La perdita delle antiche certezze – Investire in un mondo nuovo

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Le trasformazioni nel potere geopolitico, l’intelligenza artificiale e il crescente debito pubblico stanno cambiando radicalmente le condizioni generali dei mercati dei capitali. Solo chi è disposto a mettere in discussione i modelli di pensiero tradizionali può investire con successo nel lungo periodo.
Un confine invisibile dove le vecchie leggi crollano: è con questa immagine che Mika Kastenholz, Global Head Investment Solutions presso LGT Private Banking, descrive la situazione sui mercati internazionali dei capitali. Il dottore in scienze naturali dell’ETH di Zurigo riprende il concetto di orizzonte degli eventi dall’astrofisica per illustrare un momento in cui le relazioni economiche a cui siamo abituati non valgono più. In fisica, l’orizzonte degli eventi indica il confine di un buco nero, oltre il quale nemmeno la luce riesce più a sfuggire alla gravità e i nostri attuali modelli fisici raggiungono i propri limiti. Trasponendo questo concetto al mondo finanziario, Kastenholz vede gli investitori in una fase di transizione simile, in cui le relazioni economiche del passato non possono più essere applicate in modo affidabile al futuro. «La sfida più grande per gli investitori oggi non è la volatilità, ma il fatto che molte dinamiche degli ultimi decenni non possono più venir date per scontate», dice.
Secondo Kastenholz, in particolare cinque aree tematiche hanno determinato il cambiamento strutturale: geopolitica, cambiamenti sociali, debito pubblico, cambiamento climatico e intelligenza artificiale. Al primo posto c’è l’assetto del potere internazionale. «La storia è a un nuovo punto zero, con il nostro ordine economico neoliberista che si sta trasformando», dice Kastenholz. Risulta evidente da fattori come la guerra in Europa, l’instabilità in Medio Oriente e la volontà della Cina di competere consapevolmente con gli Stati Uniti. Stanno nascendo nuove alleanze, mentre le fondamenta del mondo globalizzato sono sempre più sotto pressione. Anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha intitolato le sue ultime prospettive economiche «Global Economy in the Shadow of War» e ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita economica mondiale.
Per orientarsi in un contesto incerto, è utile guardare alle costanti storiche. Nella gestione patrimoniale, LGT attinge all’esperienza maturata nel corso di generazioni dalla famiglia principesca del Liechtenstein. «Se una famiglia è riuscita a sopravvivere con successo a oltre 900 anni di storia europea, non è un caso», dice Kastenholz. Un principio fondamentale è il ragionamento strategico coerente per i vari scenari: invece di puntare su un determinato andamento, bisogna prepararsi a diverse possibilità di sviluppo futuro. Chi ha pronte delle opzioni d’azione diversificate, viene colto meno di sorpresa dai repentini cambiamenti sui mercati.
Secondo la valutazione dell’esperto finanziario - che vive a Hong Kong - alle turbolenze geopolitiche si aggiungono gli sviluppi sociali: una crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni su cui si basano le democrazie occidentali. Un altro fattore di stress è l’elevato debito pubblico a livello mondiale. Fin dai tempi di Alan Greenspan, il sistema finanziario ha cercato di anticipare al presente i consumi futuri mantenendo i tassi d’interesse costantemente bassi. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi degli asset è stato sempre più visto come una fonte aggiuntiva di crescita. Kastenholz guarda a questo modello con occhio critico: «Un sistema che sposta i consumi del futuro al presente grazie al denaro a basso costo non può funzionare per sempre». Se i tassi d’interesse e l’inflazione salgono, mentre il debito pubblico continua ad aumentare, questo modello è destinato a raggiungere i suoi limiti. «Non stiamo vivendo un normale ciclo economico, ma una fase di cambiamenti strutturali che influenzano in egual misura la politica, l’economia e i mercati dei capitali», dice Kastenholz.
L'intelligenza artificiale come punto di svolta
Per Kastenholz, la forza trainante più dinamica di questo cambiamento epocale è l’intelligenza artificiale. L’esperto, che ha anche un dottorato in fisica, all’inizio era scettico perché, secondo lui, i modelli linguistici alla base erano strutturati in modo relativamente semplice. Contrariamente alle sue aspettative, però, i sistemi stanno diventando sempre più potenti con l’aumentare della quantità di dati forniti – arrivando attualmente ad agire anche in ambiti tecnicamente complessi come la programmazione o la matematica. Al momento nessuno è riuscito a spiegare in modo convincente il cosiddetto effetto di scalabilità: in teoria, l’utilità dei dati di addestramento aggiuntivi dovrebbe appiattirsi col tempo; finora, però, non si è osservato nulla del genere. Kastenholz vede però proprio in questo il motivo per cui anche i modelli di previsione più sofisticati perdono di significatività, soprattutto quando i dati cambiano nel tempo. Infatti, le IA riconoscono in modo affidabile solo gli schemi che si sono già verificati in passato. Per l’andamento dei mercati finanziari, però, non c’è un chiaro modello storico di riferimento. Di conseguenza, questi modelli non possono anticiparne l’evoluzione futura. «Qui serve una persona che rifletta in modo creativo su come potrebbe essere il futuro», dice Kastenholz. La svolta dell’intelligenza artificiale, da un lato, aumenterà la produttività, ma dall’altro innescherà profondi cambiamenti sociali. Tutto questo dimostra che «le relazioni macroeconomiche a cui eravamo abituati in passato non funzioneranno più allo stesso modo».
Al contempo, Kastenholz mette in guardia dal considerare l’intelligenza artificiale come un’opportunità senza fare un’analisi critica, visto che rappresenta anche uno strumento nella lotta di potere geopolitica, ad esempio attraverso restrizioni alle esportazioni di chip ad alte prestazioni. «Se limiti l’accesso alla tecnologia, alla fine ti danneggi da solo creando un monopolio», dice. Misure del genere sono in fin dei conti un gioco a somma zero e vanno a discapito di tutte le parti coinvolte.

Alla ricerca del rendimento di domani
Secondo Kastenholz, per i portafogli classici la formazione di blocchi geopolitici, l’elevato debito pubblico e la trasformazione tecnologica creano un contesto difficile. Un crollo come quello della crisi finanziaria del 2008 è uno scenario del tutto realistico. «La volatilità non è più un’eccezione, ma una realtà ricorrente», dice.
Il pericolo maggiore, al momento, sta nel dare per scontato che i mercati e le economie tornino sempre ai loro valori medi storici. «Chi si aggrappa alle vecchie convinzioni subirà delle perdite», dice Kastenholz. Una strategia puramente «buy-and-hold» basata su indici di mercato ampiamente diversificati non basta in un mondo sempre più frammentato. Ciò che serve, invece, sono capacità di adattamento, una revisione regolare del portafoglio e la disponibilità a prendere in considerazione diversi scenari e a includere nuove classi di investimento. Kastenholz vede opportunità soprattutto nei settori dell’energia, dell’intelligenza artificiale e della sanità. Proprio lì il potenziale è grande, perché la popolazione sta invecchiando e l’intelligenza artificiale potrebbe anche accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci. Chi tiene conto di queste tendenze a lungo termine nel proprio portafoglio potrà ottenere rendimenti interessanti anche in futuro.
«Chi vuole investire con successo nel lungo periodo deve essere disposto a mettere in discussione i modelli di pensiero consolidati e a riconsiderare gli sviluppi globali.»
Guardando alla seconda metà dell’anno, Kastenholz fa riferimento alle imminenti elezioni del Congresso statunitense a novembre. Secondo lui, paradossalmente, per i mercati finanziari il maggiore fattore di incertezza non sarebbe una vittoria dei Democratici, ma una vittoria dei Repubblicani. Secondo lui, un successo dei Democratici porterebbe inizialmente a una situazione di stallo politico, perché il presidente sarebbe più limitato sul fronte interno – uno scenario che i mercati potrebbero tendere a considerare stabilizzante. Se invece Trump venisse confermato da un successo elettorale repubblicano, potrebbe portare avanti la sua agenda geopolitica con minore resistenza interna. Allo stesso tempo, Kastenholz precisa che Trump potrebbe – sulla scia della politica estera di Richard Nixon e Henry Kissinger – cercare di avvicinarsi strategicamente alla Cina. «Anche se non sono sicuro che il presidente cinese Xi accoglierebbe questo tentativo senza riserve», aggiunge.
Finché non si definirà la rotta politica, la gamma di possibili sviluppi sui mercati finanziari nella seconda metà dell’anno rimarrà ampia – sia in termini di rischi che di opportunità. Per Kastenholz, però, più grande di questa stessa incertezza è la preoccupazione che la politica e la società non siano affatto preparate ad affrontarla. Il successo degli investimenti a lungo termine presuppone, in definitiva, l’accettazione imparziale delle mutate condizioni quadro: «Chi vuole investire con successo a lungo termine deve essere pronto a mettere in discussione i modelli di pensiero consolidati e a riconsiderare gli sviluppi globali», riassume lo stratega degli investimenti.

