«Voglio crescere ancora e spero nelle Olimpiadi»

Il Lugano riparte. O meglio, vuole ripartire da dove si era fermato, con le due vittorie contro Ajoie e Langnau. Chissà, forse sarebbe stato meglio continuare a giocare: «È sempre difficile rispondere a questa domanda – spiega Dario Simion -. Eravamo in un buon momento, però tirare un po’ il fiato fa anche bene. Siamo arrivati a fine anno in una buona posizione di classifica e questo è senza dubbio un punto da cui ripartire. Vogliamo però continuare a crescere, a concentrarci sul processo, facendo il meglio possibile durante questo mese di gennaio per arrivare in una buona posizione alla pausa olimpica».
Più costanza che ritmo
A Bienne si tratterà di ritrovare il più rapidamente possibile il ritmo partita: «Durante una pausa si perde sempre un po’ il ritmo delle sfide, ma ritengo che ci siamo allenati ad un buon livello durante questa sosta. Questo ci permetterà di riprendere bene anche a livello di partite. Comunque anche le altre squadre sono state in pausa e quindi siamo tutti sulla stessa barca. Il tour de force di gennaio? Non penso che cambierà qualcosa a livello di preparazione, anche nei mesi precedenti abbiamo disputato tante partite di fila e sappiamo che sarà una situazione molto simile».
Non teme insomma, Simion, di vedere all’opera un Lugano un po’ arrugginito: «Il modo in cui ci siamo allenati ci ha permesso di mantenere alto il livello di condizione fisica. Mentalmente, quando si rientra in partita, serve forse qualche cambio per ritrovare il ritmo, ma normalmente tutto succede molto rapidamente, soprattutto quando non si è reduci da un infortunio. Sono fiducioso, credo che la squadra ricomincerà a giocare come aveva finito. Più del ritmo, è importante ritrovare la costanza il più velocemente possibile. È chiaro, un buon inizio aiuta, ma è il lungo termine – i sessanta o più minuti della partita – che fanno la differenza».
Abbastanza soddisfatto
Per Simion, ad inizio del nuovo anno, è già tempo di tracciare un piccolo bilancio del suo ritorno in bianconero: «Sono piuttosto soddisfatto, in generale. Sapevo che non sarebbe stato facile: abbiamo avuto un inizio difficile, ma siamo rimasti positivi e uniti anche in questa situazione. Questo ci ha permesso di sviluppare il nostro gioco e di vincere tante partite di fila. Sono contento di come sia unita la squadra, di come tutti giochino l’uno per l’altro. Personalmente, penso di aver portato un grande apporto per quel che riguarda il gioco difensivo, ma non sono totalmente soddisfatto per quel che concerne la parte offensiva. Penso di poter dare di più, ma finché la squadra gira così bene tutto diventa relativo».
Non si accontenta, insomma, il ticinese: «Devo vincere più battaglie sotto porta. Conquistare più dischi e rimanere così più tempo in fase offensiva. Cerco di lavorare ogni giorno questi aspetti, in modo di aiutare la squadra a migliorare ulteriormente».Una squadra che si trova al quarto posto in classifica. Ma non c’è il rischio di montarsi la testa: «Dobbiamo procedere passo dopo passo. L’obiettivo l’abbiamo dichiarato fin dall’inizio, vogliamo tornare nei playoff e non importa come. Chiaramente essere tra le prime sei rappresenta un grande vantaggio e quindi cercheremo di fare il possibile per rimanere lì. Sappiamo altresì che non sarà facile, perché la classifica è strettissima. Dobbiamo mantenere la costanza che abbiamo costruito. Abbiamo imparato a gestire bene le emozioni, sia nel bene che nel male. Ciò che dicevo parlando di me – vincere più battaglie davanti alla porta avversaria – riguarda un po’ tutta la squadra. Sotto questo aspetto possiamo crescere».
Sognando Milano
A breve Patrick Fischer comunicherà la selezione che parteciperà alle Olimpiadi di Milano: «Ci spero, ovviamente. Pensavo che avremmo ricevuto una comunicazione entro fine anno, ma poi ci hanno detto che verremo informati entro il 6 gennaio. Indipendentemente se saremo convocati oppure no, chi fa parte del giro della nazionale riceverà una telefonata. La speranza c’è».Anche perché il primo impatto di Simion con i Giochi, A Pechino 2022, era stato traumatico: «Mi ricordo la camera dell’albergo. Ero risultato positivo al Covid-19 appena atterrato e ho trascorso undici giorni in una camera di albergo. Ho poi svolto un allenamento individuale e una partita in cui ho giocato cinque minuti. Brutti ricordi».
