Tennis

Un’altra sconfitta per Stan, ma i segnali sono incoraggianti

Alla Svizzera non è bastato il successo di Bencic contro Swiatek: è la Polonia ad aggiudicarsi la United Cup - Wawrinka, pur cedendo il passo nuovamente al terzo set, ha comunque iniziato bene l’ultima stagione della carriera
©Epa/Dan Himbrechts
Alex Isenburg
12.01.2026 06:00

La Svizzera non ce l’ha fatta ed è dunque la Polonia, infine - dopo i tentativi andati a vuoto nell’atto conclusivo delle ultime due edizioni - ad aggiudicarsi la United Cup. Alla compagine rossocrociata - trascinata lungo tutta la manifestazione da una Belinda Bencic in stato di grazia - non sono bastati gli enormi sforzi profusi da Stan Wawrinka. Il vodese, prima ancora del doppio conclusivo - perso dalla coppia Bencic-Paul dinnanzi agli specialisti Kawa e Zielinski - ha avuto l’occasione di sigillare il successo rossocrociato. Una vittoria, però, che al 40.enne è sfuggita di mano nel terzo e decisivo set. Ancora una volta, verrebbe da dire, siccome Wawrinka ha vinto soltanto 4 volte nelle ultime 18 in cui un suo match si è trascinato fino al terzo parziale.

K.o. contro il redivivo Hurkacz

La partita dell’elvetico - malgrado diverse opportunità per strappare la battuta al suo avversario, disseminate in un paio di game - era cominciata in salita. Poco dopo aver perso il primo set, il rossocrociato ha però ricevuto una calorosa ovazione da parte del pubblico presente a Sydney. Forse anche grazie a questa spinta supplementare, Wawrinka ha saputo alzare ulteriormente il proprio livello, esprimendo il meglio del suo straordinario repertorio. Sì, contro un rivale - è giusto ricordarlo - che è tornato a competere dopo una pausa forzata di sette mesi, a causa di un infortunio al ginocchio destro. Ma che, al tempo stesso, in questo inizio di 2026 ha fatto registrare un bilancio di tre vittorie - comprese quelle prestigiose giunte contro Zverev e Fritz - e una sola sconfitta (nella combattutissima sfida con De Minaur). Insomma, Hurkacz - numero 6 del ranking ATP neanche un anno e mezzo fa - in questa settimana ha dimostrato di poter tornare una minaccia per chiunque. Stan, però, non è stato da meno.

E poco importa, in fondo, se nel terzo e decisivo parziale il rossocrociato non sia riuscito - nonostante due palle break procurate in apertura - ad avere la meglio. «Mi manca un po’ di fiducia in occasione dei punti chiave» - ha ammesso con sincerità al termine del match. È un peccato, certamente, ma i segnali - estremamente positivi - espressi in termini di gioco sono ben più importanti.

Il fisico risponde presente

All’alba della sua ultima stagione competitiva, e infranta ormai la soglia dei 40 anni, Wawrinka ha confermato con i fatti quanto andava dicendo in seguito all’annuncio dell’imminente ritiro. Che, come per l’appunto ha avuto modo di chiarire, non vuole essere una banale passerella per dire addio al circuito. «È nella mia natura da combattente - ha affermato l’elvetico - spingermi al limite». Stan intende ancora dare del filo da torcere ai migliori giocatori dell’ATP Tour e un’occasione, in questo senso, gli è stata fornita - sotto forma di wild card - in vista del prossimo Australian Open. Proprio Melbourne - laddove il vodese ha conquistato, nel 2014, il primo dei suoi tre titoli Slam - rappresenta una delle tappe più importanti della carriera. E nella sua 20. apparizione allo Slam «Down Under», Wawrinka è destinato a rivivere delle forti emozioni.

Chissà, poi, quanto potrà protrarsi il suo percorso australiano. Molto, logicamente, passerà dal sorteggio che si terrà nella notte tra mercoledì e giovedì. Quanto mostrato nell’intera United Cup, comunque, è assolutamente incoraggiante. A cominciare, ed è tutt’altro che scontato, da una tenuta fisica di tutto rispetto. Basti pensare alla sfida con Hurkacz, all’interno della quale Stan ha deliziato la platea con vincenti mozzafiato. Uno in particolare, a inizio terzo set, ha lasciato tutti attoniti. La specialità della casa: un surreale passante lungolinea di rovescio, colpito peraltro in precario equilibrio e da diversi metri dietro la linea di fondo. È vero, l’elvetico ha chiuso la competizione con 4 k.o. e 1 successo, ma ogni prestazione è stata di spessore. Soltanto Sebastian Baez, per intenderci, è riuscito a sconfiggerlo senza concedere nemmeno un set. Pure l’argentino, in ogni caso, ha dovuto sudare per più di un’ora e mezza. In totale - considerando il tempo speso sul campo anche negli impegni con Rinderknech; Cobolli; Bergs; Hurkacz - Wawrinka ha collezionato più di 12 ore di gioco nell’arco di 5 partite.

Ancora un saluto all’Australia

La passione per il tennis, lo sappiamo, di certo non gli manca. E la United Cup - competizione mista per Nazionali - ne è stato l’ennesimo esempio. Da buon capitano della Svizzera, Stan non si è affatto sottratto dal ruolo di motivatore anche per i propri compagni. Come d’altronde ha sempre fatto anche nelle apparizioni in Coppa Davis, il vodese si è confermato un perfetto uomo squadra. Il suo sostegno dalla panchina - con tanto di maglia dedicata a Bencic (ha stampato una foto della sangallese e la scritta «Belinda’s World) - non è mai venuto a mancare.

Così come, ne siamo certi, non mancherà il tifo nei suoi confronti ogniqualvolta metterà piede all’interno di uno stadio, forse per l’ultima volta. Il pubblico di Sydney, a tal proposito, ha già risposto presente. «Non potevo sognare un inizio migliore - ha commentato il vodese - è stata davvero una settimana incredibile, c’era un’atmosfera fantastica» A Melbourne, se possibile, il calore sarà ancor maggiore. Per quanto dimostrato in questi lunghi 25 anni di carriera, Stan se lo merita. E si meriterebbe, pure, almeno un’ultima gioia nel Major australiano. L’ultima vittoria, colta nella John Cain Arena, risale al 2021, quando al primo turno del torneo batté Pedro Sousa. I punti negli Slam sono evidentemente molto pesanti e un’eventuale affermazione, va da sé, lo aiuterebbe assai nell’ottica di rientrare - a 40 anni suonati - nella top 100. Ovvero il suo obiettivo finale.