Zurich: nuova struttura sulla via della crescita

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E’ stata recentemente formalizzata la nuova struttura Zurich che interessa l’area di Bellinzona, Locarno e Lugano, presieduta dall’Agente Generale di Bellinzona Michele Panarelli.
“Non ho cambiato le mie funzioni” afferma Panarelli “così come restano immutate le linee-guida della nostra attività. Si amplia il numero delle persone e si trasforma l’assetto organizzativo. Oltre a Bellinzona e Biasca, ora a me fanno capo l’Agenzia Generale di Locarno e quella di Lugano, che fino a ieri era sdoppiata fra la sede del Centro e quella di Manno, le quali saranno integrate nel corso dell’anno e faranno capo congiuntamente a Lugano. L’obiettivo dell’evoluzione è quello di favorire integrazione e comunicazione massimizzando i vantaggi delle sinergie che si creano, ponendo a stretto contatto i responsabili commerciali, gli specialisti dei diversi rami e chi gestisce i sinistri, con evidenti vantaggi per il servizio alla clientela. L’ingranaggio è complesso ed avvicinando le diverse componenti si crea nuovo valore”.

Novità anche in campo tecnologico-informatico ? “Non particolarmente” aggiunge Panarelli “in quanto da questo profilo siamo già estremamente avanzati, con un plus assoluto nel campo delle pianificazioni previdenziali e finanziarie. Basti pensare che la nuova struttura verrà ad avere tre specialisti, a Lugano, Locarno e Bellinzona, oltre ad una “mente tattica” che elabora le pianificazioni. Penso che ciò non abbia eguali a livello ticinese. Ma se la tecnologia è certamente importante, vorrei sottolineare il ruolo dei nostri eventi specifici dedicati proprio al tema del prepensionamento, che raccolgono i nostri clienti oltre a quelli potenziali con cui la relazione è già avviata, e sottolineo altresì il successo che queste manifestazioni raccolgono. La tecnologia va integrata con il rapporto personale, altrimenti rimane un qualcosa di freddo e di vuoto”.
Assicurazione ed attualità, alle prese con uno scenario dominato da incertezze economiche, finanziarie, geopolitiche che in qualche modo toccano famiglie ed imprese. Quali i riflessi sul nostro mercato ? “Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ed a quanto certe Cassandre sarebbero portate ad affermare, un tale scenario, nel concreto della nostra attività, porta le persone ad acquisire maggiore consapevolezza, a “comprare” più sicurezza laddove possibile. Certo, il nostro osservatorio è forse privilegiato, in virtù del brand Zurich. Proponiamo polizze destinate a proteggere le persone stesse, le loro famiglie, i loro interessi. Per noi tutto questo ha un aspetto positivo, e non solo in termini di business in crescita. Il pubblico sta imparando l’arte del risk management e si dimostra mediamente molto più sensibilizzato rispetto ad un tempo”.
Si possono a questo riguardo intravedere differenze fra clientela privata ed aziendale, fra giovani e meno giovani ? “Non lo notiamo. Quando andiamo ad accendere questo “lumicino”, le risposte sono abbastanza univoche, per l’imprenditore come per le economie domestiche. Oggi, ad esempio, ad di là della protezione dei rischi, il tema dell’ottimizzazione fiscale è diventato importante per tutti, e se ne apprezza la validità soprattutto sul lungo termine. Quanto ai giovani, essi meritano forse una considerazione particolare. Anzitutto, contrariamente a quanto io stesso pensavo, la loro consapevolezza nei confronti dei rischi e del bisogno di sicurezza, anche in campo previdenziale, è aumentato. Quello che semmai è cambiato rispetto al passato ed alla percezione di chi è meno giovane, è l’arco temporale di riferimento. Mi riferisco al ruolo del lavoro ed alla sua posizione rispetto ai valori complessivi. Indubbiamente evoluzioni sociali, culturali, così come gli stessi mutamenti del mercato del lavoro hanno contribuito a questo spostamento di obiettivi. Il giovane di 20-25 anni, con un lavoro ed una famiglia, non ragiona in termini della fatidica scadenza del pensionamento dei 65 anni o addirittura oltre, ma i suoi termini sono più brevi, perché ambisce a finire prima di lavorare, pensa meno alla carriera e più ai suoi interessi extra-professionali”.
A livello professionale vi è però anche l’altra faccia della medaglia: chi non ha attuato soluzioni previdenziali per tempo e, con l’avvicinarsi dell’età del pensionamento, si sente scoperto e vuole correre ai ripari… “In questi casi le soluzioni sono difficili, salvo si abbia la disponibilità di somme importanti per riempire i vuoti previdenziali del passato. Ma vi sono purtroppo situazioni ancora più difficili, talvolta tragiche, per chi abbia coltivato l’illusione del potersi comunque arrangiare e perda ad un certo momento, di punto in bianco, la sicurezza del posto di lavoro. Spesso si tratta di persone con competenze professionali limitate, difficili da reinserire nel mercato, con oneri finanziari, ipoteche, figli agli studi. Ed il mercato del lavoro attuale non le favorisce”.
E poi vi è la posizione sfavorita della donna… “Sì, questo è un tasto dolente, tanto più a fronte di un divorzio, di un evento tragico. Sono solito dire che, in caso di divorzio, anche la famiglia relativamente agiata crea talvolta situazioni di povertà. Ma il discorso della donna, discriminata in termini retributivi e più debole in termini previdenziali, è ampio, tanto che a questo tema abbiamo dedicato degli eventi specifici di sensibilizzazione. La lacuna che penalizza la donna a livello economico, finanziario e previdenziale, è ancora enorme, nonostante la presenza delle tante associazioni che si occupano della questione, ma con scarsi risultati concreti, perché nella nostra società pare che si tratti ancora di un tabù, e la situazione di chi lavora part-time o della casalinga è particolarmente seria. Inoltre viene spesso trascurato un aspetto tutt’altro che marginale: per la donna la mancanza di indipendenza economica significa talvolta il dover accettare situazioni e relazioni non ottimali, che possono avere conseguenze “tossiche” se non traumatiche. E purtroppo si tratta di situazioni più comuni di quanto si pensi”.
E cosa dire, dal profilo assicurativo, dell’internazionalizzazione del nostro Cantone ? “Quando arrivano imprese e start-up straniere, dall’Est Europa o da altre aree, notiamo come siano sovente ignare del nostro contesto finanziario, pensionistico e previdenziale. Spesso coltivano l’idea che gli alti redditi si traducano automaticamente in laute pensioni, cosa che purtroppo non è. Diventa quindi anche nostro compito effettuare consulenze puntuali. Per le aziende che invece delocalizzano, diventa più difficile seguirle a causa delle limitazioni che ci vengono imposte nell’attività cross-border”.
Cosa c’è in conclusione nel futuro di Zurich Assicurazioni, in generale ed in Ticino ? “Siamo un brand rilevante, leader a livello internazionale anche a livello finanziario, per solidità, livello dei tanto citati ratios, ed immagine, tanto da poterci considerare una quasi-banca. Del resto l’assoggettamento alla FINMA ci sottopone alle stesse regole stringenti. Godiamo della fiducia di un’ampia base aziendale e familiare e cresciamo costantemente, anno dopo anno, grazie alla qualità dei nostri servizi e, in campo previdenziale, grazie ai nostri prodotti finanziari sempre adattati alle evoluzioni dei mercati. Cresciamo anche in Ticino: si parla delle aziende che lasciano, ma ve ne sono altre che arrivano, le imprese hanno saputo adattarsi anche nei momenti difficili e continuano a farlo, investendo. Vi sono innegabilmente aree di crisi, ma dal nostro osservatorio, il bilancio è comunque positivo. Sul piano della comunicazione Zurich opera a tutti i livelli, ora anche a quello internazionale quale sponsor della nazionale svizzera di calcio presente ai prossimi campionati mondiali. Operiamo a livello cantonale e locale con tante manifestazioni sportive, sociali, culturali, in cui allo scopo promozionale si unisce quello prioritario di mantenere il contatto con chi ci dà fiducia ed a cui garantiamo sicurezza. Perché in questo sta, al di là di ogni indice finanziario e dato di bilancio, il nostro più grande e prezioso patrimonio”.

