era considerato «il quarto Grande Giro». Gli ingenti risparmi garantiti dalla nuova struttura hanno tuttavia avuto il sopravvento, in un’organizzazione confrontata anch’essa con difficoltà economiche. Il rischio, però, è il medesimo, e quello che è sempre stato un grande trampolino di lancio verso il Tour de France rischia di trovarsi ridimensionato rispetto al Giro del Delfinato, la sua corsa rivale per eccellenza.