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PKB PRIVATE BANK SA. Performance e processo: quando i risultati nascono da un modello d’investimento sinergico

Quando si parla di investimenti, alla fine il cliente guarda soprattutto una cosa: il risultato.
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24.09.2026 04:00

Contenuto pubblicato su mandato del partner inserzionista, che ne assume la responsabilità redazionale.

Quando si parla di investimenti, alla fine il cliente guarda soprattutto una cosa: il risultato. Ma un buon risultato, da solo, non basta. La domanda importante è capire come sia stato ottenuto e se dietro ci sia un metodo che possa funzionare nel tempo.

È con questo obiettivo che, nell’ottobre 2024, PKB Private Bank ha riorganizzato la propria attività di gestione degli investimenti all’interno dell’area di Group Wealth Solutions, mettendo maggiormente in relazione chi analizza i mercati, chi decide come investire e chi costruisce concretamente i portafogli dei clienti.

Il 2025 ha dato una prima conferma della bontà del nuovo assetto. Il 2026 sta continuando nella stessa direzione. Al  4 settembre, infatti, i portafogli bilanciati registravano da inizio anno, al netto delle commissioni, una performance di circa +9% in euro e +7,5% in franchi svizzeri, oltre il 3% superiore alla media dei gestori patrimoniali rilevata da Performance Watcher.

Un risultato significativo, soprattutto considerando un anno nel quale mercati, tassi d’interesse e prospettive economiche sono cambiati più volte e anche molto rapidamente.

«La performance è naturalmente il risultato che il cliente vede per primo, ma per noi è soprattutto la conseguenza di un modello organizzativo e decisionale», osserva Alfonso Rivolta, Group Head Wealth Solutions di PKB. «Negli ultimi due anni abbiamo lavorato molto sulla qualità del processo: chiarezza delle responsabilità, confronto strutturato tra competenze diverse, coerenza tra view d’investimento e costruzione dei portafogli, rapidità di esecuzione e controllo continuo. L’obiettivo non è indovinare il prossimo movimento di mercato, ma aumentare la probabilità di prendere buone decisioni con continuità. Inoltre, per un istituto finanziario come il nostro, attento all'innovazione e all'integrazione di nuove metodologie di lavoro a beneficio dei clienti, mantenere un approccio flessibile e proattivo ci consente di adattarci tempestivamente ai continui cambiamenti del mercato».

Capire cosa sta succedendo

Il primo compito è cercare di capire dove stiano andando economia e mercati, senza tuttavia pensare che una previsione possa essere valida per sempre.

«Il 2026 ci ha ricordato quanto rapidamente possano cambiare, letteralmente nel giro di un week-end, le aspettative su crescita, inflazione e politiche monetarie», spiega Loris Centola, Chief Investment Officer di PKB. «In questo contesto è essenziale costruire una visione di mercato bilanciata ma con esposizioni convinte e chiare. Il nostro processo parte da uno scenario centrale, ma lavora sistematicamente anche su visioni alternative e sui rischi che potrebbero invalidarlo».

In altre parole, bisogna avere una direzione chiara, restando pronti a cambiarla quando mutano i fatti. I dati economici, l’andamento dei mercati e il valore delle diverse opportunità vengono quindi riesaminati continuamente.

«In questo ciclo continuo e virtuoso, non cerchiamo una previsione perfetta», aggiunge Centola, «Cerchiamo una view robusta per guidare l’allocazione, che resti al tempo stesso flessibile per essere modificata quando i fatti cambiano».

Trasformare le idee in portafogli

Capire i mercati, però, è solo metà del lavoro. Poi bisogna decidere quanto investire, dove farlo e con quali strumenti.

«Tra una buona idea d’investimento e un buon risultato per il cliente c’è tutto il lavoro di implementazione», spiega Raimondo Morandi, Head of Portfolio Management. «Occorre stabilire il peso delle singole convinzioni, diversificare le fonti di rischio, scegliere gli strumenti più efficienti e verificare costantemente che il portafoglio si comporti come previsto».

È un lavoro nel quale conta molto anche evitare gli eccessi. Una buona idea non deve necessariamente diventare una grande scommessa.

«Una delle lezioni più importanti è che non tutte le idee corrette devono diventare grandi posizioni», prosegue Morandi. «La gestione del rischio non serve soltanto a proteggere nei momenti difficili: serve anche a rendere sostenibile nel tempo il processo d’investimento».

Il principio è semplice: chi studia i mercati, chi decide la strategia e chi costruisce i portafogli devono lavorare insieme, ma mantenendo responsabilità chiare e controlli precisi.

I risultati del 2025 e del 2026 vengono quindi letti da PKB non soltanto come buone performance, ma anche come una conferma del lavoro fatto negli ultimi due anni.

«Un anno positivo può dipendere anche da condizioni favorevoli», conclude Rivolta. «Quando però il risultato si accompagna a un processo più solido, a responsabilità più chiare e a una maggiore capacità di reagire ai cambiamenti, allora assume un significato diverso. È quello che stiamo cercando di costruire: non una fabbrica di previsioni, ma una piattaforma d’investimento capace di mettere insieme competenze, metodo e accountability nell’interesse del cliente».

Per il cliente, tutto questo dovrebbe tradursi in qualcosa di molto concreto: sapere che le decisioni sul proprio patrimonio non dipendono dalla singola intuizione del momento, ma da un gruppo di professionisti che analizza, discute, decide e controlla, lavorando costantemente in sinergia.

In definitiva, ciò che conta sono i numeri. Tuttavia, dietro a risultati concreti deve esserci sempre un metodo di lavoro solido e affidabile.