Tecnologia e non solo: ai vertici del Dow Jones

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L’attuale situazione del mercato finanziario si presenta “stimolante” e caratterizzata da tendenze che, offrendo interessanti opportunità da sfruttare, richiedono al contempo un’attenta valutazione del rapporto rischio-rendimento. In realtà non è una fase nuova, ma la naturale evoluzione di movimenti pressochè unidirezionali e di lunga durata in cui, dopo periodi di scarsa volatilità, questa viene inevitabilmente a riapparire, senza peraltro che la tendenza positiva di fondo venga meno.
Il quadro può a prima vista apparire complesso ma, a ben guardare, offre spunti che l’investitore non dovrebbe trascurare, soprattutto per quanto riguarda il panorama statunitense.
A livello macroeconomico si registra una crescita economica sostenibile, un’inflazione sotto controllo, che non ha subito quei contraccolpi che molti paventavano all’indomani dell’introduzione delle tariffe e delle altre iniziative dell’Amministrazione Trump, tassi d’interesse che, al momento ancora appetibili, presentano spazi per una discesa ulteriore a beneficio del mercato azionario e dell’economia.
A livello aziendale la stagione degli utili ha indicato risultati prevalentemente positivi, talvolta anche al di sopra delle attese degli analisti, in molti comparti, anche al di là di quelli tecnologici, come nel caso del settore finanziario, manufatturiero e di varie tipologie di servizi.
E’ indubbio che il settore della tecnologia avanzata, con l’Intelligenza Artificiale e le attività ad essa connesse, continui a rappresentare l’elemento di traino principale del mercato azionario. Anzi, questa fase che il comparto attraversa può essere considerata una “seconda vita” ancor più interessante della prima, per diverse ragioni.
Anzitutto gli attori del comparto monetizzano progressivamente gli enormi investimenti effettuati nella fase precedente, generando flussi finanziari ancor più regolari e consistenti, che incidono favorevolmente sulla redditività e sul potenziale di crescita ulteriore.
Ancor più importante è, correlata alla considerazione precedente, quella che vede le nuove tecnologie avanzate estendersi ed applicarsi a settori economici e comparti aziendali sempre più estesi, dal manufacturing e l’energia ai servizi, dal medicale alla robotica, ai trasporti, dalla comunicazione all’amministrazione, per non dire del settore finanziario o di altre aree del terziario.
Ne consegue che la linea di demarcazione fra “vecchia” e “nuova” economia, high-tech e scenari tradizionali si fa sempre più labile ed indefinita, dando vita ad una sorta di “ibridazione” dai potenziali economici enormi e dalle linee di sviluppo oggi ancora imperscrutabili.
Ciò trova riflessi diretti anche in ambito finanziario, ad iniziare dai suoi indici principali di riferimento. E’ vero che, ad esempio, il NASDAQ è percepito come l’indice di riferimento del comparto americano high-tech per eccellenza; eppure, se osserviamo i titoli al vertice del “vecchio” indice Dow Jones, icona storica dell’economia USA, vi troviamo, accanto a JP Morgan e Amazon, anche Nvidia, Apple e Microsoft, star della tecnologia avanzata e protagonisti di questa “ibridazione”, nonché colossi finanziari quanto a capitalizzazione.
Parlare di Nvidia vuol dire citare un leader mondiale nel campo dei semiconduttori, protagonisti dei più avanzati progressi high-tech in tutti i settori, processori grafici, mobile computing, componenti automobilistici e multimediali. Apple è il marchio di Cupertino onnipresente nel mercato degli smartphone, dei computer e dei sistemi operativi di ogni genere. Microsoft è regina del software e dei sistemi per computer, ad iniziare da Windows e dai servizi cloud. Per Amazon la sua leadership nel commercio elettronico è indiscussa, mentre la società si apre a nuovi sistemi di consegna ed al settore medicale. Quanto a JP Morgan Chase, è la banca più grande del mondo, presente in ogni ramo dei servizi bancari universali, ed il suo CEO Jamie Dimon è uno dei banchieri più “illuminati” ed una delle voci più influenti di Wall Street.
Se questi titoli sono oggi costituenti dell’indice Dow Jones, specchio dell’economia tradizionale degli Stati Uniti, paniere di aziende industriali e finanziarie di lunga tradizione, non è tanto, e comunque non solo, per il loro ruolo determinante all’interno del megatrend tecnologico ed innovativo, ma proprio per il loro ruolo in un processo di ibridazione fra “vecchia” e nuova economia, fra tradizione ed innovazione, attraverso contributi quantitativamente e qualitativamente rilevanti, per una crescita che, a dispetto di molte aspettative, ha visto, nel primo anno del secondo mandato del Presidente Donald Trump, l’indice Dow Jones raggiungere nuovi massimi e generare rendimenti a doppia cifra.
STORICAMENTE LE AZIONI HANNO SOVVRAPERFORMATO TUTTE LE ALTRE ASSET CLASS

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