Mountain Bike

Un'altra festa rossocrociata al Monte Ceneri

Gli Europei ospitati dal Ticino si sono chiusi con le gare di cross-country: dopo la doppietta nello short track, Sina Frei e Alessandra Keller si ripetono - Fabio Püntener conquista il bronzo tra gli uomini
Sina Frei ha chiuso la rassegna con due ori in due gare. © KEYSTONE/MAXIME SCHMID
Maddalena Buila
02.08.2026 22:48

Del secondo Europeo di mountain bike ospitato al Monte Ceneri si ricorderanno soprattutto due cose: il gran caldo e il dominio della Svizzera. Per quattro giorni il sole ha accompagnato atleti e pubblico, con temperature che hanno messo a dura prova tutti i protagonisti. Eppure, nonostante questo, circa 10 mila spettatori hanno raggiunto il tecnico e spettacolare tracciato del Monte Ceneri, distribuendosi lungo i punti più suggestivi del percorso per sostenere i migliori biker del continente. Una cornice degna di un grande evento internazionale, che ha premiato, appunto, soprattutto la Svizzera.

La delegazione rossocrociata ha infatti chiuso la rassegna con uno straordinario bottino di 16 medaglie (6 ori, 7 argenti, 3 bronzi), confermandosi tra le nazioni faro nella mountain bike europea. Dopo l’oro di Sina Frei e l’argento di Alessandra Keller conquistati giovedì nello short track, le due elvetiche hanno firmato un’altra splendida doppietta nella prova olimpica di cross-country, andata in scena oggi. «Vincere due medaglie d’oro in quattro giorni, in casa e davanti a un pubblico straordinario è qualcosa di speciale», ha raccontato raggiante la nuova campionessa europea al termine della gara. «Credo di aver vinto perché ho trovato il mio ritmo senza partire troppo forte. Il percorso era durissimo e il caldo ha reso tutto ancora più impegnativo. Regalare questa gioia al pubblico di casa è fantastico». Per la zurighese il pensiero è già rivolto ai Mondiali di fine agosto in Val di Sole: «Questa vittoria mi dà grande fiducia. Dopo due anni difficili è bellissimo essere tornata a questi livelli».

Cercando buone sensazioni

Il successo rossocrociato non si è fermato alla gara femminile. Dopo il bronzo conquistato da Dario Lillo nello short track, anche Fabio Püntener è salito sul terzo gradino del podio nella prova di cross-country al maschile vinta dal britannico Charlie Aldridge. Il più atteso al traguardo, tuttavia, era naturalmente Filippo Colombo. Il ticinese si è presentato agli Europei con una frattura al perone destro rimediata a fine giugno, ma non ha voluto rinunciare all’appuntamento di casa, stringendo i denti fino al 26. posto finale. Più del risultato, però, contava esserci, davanti al proprio pubblico. «Rispetto allo short track sono più soddisfatto», ci spiega Colombo al traguardo. «Per qualche giro sono riuscito anche a stare davanti e a godermi il calore del pubblico. Poi, dopo una quarantina di minuti, il dolore ha iniziato a farsi sentire. Mi manca ancora tempo, sia per recuperare completamente dall’infortunio, sia per ritrovare la forma. L’obiettivo è arrivare pronto ai Mondiali».

Il semplice fatto di essere al via rappresentava già una piccola vittoria personale. Un mese fa la sua partecipazione alla rassegna continentale era tutt’altro che scontata. La gara del Monte Ceneri è diventata così un importante test in vista dell’appuntamento iridato di fine mese. Dietro questa prestazione c’è un recupero lampo, seguito giorno dopo giorno dal suo massaggiatore Mario Fioletti. «Fino a pochi giorni prima della gara non sapeva nemmeno se sarebbe riuscito a partire. Aveva perso tanti allenamenti e la forma non poteva essere quella di prima, ma ha fatto davvero di tutto per recuperare. Il pubblico di casa gli ha dato una spinta importante. Per i Mondiali sono fiducioso: con un altro mese di lavoro potrà arrivare nelle condizioni giuste».

Il valore rossocrociato

Se gli atleti hanno raccolto soddisfazioni, altrettanto può fare il comitato organizzatore. «La cosa che ci rende più felici è vedere gli atleti contenti del percorso e dell’organizzazione», sottolinea il presidente Rocco Cattaneo. Il tracciato del Monte Ceneri, quasi interamente naturale e ricavato nel bosco, ha nuovamente conquistato i concorrenti per le sue caratteristiche tecniche. «È un percorso durissimo, ma proprio questa è la sua forza. Inoltre tutte le categorie, dalle juniores alle élite, uomini e donne, hanno gareggiato sullo stesso identico tracciato». Grande anche il coinvolgimento del territorio. Circa 350 volontari hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, permettendo al pubblico di vivere quattro giorni di sport ai massimi livelli. «Le 16 medaglie confermano il valore della Svizzera, anche se tra i ragazzi dobbiamo continuare a lavorare sul ricambio generazionale», osserva Cattaneo, soddisfatto anche dell’apprezzamento ricevuto da atleti e delegazioni straniere.

Tra il pubblico presente al Monte Ceneri c’era anche il team principal e CEO della UAE Team, Mauro Gianetti. «È uno spettacolo straordinario. Vedere così tanti appassionati lungo il percorso dimostra quanto la mountain bike sia viva e amata». Per il dirigente ticinese il futuro del ciclismo passa sempre più dalla multidisciplinarità: «Oggi sempre più campioni della strada arrivano dalla mountain bike, dal ciclocross o dalla BMX. Il ciclismo è ormai uno sport a 360 gradi». Non sono infine mancate parole al miele per i talenti ticinesi: «Per un Cantone piccolo come il nostro vantare atleti come Filippo Colombo, Linda Zanetti o Giulia Alberti ai vertici mondiali è qualcosa di straordinario».

Un occhio al futuro

Il bilancio, insomma, è ampiamente positivo. Sul piano sportivo la Svizzera ha dominato il medagliere, mentre dal punto di vista organizzativo il Monte Ceneri ha dimostrato ancora una volta di poter ospitare eventi internazionali di primo piano. Un aspetto che lascia aperta la porta a nuove candidature. Dopo aver accolto il Mondiale nel 2003, il Ticino potrebbe forse tornare a ospitare una rassegna iridata? «Le premesse tecniche ci sono tutte», sorride Rocco Cattaneo. «Se e quando sarà possibile non lo sappiamo ancora, ma siamo pronti a raccogliere la sfida».