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Orologi

Vario, quando il design detta il tempo: «Amo il vintage, ma lo porto nel presente»

Dal VERSA premiato all’iF Design Award alla costruzione di un’identità riconoscibile tra gli appassionati, il microbrand di Singapore è diventata una delle realtà più interessanti dell'orologeria - Il fondatore Ivan Chua: «Un buon design non deve essere per forza costoso»
Mattia Sacchi
04.04.2026 11:49

C’è qualcosa di immediatamente riconoscibile nel Vario Versa. Non tanto per una complicazione inedita o per una tecnica rivoluzionaria, quanto per una scelta più rara: quella di costruire un oggetto con un’identità precisa, senza compromessi. Un orologio che si gira, letteralmente, mostrando due volti e due fusi orari, ma che in realtà racconta molto di più di una funzione.

L’idea nasce da un gesto quasi istintivo, che affonda le radici nella passione prima ancora che nel mercato. «Ammiravo il design del Reverso di Jaeger-LeCoultre e del Cartier Tank, ma non ero pronto a spendere così tanto per un orologio», racconta Ivan Chua, fondatore di Vario. «Così ho deciso di disegnarne uno mio». Da lì, un lavoro di ricerca quasi ossessivo, tra brevetti e meccanismi esistenti, fino a trovare una strada propria.

Perché il rischio, quando si entra in territori così codificati, è sempre quello della citazione fine a sé stessa. Il VERSA evita questo scoglio muovendosi su un equilibrio sottile tra omaggio e reinterpretazione. «Prendo spunto da certi design, ma li rielaboro con una mia visione, quindi non sono repliche. Anche il funzionamento del meccanismo è diverso rispetto a quello del Reverso».

La scelta tecnica segue la stessa logica pragmatica: due movimenti al quarzo svizzeri indipendenti, due quadranti, due vetri zaffiro. «Era la soluzione più sottile e accessibile. Due movimenti, due set di lancette, due cristalli: tutto in un unico orologio». Una costruzione che, oltre alla versatilità estetica, consente anche una lettura reale del doppio fuso, senza compromessi — inclusi quelli meno convenzionali.

Non stupisce quindi che il progetto abbia attirato l’attenzione anche fuori dalla nicchia, fino a vincere l’iF Design Award 2025. Un riconoscimento importante, ma che Ivan ridimensiona con lucidità: «In passato ho già vinto premi come motion designer, quindi non li considero fondamentali, anche se ovviamente fanno piacere. È stato più che altro il design del VERSA, abbastanza unico, a spingermi a provarci. Ma per me è più importante che piaccia agli appassionati che ai giurati».

Il cuore del progetto resta infatti il design, e in particolare una certa idea di eleganza che guarda indietro per andare avanti. Il riferimento è lo Streamline Moderne, evoluzione più fluida e funzionale dell’Art Déco. «Amo il design vintage e vorrei riportarlo in auge. Ho molti orologi degli anni ’20, ’30 e ’40, ed è un periodo che mi affascina profondamente».

È qui che si inserisce il discorso più ampio su Vario, marchio indipendente nato a Singapore e oggi sempre più presente tra gli appassionati che cercano qualcosa di diverso. Non un’alternativa “economica” nel senso riduttivo del termine, ma un modo diverso di intendere l’orologio: più diretto, meno costruito. «I design sono vintage, ma aggiorniamo alcuni elementi per renderli contemporanei. Cerchiamo di collegare il passato al presente, sperando che siano poi i clienti a portarli nel futuro».

Una filosofia che si riflette anche nella produzione, volutamente contenuta e controllata. «Gli orologi vengono ispezionati una prima volta in fabbrica e poi di nuovo da noi, a Singapore, per assicurarci che tutto funzioni come deve. È un modo per dare maggiore fiducia al cliente».

In un mercato sempre più affollato di microbrand, la sfida è evidente. Ma proprio la dimensione ridotta può diventare un vantaggio. «Essere un team piccolo ci permette di essere più agili e di prenderci rischi maggiori sul design. Dall’altra parte, non abbiamo i budget di marketing delle grandi aziende».

E poi c’è la questione del posizionamento, inevitabilmente delicata quando si parla di orologeria e, soprattutto alle nostre latitudini, quando si guarda alla Svizzera. «Ho sempre pensato che un buon design non debba per forza essere costoso. Molti marchi svizzeri stanno aumentando i prezzi e il consumatore medio si sente escluso. I microbrand stanno colmando questo vuoto».

È proprio in questo spazio che Vario si sta ritagliando una nicchia sempre più definita: appassionati che cercano qualità, coerenza e un’idea chiara dietro al prodotto. Senza fronzoli, senza storytelling costruiti a tavolino, ma con un approccio quasi essenziale: mettere l’orologio al centro.

Il VERSA, in questo senso, è più di un modello. È una dichiarazione di intenti. Un oggetto che unisce due anime — estetica e funzione — e che riflette perfettamente l’identità di un marchio in crescita.

Guardando avanti, la direzione resta coerente. «Continueremo a creare orologi ispirati al vintage, introducendo piccole innovazioni quando possibile. Negli ultimi dieci anni abbiamo utilizzato perlopiù movimenti giapponesi, ma nei prossimi dieci inizieremo a aumentare anche l'utilizzo di movimenti svizzeri».

Un’evoluzione naturale, senza strappi. Perché, come dimostra il VERSA, a volte non serve reinventare tutto: basta sapere esattamente cosa si vuole fare — e farlo bene.

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