Orologi

Arriva il Royal Oak di Swatch? «Preparatevi a code più lunghe del MoonSwatch». E quelle parole di Hayek...

Dalla maison di Bienne parlano di «lancio epocale»: tutti gli indizi portano alla collaborazione con Audermars Piguet - E se il CEO di Swatch avesse anticipato tutto al Corriere del Ticino?
Mattia Sacchi
06.05.2026 22:20

Prepariamoci di nuovo alle code chilometriche davanti alle boutique Swatch. Anzi, secondo alcune fonti interne, potrebbero addirittura essere più lunghe di quelle viste nel 2022 per il lancio del MoonSwatch. «Arriveranno fino a Chiasso, vedrete», scherza (ma non troppo) un collaboratore. Altro che Sistem51, storico movimento di Swatch, Bienne sembra diventata l'Area 51, con la maggior parte dei nostri contatti che ha smesso di rispondere al telefono, la segretezza è massima, con il progetto conosciuto solo da una cerchia ristrettissima di persone.

C’è poi una parola che negli ultimi giorni sta facendo impazzire collezionisti, appassionati e addetti ai lavori: «Royal». È comparsa in una serie di teaser firmati Swatch, accompagnata da una grafica che, per molti, non lascia spazio a grandi dubbi. Il carattere tipografico richiama infatti in modo evidente quello utilizzato da Audemars Piguet per il Royal Oak, uno degli orologi più iconici e desiderati dell’intera storia dell’orologeria contemporanea. Secondo quanto abbiamo potuto apprendere, l’annuncio ufficiale sarebbe atteso a breve, ancora prima del 16 maggio, data del lancio commerciale. 

E nel mondo degli orologi, si sa, certi dettagli non sono mai casuali. Soprattutto quando si parla di un gruppo come Swatch, che ha costruito gran parte della propria forza sulla capacità di trasformare idee apparentemente impossibili in fenomeni culturali globali.

L’ipotesi che sta incendiando forum e social è quindi una sola: Swatch potrebbe essere pronta a lanciare una reinterpretazione «pop» del Royal Oak, sulla scia di quanto fatto nel 2022 con il MoonSwatch nato dalla collaborazione con Omega. Un’operazione che all’epoca rivoluzionò il settore, creando code chilometriche fuori dalle boutique, fenomeni di rivendita immediata e un’ondata di attenzione mediatica raramente vista nell’orologeria moderna.

Anche perché l’idea che Swatch potesse iniziare a collaborare anche con marchi esterni al gruppo circola da tempo. Già nel 2024, intervistato dal Corriere del Ticino, Nick Hayek aveva lasciato intendere che il fenomeno MoonSwatch poteva rappresentare soltanto l’inizio di qualcosa di più grande:

«Trovo che questa sia un’opportunità per tutta l’industria svizzera di esaltare la propria eccellenza nell’innovazione, non escludo che altri grandi brand possano fare qualcosa di simile in futuro. Alcuni hanno bussato alla nostra porta, vediamo se ci saranno le condizioni».

Riletta oggi, quella frase appare quasi programmatica. E la possibile apertura verso Audemars Piguet, per quanto clamorosa, non sarebbe nemmeno così assurda come potrebbe sembrare a prima vista.

Audemars Piguet infatti non appartiene a Swatch Group, ma i rapporti tra le due realtà sono storicamente buoni. Negli anni, il gruppo guidato da Hayek ha sviluppato e brevettato componenti e soluzioni tecniche utilizzate anche da AP, segno di una collaborazione industriale e di una fiducia reciproca già esistente dietro le quinte dell’alta orologeria svizzera. Non a caso nei primi teaser sono state mostrate delle piccole parti di movimento di orologi, non è da escludere quindi che siano proprio quelle che hanno cementificato la collaborazione e i rapporti tra i due gruppi.

Anche per questo, una partnership di questo tipo sarebbe meno improbabile di quanto il pubblico possa immaginare. Certo, resta da capire cosa verrà realmente presentato. Potrebbe trattarsi di un orologio completo, di una capsule collection, oppure di qualcosa di ancora diverso. Ma la scelta della parola «Royal», il tono della campagna e il silenzio quasi teatrale attorno all’operazione sembrano indicare una precisa volontà di creare attesa.

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