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E Luce fu: Ferrari cambia tutto con la sua prima elettrica

La prima Ferrari elettrica, la prima a cinque posti e forse una delle più radicali mai nate a Maranello: siamo stati a Roma per l’anteprima di Luce, la vettura che prova a dimostrare come innovare non significhi rinunciare alla propria identità
Mattia Sacchi
25.05.2026 22:37

Quando i Radiohead decisero di allontanarsi dalle sonorità brit rock che li avevano resi celebri per avvicinarsi all’elettronica, una parte del pubblico reagì con diffidenza. Alcuni parlarono di tradimento, altri dissero che avevano perso la loro anima. Poi arrivò quel capolavoro di Kid A, e quella che inizialmente sembrava una deviazione diventò uno dei passaggi più discussi ma anche più influenti della musica contemporanea.

No, non avete cliccato sull'articolo sbagliato. Poche ore prima della presentazione ufficiale di Ferrari Luce, un dirigente della Casa di Maranello ci ha raccontato proprio questo episodio. Apparentemente una parentesi lontana dal mondo dell’automobile. In realtà forse il modo migliore per spiegare ciò che Ferrari si prepara ad affrontare.

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Perché la prima Ferrari elettrica farà discutere, tanto. Probabilmente era inevitabile. E forse a Maranello lo sanno bene. Luce rappresenta qualcosa che il Cavallino non aveva mai fatto prima. D'altronde lo diceva anche il saggio, o meglio, il fu presidente americano Thomas Jefferson: per ottenere qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto. Ed è esattamente quello che Ferrari ha deciso di fare.

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La scelta di Roma per la presentazione non appare casuale. Ferrari è tornata nella città dove nel 1947 ottenne la sua prima vittoria ufficiale con la 125 S, ma lo ha fatto scegliendo una cornice particolare: la Vela di Calatrava. L’opera dell’architetto spagnolo, con la sua enorme struttura bianca fatta di nervature, aperture e linee sospese, sembra quasi cambiare aspetto a seconda della luce che la attraversa. Non è un edificio che impone una forma unica, ma uno spazio che vive di riflessi, ombre e trasparenze. Ferrari ha scelto un luogo che in fondo sembra condividere con la Luce la stessa idea: non nascondere la tecnologia, ma integrarla all’interno di qualcosa che appare quasi naturale.

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Eppure, a un primo sguardo, Luce può anche spiazzare. Non a caso durante la presentazione il suo design è stato accostato ad alcuni grandi capolavori del design industriale italiano, oggetti che al momento della loro nascita apparivano quasi estranei rispetto a ciò che esisteva prima e che solo successivamente sono diventati riferimenti assoluti.

Non cerca l’aggressività visiva di certe supercar. Non punta su linee esasperate: a un occhio poco attento potrebbe neanche sembrare una Ferrari. Sembra piuttosto un oggetto scolpito, costruito eliminando il superfluo. Al centro del progetto c’è quella che Ferrari definisce glass house, una grande superficie vetrata che avvolge l’abitacolo come una sorta di guscio continuo e che si estende molto più in basso rispetto a quanto accade normalmente su una vettura. Attorno a questo nucleo sembrano poi fluttuare gli altri elementi della carrozzeria, dalle ali sospese anteriori e posteriori alle superfici aerodinamiche che dialogano con il corpo centrale.

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La tecnologia è ovunque, ma sembra quasi non voler essere vista. Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più sorprendenti. Dietro quella apparente semplicità si nascondono oltre cinque anni di sviluppo, circa seimila simulazioni CFD e centinaia di ore di galleria del vento per arrivare alla Ferrari stradale con il coefficiente aerodinamico più basso nella storia della Casa di Maranello. Anche dettagli che potrebbero sembrare puramente estetici svolgono funzioni estremamente precise: le ali sospese all’anteriore e al posteriore gestiscono i flussi aerodinamici, mentre griglie attive e sospensioni intelligenti collaborano per modificare l’assetto della vettura e massimizzare l’efficienza.

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La sensazione, osservandola da vicino, è che a Maranello non abbiano progettato una Ferrari tradizionale alimentata da batterie, ma una Ferrari resa possibile proprio dall’elettrico. La differenza può sembrare sottile, ma cambia completamente il punto di partenza. Luce nasce infatti su un’architettura sviluppata da un foglio bianco e costruita attorno a quattro motori elettrici indipendenti, quattro sospensioni attive elettricamente attuate e quattro ruote sterzanti che lavorano in sinergia.

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«Con Ferrari Luce ridefiniamo ancora una volta i limiti del possibile. Oggi non presentiamo soltanto una nuova vettura, ma inauguriamo un capitolo che trasforma la nostra visione in realtà», ha spiegato durante la presentazione il presidente John Elkann. Anche il CEO del Cavallino Benedetto Vigna ha insistito sul fatto che Ferrari non stia cercando di sostituire qualcosa, ma di ampliare le possibilità: «Non ci siamo limitati a innovare nella motorizzazione, ma con Luce abbiamo inaugurato un vero e proprio segmento di gamma».

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Lo si percepisce anche entrando nell’abitacolo. L’impressione iniziale è quella di uno spazio sorprendentemente ampio e luminoso. Le superfici sono pulite, i volumi essenziali, il tablet centrale integrato con discrezione e i materiali spaziano dall’alluminio riciclato al vetro fino alla pelle lavorata con una cura quasi maniacale. Ma ciò che colpisce davvero è che Ferrari non abbia seguito la strada della digitalizzazione assoluta.

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Nel momento in cui tutto sembra orientato verso il touchscreen, ricompaiono infatti elementi fisici: pulsanti, levette, selettori e palette meccaniche che restituiscono un contatto diretto con la vettura. Analogico ed elettronico convivono continuamente. Il multigraph integra tradizione e tecnologia, con l'orologio che può trasformarsi in cronografo o bussola, mentre le informazioni vengono organizzate su più livelli.

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È una filosofia che Ferrari porta anche nell’esperienza di guida. Per questo la Casa di Maranello ha introdotto un sistema che consente al pilota di intervenire direttamente sulla gestione della coppia e sul recupero energetico attraverso le palette al volante. Non si tratta di simulare un cambio tradizionale, ma di creare un nuovo linguaggio di guida in cui l’accelerazione viene costruita progressivamente e il pilota mantiene un ruolo attivo nel dialogo con la vettura.

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Anche il suono segue una logica molto vicina a questa. E qui il collegamento con i Radiohead ritorna quasi inevitabilmente. Se una rivoluzione musicale aveva scelto l’elettronica senza rinunciare alla propria identità, Ferrari ha provato a percorrere una strada analoga con la voce della sua prima elettrica. La Casa non voleva realizzare una copia sintetica di un V8 o di un V12 e non ha cercato scorciatoie artificiali. La soluzione scelta è stata diversa: un accelerometro installato sugli assali cattura le vibrazioni generate naturalmente dalla meccanica elettrica e le trasforma in una firma sonora che ricorda quasi il funzionamento di una chitarra elettrica. Del resto una chitarra non crea un suono dal nulla: prende qualcosa che già esiste, lo amplifica, lo modella e gli dà carattere. Anche per Ferrari Luce il principio è lo stesso. Non si tratta di un rumore registrato né di una simulazione costruita a tavolino, ma di qualcosa che nasce realmente dal funzionamento dell’auto e che cambia continuamente in base al rapporto tra strada, pilota e motopropulsore.

Durante la serata di presentazione una scena mostrata nel video ufficiale ha strappato qualche sorriso. I due piloti ferraristi in F1 Leclerc e Hamilton erano insieme in pista, ripresi da una telecamera interna durante una sessione al limite, e a un certo punto il pilota monegasco mostrava un’espressione che sembrava più vicina allo spavento che all’entusiasmo. Avrebbe potuto sembrare una scena costruita: ebbene, non lo era. Durante una conversazione informale, un dirigente Ferrari ci ha raccontato che quella reazione era assolutamente autentica. Portata davvero al limite, la Luce riesce infatti a sorprendere anche chi vive di velocità.

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I numeri spiegano bene il motivo: 1050 cavalli, quattro motori indipendenti, uno scatto da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi, da 0 a 200 in 6,8 secondi e oltre 310 km/h di velocità massima. Ma la vera sfida non era raggiungere prestazioni estreme. Quella probabilmente sarebbe stata la parte più semplice. L’obiettivo era riuscire a mantenerle nel tempo, permettendo alla vettura di tornare in pista, spingere ancora e continuare a offrire la stessa esperienza anche nell’utilizzo più intenso.

Anche la serata romana sembrava seguire la stessa logica. Tra i protagonisti c’era infatti Massimo Bottura, da sempre appassionato Ferrari, che ha proposto una reinterpretazione dei grandi classici della cucina modenese. Una cucina che prende qualcosa di profondamente tradizionale, come i tortellini, e lo porta altrove senza cancellarne l’identità, trasformando ricordi e sapori in qualcosa di nuovo.

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In fondo sembra la stessa operazione che Ferrari prova a fare con Luce. Questa vettura non nasce per sostituire qualcosa né per dichiarare conclusa l’epoca dei motori termici. Non è la Ferrari che spegne il passato, ma quella che prova ad accendere il futuro. Se riuscirà davvero nell’impresa lo dirà il tempo, anche perché per vederla sulle strade, anche quelle svizzere, dovremo aspettare almeno fino a fine anno. Di una cosa però si può essere quasi certi: da stasera la prima Ferrari elettrica accenderà gli animi degli appassionati, dividendo, entusiasmando e facendo discutere tra i puristi e chi invece ama l'innovazione. Del resto, le rivoluzioni più importanti hanno (quasi sempre) cominciato così.

Ferrari Luce – Numeri chiave
Motorizzazione
4 motori elettrici indipendenti (uno per ruota)
Potenza massima
1050 CV (772 kW)
Coppia massima alle ruote
11.150 Nm
Trazione
Integrale elettrica con torque vectoring
0-100 km/h
2,5 secondi
0-200 km/h
6,8 secondi
Velocità massima
Oltre 310 km/h
Autonomia stimata
Oltre 530 km
Batteria
122 kWh – architettura 800 V
Ricarica rapida
Fino a 350 kW
Recupero energia
Fino a 500 kW
Numero posti
5
Porte
4
Peso
2260 kg
Distribuzione pesi
47% anteriore – 53% posteriore
Cerchi
23" anteriori – 24" posteriori
Volume bagagliaio
597 litri
Sospensioni
Attive elettronicamente su quattro ruote
Sterzo
Quattro ruote sterzanti indipendenti
Audio
21 altoparlanti, 3000 W
Launch Control
Potenza extra fino a 770 kW